Il saluto romano di Elon Musk: vediamone le origini e i significati storici

All’insediamento della presidenza di Donald Trump, Elon Musk pronuncia il suo discorso, utilizzando anche un gesto quantomeno discutibile.

Il 20 gennaio 2025 Donald Trump diventa il 47° presidente degli Stati Uniti d’America. Ha tenuto chiaramente il suo discorso e ha provveduto già a firmare i primi emendamenti, soprattutto su politiche a lui vicine. Non è però stato l’unico a tenere un discorso. Anche il più influente uomo d’affari americano (in realtà sud-africano) ha tenuto un discorso presso la Capital One Arena. Non è tanto il contenuto del discorso ad esser stato rilevante, ma un gesto, ripetuto due volte da parte del CEO di Tesla e X. Durante il discorso, infatti, batte la mano sul petto e lo porta poi dritto davanti a sé. Prima lo fa verso il pubblico e poi lo fa verso la bandiera degli Stati Uniti. Un gesto che sicuramente ha ricordato, con gran dispiacere, il saluto usato un secolo fa da fascisti e nazisti.

Il mio cuore è con voi

Il video del gesto compiuto dal collaboratore di Trump ha fatto il giro del mondo in pochissimo tempo. Inevitabile che praticamente tutti abbiano pensato ad un “omaggio” al ventennio di un secolo fa. Sia i suoi sostenitori (non ci si sorprende) sia gli oppositori hanno fatto questo collegamento di ideologie. Non può certo ora vittimizzarsi difendendosi con la retorica del “non tutti sono Hitler”, quando il gesto porta con sé dei significati ben precisi, soprattutto in occidente e quindi, a maggior ragione, negli Stati Uniti. Degno di nota è anche il fatto che Musk sia sud-africano, proveniente quindi da un paese in cui la separazione razziale ha comportato storicamente molti conflitti anche nella storia più recente. Che poi volesse semplicemente dire “il mio cuore è con voi” possiamo anche accettarlo, ma bisogna stare ben attenti a certi comportamenti, soprattutto quando si è dei personaggi così esposti, soprattutto ora che lo è anche politicamente.

Saluto non-romano

Si riconduce sempre questo gesto a quello che facevano i soldati romani. Il fascismo lo ha utilizzato in questo senso, per poi essere ripreso anche dal nazismo, in quello che viene riconosciuto come gesto del Sieg Heil, ovvero un “saluto alla vittoria”. In realtà, però, gli antichi romani non utilizzavano effettivamente questo saluto. Infatti era comune che i romani si salutassero col semplice “ave”, senza gesti iconici. Probabilmente è stata l’iconografia e anche il cinema del ‘900 che ha portato a queste false credenze. Sono vari i comportamenti resi noti dal cinema e quindi, impressi nella mente degli spettatori, portati ad una credenza sempre più diffusa. Sia il saluto legionario, che comporta battere il pugno al petto, sia il saluto del gladiatore, quindi una stretta di “polso”, sono appartenenti all’immaginario. Anche i soldati romani si salutavano come comune fare nell’esercito moderno.

Saluto fascista

Sono diversi i simboli che fascismo e nazismo hanno in qualche modo sottratto a diverse culture lontane da loro. Innanzitutto, la parola stessa “fascismo” deriva dai fasci littori. Questi oggetti erano un’insieme di fasci di legno legati con strisce di cuoio attorno ad una scure, proprio per indicare il potere di vita o di morte sui condannati romani. Il significato di questa origine, però, è stato dimenticato soprattutto dai più vicini a questo tipo di pensiero. Un altro forte simbolo rubato ad un’altra cultura è proprio la svastica del nazismo. Simbolo ormai inequivocabile, ma che in oriente è ancora ampiamente diffuso, perché storicamente presente da molto più tempo dell’introduzione nazista. La svastica ha significato di forza della coscienza di Buddha, in cui è contenuto l’infinito. Si tratta di un valore simbolico religioso che sicuramente sovrasta il significato portato dai nazisti.
Per questa ragione è molto importante capire i simboli, sia grafici, sia gestuali. Un simbolo comporta dei significati, che per forza di cose verranno interpretati anche in base al contesto. Non ci si può nascondere dietro a delle scuse, ma semmai si deve chiedere scusa per l’errore commesso.

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