Tra Schopenhauer e i Muse: l’uomo non riesce a vedere il reale

L’uomo razionale è condannato a guardare la realtà del mondo attraverso un velo di illusioni oppure un muro di virtualità.

In Blockades, i Muse raccontano il disagio esistenziale di chi si trova incastrato in un labirinto virtuale, che gli offusca la visione della realtà fisica, esente dalle costruzioni artificiali.

La reazione istintiva è l’ultimo tentativo di ribellione

Registrato tra il 2017 e il 2018, il singolo Blockades dei Muse, viene rilasciato nel luglio 2018. Appartiene all’ album Simulation theory, il cui eloquente titolo inizia già a creare le atmosfere misteriose di un mondo virtuale, fatto di fantasia e logica. L’album sarà descritto dagli stessi componenti della band come la conseguenza di varie ispirazioni, tra cui il Burning Man Festival e i videogiochi. Ad attrarre verso questi argomenti, sono state alcune considerazioni esposte dal frontman Bellamy in un’intervista: la sempre maggiore invadenza del mondo virtuale e della tecnologia nella nostra vita quotidiana, la graduale concretizzazione di progetti e idee che un tempo erano ritenute mere fantasie, e l’apparente maggior rispetto e simpatia tra le persone che in qualche modo partecipano ad un mondo “alternativo” (l’eccezionalità di un festival, il mondo interconnesso virtuale, ecc.).
Blockades sembra porsi sul lato esistenziale dell’approccio a un mondo alternativo virtuale: il soggetto vi si trova incastrato come in un labirinto, circondato da mura incrollabili, disperato nel tentativo di scoprire ciò che nascondono. L’angoscia lo tormenta tanto da essere giunto il drastico momento in cui l’unica cosa da fare è quella di spaccare, distruggere, far crollare le mura con la forza. Tentativo vano, data l’inafferrabilità delle pareti di algoritmi e costruzioni mentali. L’ultimo approccio possibile, quello della forza bruta, crolla di fronte alle capacità storiche di menti geniali. Un uomo solo, nella sua carnalità, si riduce a declinare ogni sua possibilità di salvezza razionale, sostituendola con una reazione animalesca e istantanea: uccidere per sopravvivere. La lotta è quella di un uomo che porta sulle spalle il peso dell’umano e dei suoi limiti, contro l’edificio di formule e meccanismi coniati da un insieme di uomini, cresciuto e nutrito dalla storia, che supera e sopravvive ad ogni naturalità. L’individuo si trova inerme, con la sua carne e la sua curiosità.

Francesco Forgione. Velo di Maya

Il velo di Maya circonda l’individuo di fenomeni ingannevoli

In termini kantiani, si può pensare il labirinto di mura virtuali evocato in Blockades come la rappresentazione di una mente superiore alla nostra che percepisce il mondo in termini del tutto personali. Noi ci vivremmo dentro e ci accorgeremmo della differenza tra la nostra e la sua rappresentazione. Per il filosofo di Königsberg, infatti, l’uomo vive nel mondo percependone le caratteristiche con una certa dose di soggettività, che deriva dalle categorie della mente umana. Esse sono tuttavia costanti in ogni individuo, da cui si rende possibile parlare di un mondo oggettivo, uguale per tutti.
Riconoscendo la distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno, Schopenhauer si distanzia tuttavia da Kant nel momento in cui considera la “cosa che appare” una mera illusione. In Il mondo come volontà e rappresentazione, il fenomeno è frutto di un intreccio tra la coscienza del soggetto e l’oggetto rappresentato. I due poli vengono a coincidere nel soggetto, che tesse i fili del velo di Maya, fenomeno dopo fenomeno. Tale concetto viene utilizzato come metafora della natura di apparenza di cui si circonda il soggetto, incapace di percepire la realtà senza doverla modificare con il suo contributo e i suoi schemi conoscitivi. Il compito del filosofo, e auspicabilmente quello di ogni uomo, è quello di produrre uno squarcio nel velo di Maya, superando le apparenze per poter penetrare nel noumeno, ossia nella realtà per come essa è effettivamente.

La coscienza di avere un corpo è la via di fuga

In Blockades, il soggetto si scontra con il suo lato più animale e impulsivo, al fine di uscire dalle apparenza che gli creano angoscia. La negazione della vista della verità attanaglia l’animo di chi si trova dentro un labirinto indistruttibile e incomprensibile, che non permette l’esperienza del reale.
Anche in Schopenhauer, il corpo fisico del soggetto chiede un riscatto dalle apparenze: la via mentale e razionale di descrizione della realtà non può riuscire nell’intento, in quanto intrisa di illusioni. Attraverso la presa di coscienza di avere un corpo, ci rendiamo conto di essere al contempo rappresentati alla maniera degli oggetti del mondo, e di rappresentare tramite la nostra attività di coscienza. Al corpo Schopenhauer dà il nome di “volontà”: con esso sentiamo di vivere senza la necessità di mediare attraverso la conoscenza razionale e rappresentativa.
Forse, l’uomo di Blockades avrebbe dovuto reagire con un’introspezione che contempli la presenza della fisicità in tutta la sua presenza in modo da trovare in sé la scintilla di intuizione assente (per ora) nelle costruzioni artificiali.

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