Lo scontro tra realtà e immaginazione, quando il filtro leopardiano rende un film ancora più sconvolgente.

Giacomo Leopardi e la penna della distruzione.
| « Ma una giovane dai sedici ai diciotto anni ha nel suo viso, ne’ suoi moti, nelle sue voci, salti ec, un non so che di divino, che niente può agguagliare. […] quel fiore purissimo, intatto, freschissimo di gioventù, quella speranza vergine, incolume che gli si legge nel viso e negli atti, o che nel guardarla concepite in lei e per lei; quell’aria di innocenza, di ignoranza completa del male, delle sventure, de’ patimenti; quel fiore insomma, quel primissimo fiore della vita»
Zibaldone, Fir.30.Giu.1828
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da una struggente invocazione alla Natura maligna:
“O natura, o natura,
perché non rendi poi
quel che prometti allor? perché di tanto
inganni i figli tuoi?”
Che prosegue in una retorica in crescendo fino alla rivelazione:
Questo è quel mondo? Questi
i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi
onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell’umane genti?
All’apparir del vero
Il conte di Recanati tramite il ricordo di Silvia, traccia il percorso di ogni essere umano, che fiducioso dei piaceri della vita cade preda delle sue stesse illusioni.
Una possibile risposta in Tornatore, un intenso intreccio di arte e illusione.
Percorso simile seguirà Geoffrey Rush nelle vesti dell’acclamatissimo Virgil Oldman, un uomo che tocca la realtà solo con i guanti preservando la sua delicata sensibilità tattile solo ai quadri. Proprio e solo di arte s’intende il solitario battitore d’aste, che girando tra lussuosi salotti e affinando la sua arte di collezionista, riesce gremire una stanza colma di ritratti femminili.
La sua vita procede imperturbata, finchè la mattina del suo compleanno riceve una telefonata: una richiesta di valutazione presso un’antica villa di proprietà. A chiederlo è una ragazza che affermando di soffrire di agorafobia elude gli appuntamenti in presenza.
Il rapporto tra i due gradualmente tende ad incrinarsi e quindi a diventare significativo. Spinto da una forte curiosità, poi divenuta desiderio Oldman, riesce a spiare la ragazza, restando stupefatto. Ma la stessa di lì a breve si svelerà a lui spontaneamente manifestando di contraccambiare il suo amore.
La trama sembra volgere al coronamento di un sogno, ad un’illusione paradossalmente reale agli occhi dell’innamorato. Al quale il presente risulta idilliaco, il futuro prospero..finchè tornato dal Londra si scontra con la realtà autentica, Claire è sparita insieme a tutti i suoi quadri.
Il protagonista cade in un torpore catatonico.
Un ultimo testamento, un finale sospeso?
Lo scontro delle illusioni che Leopardi affidava all’età giovanile, Oldman lo vive per la prima volta quando è già adulto. Tuttavia l’età matura non lo rende immune a quella che il poeta di Recanati defini suprema illusione: l’Amore.
Virgil si lascia trascinare, illudere da quello che avverte come piacere e che sul finale sarà causa del suo ricovero in una clinica psichiatrica.
Dunque, mentre Leopardi in “A Silvia” manifesta la propria invettiva contro la Natura maligna dichiarando la sorte infelice dell’uomo (sua vittima) in forma poetica, il battitore d’asta, in campo cinematografico, ne risulta un eccellente interprete.
Dulcis in fundo?…Tornatore non priva il pubblico di una speranza in estremis: Virgil, convinto di aver conosciuto il vero amore, continuerà ad aspettarla al Night and Day. La scena finale, un uomo solo, seduto in un locale riecheggia la ginestra, allegoria della dignità umana…. estrema disillusione oppure speranza umana ben interpretata?

