Il Superuovo

Perchè i Portoghesi idolatrano Senna e Ronaldo? C’è una ragione storica, il Sebastianismo

Perchè i Portoghesi idolatrano Senna e Ronaldo? C’è una ragione storica, il Sebastianismo

La venerazione che i Portoghesi provano per Ayrton Senna e Cristiano Ronaldo affonda le radici nel fenomeno storico-religioso del Sebastianismo.

Chiostro del Monastero dos Jerònimos, Lisbona
Chiostro del Monastero dos Jerònimos, Lisbona

Chiedetelo a chiunque. Alla donna che vende il pesce a Nazarè, alla guida turistica di Sintra. Al suonatore di fado di Lisbona o al ragazzo che insegue un pallone a Madeira. Tutti vi diranno che un giorno, tornerà re Sebastiano.

Sebastiano I di Portogallo: chi era costui?

Figlio di Giovanni Manuel d’Aviz, che morì poco dopo la nascita, e di Giovanna d’Asburgo, che invece lo abbandonò per rinchiudersi in convento, divenne re di Portogallo e dell’Algarve nel 1557, quando aveva solo tre anni. Per contrastare la sempre più massiccia influenza musulmana in Marocco, e su spinta dei suoi consiglieri che richiedevano un’evangelizzazione forzata degli infedeli, nel 1578 salpò da Belém con circa ventimila uomini, che il 4 agosto si scontrarono con il doppio degli armati,guidati da Mulay Abd al-Malik, nei pressi della città di Alcacèr-Quibir, nel nord del Marocco. Quel che accadde dopo trapassa nella leggenda: i portoghesi furono massacrati, ma il corpo del giovane re non fu mai trovato. In seguito alla sua morte e alla conseguente crisi dinastica, il regno passerà a Filippo d’Asburgo; evento che segna la fine della dinastia degli Aviz e soprattutto dell’indipendenza portoghese.

Sebastiano, o meglio Sebastião  – se si vuole mantenere quel delizioso dittongo  –ão così intrinsecamente lusitano – fu l’ultimo re del Portogallo libero. Questo fatto, unito all’alone di mistero che circonda la sua morte, hanno creato nel popolo portoghese la certezza che un giorno egli tornerà e riporterà il regno di Portogallo all’antica gloria. Sul suo cenotafio, nel Monastero dos Jeronimos a Lisbona, sono scritte queste parole: Não duvideis que ele é  vivo, não! Non dubitare che lui sia vivo, non dubitare. Esempio lampante di cosa rappresenta il sebastianismo.

Raffigurazione della battaglia di Alcacer-Quibir
Raffigurazione della battaglia di Alcacer-Quibir

Il sebastianismo: dalla Bibbia a Fernando Pessoa

La fiducia in un nuovo ritorno del re si collega al tema del Quinto Impèrio, che il gesuita Antònio Vieiria elaborò nel XVII secolo. Leggendo il libro biblico di Daniele, in particolare l’episodio del sogno di Nabucodonosor (2, 31-45), Vieiria profetizza la venuta di un impero, universale e cristiano, destinato a ricevere l’eredità di quelli di Assiri, Persiani, Macedoni e Romani. Il primo stadio del sebastianismo può dunque essere chiamato mistico o messianico, fortemente legato al Cattolicesimo: Sebastiano risorgerà dalla morte e alla testa delle sue armate riunirà il mondo sotto lo scudo degli Aviz. Sarà Fernando Pessoa a dare una svolta a tale credenza, legandola non a una figura cristologica bensì alla cultura portoghese in sé.

Nel 1912 pubblicò infatti un articolo, intitolato La nuova poesia portoghese sociologicamente considerata. In esso, Pessoa, che riteneva la lingua portoghese la sua patria, si augurava la rinascita della letteratura portoghese, spostando quindi il sebastianismo da un livello messianico a uno letterario. Eppure, non dobbiamo ignorare che lo stesso Pessoa era cresciuto con il mito di Re Sebastiano. Consideriamo questa poesia, Antonio Vieira, che viene da Messaggio, l’unica raccolta poetica pubblicata in vita: per quanto Pessoa si sia augurato un sebastianismo letterario, in quanto di cultura lusitana non riesce fino in fondo a slegarsi dall’idea del ritorno messianico del re.

O céu ‘strella o azul e tem grandeza.

Este, que teve a fama e à gloria tem,

Imperador da lingua portugueza,

Foi-nos um céu também.

No immenso espaço seu de meditar,

Constellado de fórma e de visão,

Surge, prenúncio claro do luar,

El-Rei D. Sebastião.

Mas não, não é luar: é luz do ethéreo.

É um dia; e, no céu amplo de desejo,

A madrugada irreal do Quinto Império

Doira as margens do Tejo

 

 

L’azzurro il ciel costella e ha grandezza.

Costui, che ebbe la fama e ha la gloria,

Imperator della lingua portoghese,

Anche per noi fu un cielo.

Nell’ampio spazio del suo meditare,

Costellato di forma e di visione,

Sorge, preannuncio di chiaror lunare,

Il Re, don Sebastiano.

Ma no, non è di Luna: è la luce dell’etereo.

È giorno; e, nel cielo vasto di desiderio,

L’alba irreale del Quinto Impero

Riveste d’oro i margini del Tago.

 

 

traduzione a cura di Giulia Lanciani, “Messaggio” di Fernando Pessoa, Mondadori 2014

 

Il sebastianismo sportivo: da Ayrton Senna a Cristiano Ronaldo

Anche spostandoci dal piano letterario a quello sportivo, il sebastianismo rimane. O meglio, si tramuta in una incondizionata venerazione per campioni che sono motivo di orgoglio per il popolo portoghese. Due figure negli ultimi anni sono state considerate possibili eredi del re. Il primo era un brasiliano, ma questo non deve stupire. Per un certo verso, dai loro colonizzatori hanno preso in prestito e raffinato un termine che si sposa perfettamente al sebastianismo: saudade. Con il termine saudade si intende un senso di nostalgia per qualcosa del passato che si àncora alla speranza del ritorno di quel qualcosa in futuro. Che sia un amore perduto, una patria lontana o un sovrano del Cinquecento, non fa differenza. Quel che è certo è che hanno creduto di rivedere Sebastiano in un uomo che le sue battaglie le vinceva su una macchina, e non a cavallo. Fino all’ultima. La sua Alcacèr-Quibir fu il 1 maggio del 1994, durante il GP di Imola. Come il suo re, Ayrton Senna quel giorno passò nella leggenda, senza lasciare eredi.

Anche l’altro non è portoghese del continente, ma un isolano. È nato a Funchal, il capoluogo dell’arcipelago di Madeira, situato in pieno Atlantico al largo delle coste del Marocco ma colonizzato dai Portoghesi già nel XV secolo. Non potendo occupare per ragione politiche il trono vacante della casata degli Aviz, si è “accontentato” di dominare i campi da calcio. Il suo nome è Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro. Tracciarne un profilo qui sarebbe riduttivo, inutile e tremendamente complesso, occorrerebbe trascrivere un intero capitolo di storia del calcio. Piuttosto, quando si potrà tornare a viaggiare, andate dalla donna che vende il pesce a Nazarè, dalla guida turistica di Sintra. Dal suonatore di fado di Lisbona o dal ragazzo che insegue un pallone a Madeira. Tutti vi diranno che stavolta, re Sebastiano è davvero ritornato.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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