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Tornare indietro nella storia: cosa hanno da dirci “Il collegio” e Hayden White

Tornare indietro nella storia: cosa hanno da dirci “Il collegio” e Hayden White

Tornare indietro nel passato? La prospettiva sembra affascinante ed è ciò che fa Il collegio: Hayden White ha qualcosa da dirci al riguardo.

Nel reality Il collegio un gruppo di ragazzi hanno la possibilità di tornare negli anni dei nostri genitori e viverli con i loro occhi, ma non è questa una proiezione di come noi vediamo il passato? Hayden White la pensa in questo modo.

Ritornare nel tempo passato con Il collegio

Comportati bene o ti mando in collegio! Ecco una delle minacce più comuni che la maggior parte dei bambini dall’età dell’asilo in poi si sono probabilmente sentiti dire. Un qualcosa che suonava terribile e spaventoso, ma cosa sarà mai stato questo collegio? Questo è quello che hanno la possibilità di scoprire questo gruppo di ragazzi di inizio superiori: per un paio di mesi vengono spediti nel passato in una struttura dove il tempo si è fermato e nella quale devono confrontarsi con la vita di un vero collegio degli anni del 900’. Ci sono diverse stagioni e ognuna di esse riguarda un’epoca diversa, che va dagli anni 50 agli anni 90 circa. Questo è il format del serie Il collegio, un reality show prodotto recentemente dalla rai. Dal cibo, ai modi di vestire, ai telegiornali: tutto proprio come in quegli anni. È proprio un ritorno a quei momenti che alla fine sono quelli che si studiano anche sui libri di storia. La domanda che questo può far sorgere è: è possibile effettivamente tornare indietro nella storia e riviverla con gli stessi occhi di chi l’ha vissuta veramente? Questo è l’obiettivo di Il collegio. Il fatto è che da una parte abbiamo la storia di fatti realmente accaduti, e dall’altra abbiamo la conoscenza di essi (che è la storiografia). Il problema è che noi siamo abituati a pensare alla storia come avente a che fare con eventi reali, e tralasciamo il fatto che in realtà essi sono sempre interpretati. Tornare indietro, come fa il collegio, è tornare in una proiezione di come noi pensavamo che fosse? Vediamo cosa ha da dirci al riguardo Hayden White. 

La storia è immaginazione con Hayden White

Haiden White (1928-2018) è stato uno storico e filosofo americano a noi quasi contemporaneo che ha sostenuto una tesi molto particolare: i testi di storia non sono nient’altro che artefatti letterari. Proprio così, ciò che il senso comune ci porta a credere sia più di ogni altra cosa legato a fatti realmente accaduti, ovvero la storia, per Hayden White non è nient’altro che un testo letterario, un qualcosa legato all’immaginazione. Quanto sembra paradossale questa idea? Moltissimo, si scontra proprio con il nostro senso comune, ma vediamo che White ha dei validissimi motivi per avere questa idea. Abbiamo capito che alla base vi è una distinzione fondamentale: da una parte abbiamo la storia composta dei fatti realmente accaduti e dall’altra abbiamo la storiografia, che è la conoscenza di quei fatti (i testi che si studiano a scuola). In pratica ciò con cui abbiamo a che fare è solo la storiografia, in quanto la storia per definizione è ciò che è passato e non esiste più e vi abbiamo accesso solo in forma scritta. Da una parte c’è il contenuto (la storia) e dall’altra la forma (la storiografia). La forma è proprio ciò che caratterizza un testo letterario, e vediamo perché Hayden White crede che la storia sia proprio questo: letteratura quasi immaginaria.

Facciamo un esempio: prendiamo la prima guerra mondiale e proponiamoci di scrivere un resoconto di essa, un testo storiografico. Prima cosa che dobbiamo fare è operare una scelta degli eventi da considerare, poiché quelli che abbiamo sono così tanti che è impossibile tenerli tutti. Per fare questo serve un principio secondo il quale tenere (o lasciare) e questo non può che essere scelto dallo storico stesso, che si atterrà ai suoi principi morali. A questo punto abbiamo i nostri eventi e dobbiamo in qualche modo dargli la forma di una storia, che abbia quindi un inizio, uno sviluppo e una conclusione (di per sé i fatti sono su una linea temporale e non hanno un inizio e una fine). Per fare ciò l’unico modo è scegliere un principio sulla base del quale dare senso a questi eventi, e ancora una volta il principio non può che essere un qualcosa di culturale, un principio morale dettato dalla società. Quello che fa lo storico è quindi dare un senso ai fatti. Il punto è che il senso non lo trova nei fatti stessi, come saremmo portati a pensare, ma è lui a mettervelo. Dà unione a un insieme di elementi di per sé assolutamente eterogenei, e questo è ciò che fa con l’aiuto dell’immaginazione. Cosa ne rimane alla fine dei fatti originali? Assolutamente niente, questo è quello che ci dice White. Siamo ormai completamente dentro una dimensione narrativa e letteraria, dov’è finita l’assoluta obiettiva dei fatti reali che eravamo convinti caratterizzasse la storiografia? Completamente scomparsa, è come se la storia fosse stata riassorbita nella storiografia, e tutto quello che ci rimane è la forma, un senso. Insomma scrivere un testo storiografico è inventare un senso, e questo è ciò che fa lo storico.

 

Quale ritorno nel passato?

Cosa ci resta della storia? Nient’altro che una interpretazione di essa, ci dice Hayden. È una dimensione che semplicemente è passata. Ma se per recuperare quella che era la vera realtà dei fatti costruissi un ambiente completamente identico a quello del passato in una sorta di finzione? Questo è quello che si propone di fare il collegio, ma questa nuova realtà non può essere nient’altro che quella che era la nostra interpretazione di quel passato. Più che un qualcosa di fattibile questa sembra essere un’illusione. Quello che fa Il collegio non è ritornare in una realtà oggettiva, ma immergersi in una proiezione di come quel passato era per noi, un qualcosa pregno di nostre ideologie. È un riprendere in mano libri di storia, notizie di giornali e altri documenti e in qualche modo metterli insieme, ma basta pensarci per capire che quello che ci troviamo davanti non è nient’altro che una forma e un senso. Avevi mai visto il passato in questo modo o pensavi fosse un qualcosa di più oggettivo? White non si limita a dirci solo questo, ma ci fa notare anche che questo dare senso è la vera forza della storia. Smettere di cercare di rendere la storia una scienza (che non è) e accettare la sua dimensione letteraria è ciò che ci permettere, rendendoci conto delle ideologie che contiene, di avere finalmente uno sguardo più critico.

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