Aveva 82 anni. Era ricoverato da venerdì a Cecina per l’aggravarsi delle condizioni di salute legate all’amiloidosi di cui soffriva.

Raccontare il mondo attraverso uno scatto, anche se in esso sono presenti sangue e bambini. È l’occhio eterno di Toscani ad osservare quello che l’occhio umano non sarebbe in grado di fare. E ci ha lasciati così, a 82 anni. L’ultima foto? Promise che sarebbe stata a Dio.
IL PROVOCATORE
Il fotografo dei bambini ritratti come ‘angeli’ o ‘diavoli’, dei capi sporchi di sangue, della Vlora, sempre pronto a rompere gli argini, che anche davanti alle critiche ha sempre risposto con luci e colori: Oliviero Toscani è morto, all’età di 82 anni, nell’ospedale di Cecina, dove era stato ricoverato il 10 gennaio per l’aggravarsi delle sue condizioni. Da due anni – come aveva rivelato in un’intervista al Corriere della Sera il 28 agosto scorso – soffriva di amiloidosi: “In un anno ho perso 40 chili. Neppure il vino riesco più a bere: il sapore è alterato dai medicinali”, raccontava, spiegando di sottoporsi a una cura sperimentale e di non temere la morte. “Basta che non faccia male. E poi ho vissuto troppo e troppo bene, sono viziatissimo. Non ho mai avuto un padrone, uno stipendio, sono sempre stato libero”. L’idea di rivolgersi all”amico Cappato “per scegliere il suicidio assistito in Svizzera”. Ma cosa si nascondeva dietro al dolore legato alla malattai? Chi era Oliviero Toscani prima della malattia?

LA CARRIERA
Un percorso condensato nel libro Ne ho fatte di tutti i colori, uscito nel 2022 per La Nave di Teseo, e imperniato sul mondo che avrebbe voluto e che aveva immaginato fin dai tempi di Fabrica con i Benetton e di Colors, la rivista che anticipò l’impegno su tanti temi oggi attuali, dall’ambiente ai migranti al razzismo. Nel suo carnet da John Lennon ad Andy Warhol, da Muhammad Ali a Lou Reed, fino al desiderio di immortalare Jannik Sinner. Per la moda da Donna Jordan a Claudia Schiffer, fino a Monica Bellucci, ma anche Carmelo Bene e Federico Fellini. Nato a Milano il 28 febbraio 1942, Toscani pubblica il suo primo scatto sul Corriere a 14 anni: è il volto di Rachele Mussolini, immortalato a Predappio alla tumulazione del Duce nella tomba di famiglia. Dopo il diploma in fotografia all’Università delle Arti di Zurigo, debutta nel mondo della pubblicità con la campagna per il cornetto Algida. I suoi scatti finiscono su Elle, Vogue, GQ, Harper’s Bazaar, Esquire, ma realizza anche foto per celebri maison di moda come Valentino, Chanel, Fiorucci, Esprit e Prénatal.
LA CONSACRAZIONE CON BENETTON
La svolta, nel 1982, con Benetton: i maglioni sono il pretesto per Toscani per portare in primo piano temi sociali come l’uguaglianza, la mafia, il contrasto all’omofobia, la lotta all’Aids o alla pena di morte. Nel 1991 lancia la rivista Colors, tre anni dopo ecco Fabrica, centro internazionale per le arti e la ricerca della comunicazione moderna, la cui sede è firmata dall’archistar giapponese Tadao Ando. Nel 2000 il sodalizio con il gruppo Benetton si interrompe, in seguito ad una controversa campagna che utilizza foto reali di condannati a morte negli Stati Uniti. Avrebbe ripreso la collaborazione pochi anni prima della sua morte, ma quegli scatti che immortalavano la globalizzazione del nostro mondo sarebbero stati irripetibili, consolidati per sempre nella nostra memoria collettiva. Olivieri è morto, viva Olivieri.