Andiamo ad analizzare questi tre esempi di artisti che possiamo collocare tra mecenatismo e propaganda, ognuno nel proprio contesto storico.

Nella storia sono molti gli artisti, che siano pittori, scrittori, filosofi, che hanno scelto di dedicare il proprio lavoro ad un signore o allo Stato; in questo articolo vedremo tre artisti che fecero proprio questo.
Virgilio
Virgilio nasce in un villaggio nei pressi di Mantova nel 70 a. C. Vive sotto l’impero di Augusto e proprio grazie a lui lo conosciamo per una delle sue opere più famose: l'”Eneide“. L'”Eneide” è un poema epico composto da 12 libri e scritto tra il 29 e il 19 a. C. Augusto commissionò l’opera a Virgilio per consacrare la sua figura e trovare un antenato importante per la sua famiglia, la Gens Iulia; riuscì nel suo intento e trovò un antenato a dir poco imponente, perché la famiglia venne fatta discendere direttamente da Enea. Enea è un eroe troiano che scappa proprio durante l’invasione della città di Troia per mano degli achei; partendo porta con sé gli elementi chiave della morale romana: i penati, il padre e il figlio. I penati sono le divinità protettrici del focolare domestico e simbolo della patria, il padre e il figlio rappresentano l’importanza che Enea fa alla famiglia e la reverenza verso il padre. Augusto utilizzò questa grande opera per creare un’aura di grandezza intorno a sé e legittimare il suo potere e Virgilio così facendo entro nelle grazie del suo imperatore.
Sandro Botticelli
Alessandro Filipepi, che noi conosciamo come Sandro Botticelli, nasce a Firenze nel 1445 e muore nel 1510; vive sotto la signoria medicea. Botticelli è un pittore che possiamo inquadrare nella corrente culturale del Rinascimento. Inizia il suo apprendistato nella bottega di Filippo Lippi, dal 1464 al 1467; la successiva frequentazione con la famiglia dei Medici gli sarà molto utile. La sua vicinanza a questa famiglia gli garantisce protezione e commissioni per una ventina d’anni. Un’opera molto importante di questo periodo è “Adorazione dei Magi” (1475). Fu direttamente la famiglia Medici a commissionargli quest’opera; notiamo la presenza di alcuni componenti della famiglia, infatti vediamo Cosimo il Vecchio, i suoi figli Pietro e Giovanni, un cortigiano dei Medici e tra gli spettatori sono presenti anche Lorenzo il Magnifico ed il fratello Giuliano. Un’altra opera commissionata direttamente da Lorenzo de Medici fu un ritratto dei partecipanti alla congiura dei Pazzi impiccato, sulla porta della Dogana del Palazzo della Signoria; quest’opera non è arrivata a noi perché fu distrutta dopo la cacciata dei Medici. Parliamo adesso di una delle opere più famose, “La Primavera“. Quest’opera risale al 1480 circa e ci sono varie interpretazioni sui suoi soggetti. Secondo alcuni studiosi fu commissionata prima da Giuliano de Medici per il suo matrimonio segreto con Fioretta Gorini, e dopo la sua morte fu dedicata al cugino di Giuliano, Lorenzo di Pierfrancesco (anche stavolta per il suo matrimonio); secondo un’altra teoria rappresenta alcune città, secondo un’altra ancora rappresenta le virtù. Vediamo che il rapporto tra la famiglia de Medici e Botticelli portò a reciproci vantaggi, infatti Botticelli ebbe grande fama e protezione e la famiglia de Medici ne ebbe in cambio ritratti pagani e cristiani per celebrare la propria grandezza.
Giovanni Gentile
Giovanni Gentile nasce in provincia di Trapani nel 1875. Grazie alle sue doti lui riesce ad entrare nella Scuola Normale Superiore di Pisa, dove entra in contatto con il pensiero di Hegel ed intraprendere un’amicizia con Benedetto Croce. Gentile diventa professore di filosofia in varie università italiane e si impone sempre di più nel monto intellettuale italiano. Partecipa alla vita pubblica e nel 1922 sostiene pubblicamente il partito fascista; in questo aspetto fu estremamente coerente perché non cambiò mai idea. Dal 1922 al 1924 è ministro della pubblica istruzione e crea una riforma scolastica che a grandi linee è ancora presente. Nel 1925 scrive il “Manifesto degli intellettuali fascisti“, in cui sostiene che il fascismo è una salvezza per l’Italia; queste sue idee lo allontaneranno dall’amico Croce, infatti i due saranno su fronti opposti. Nel 1925 Mussolini affida a Gentile la direzione dell’Istituto Treccani per l’enciclopedia italiana e nel 1932 ottiene anche la direzione della Scuola Normale Superiore di Pisa. Nel 1943 aderisce alla Repubblica Sociale Italiana e nel 1944 alcuni partigiani lo uccisero. Questa è la vita di un altro intellettuale che scrive per uno Stato, per sostenere la sua grandezza o per avere protezione. Verga, nel suo romanzo “Eva“, ci mostra la figura della ballerina, in cui l’arte è costretta a piegarsi al gusto dei più forti. Quella di Verga a mio parere è una visione molto negativa del mecenatismo; è vero che gli artisti scrivono o dipingono per volere di qualcuno, ma sono comunque loro a scegliere quanta passione mettere e a servizio di chi.