Time Square come la moderna caverna di Platone ci trasporta in una Matrix del capitalismo

La caverna di Platone è un mito senza tempo, sempre presente. Dalla finzione del set alla “Città che non dorme mai”, parliamo dell’evoluzione di questo eterno mito. 

 

Rappresentazione del mito platonico della caverna

 

Il mito più famoso di Platone è forse quella della caverna, con esso il filosofo ha colto nel segno dell’eternità. Il mito può essere interpretato in molti modi, ma uno (a mio avviso) ha una rilevanza superiore rispetto agli altri. Dal mio punto di vista questo mito può essere letto in chiave esistenziale, Platone infatti ci dice, attraverso la metafora della caverna, che l’essere umano per dare un significato al mondo che lo circonda, deve costruire una sua realtà all’interno così da darsi un senso, un senso però costruito esclusivamente dal proprio intelletto. In questo articolo inizieremo parlando del mito in sé per sè, di una sua famosa analogia fantascientifica attraverso il film Martrix, e la realizzazione di una caverna in uno spazio reale, Time Square. 

Scena del film Matrix

Il famoso mito della caverna di Platone

Platone scrive del mito della caverna nel VII libro della Repubblica, non mi dilungherò molto sulla descrizione del mito, in quanto è noto a molti, ma più sul suo significato e sulla sua interpretazione ai nostri fini. Il filosofo greco racconta di una caverna nella quale sul fondo ci sono collocati degli uomini incatenati ad un muro. Dietro a questo muro c’è un grosso fuoco davanti al quale passano degli altri uomini, portando con se delle statuette, e le sagome di questi oggetti vengono proiettate sul muro (Platone lo paragona ad uno spettacolo di marionette, noi potremo trovare delle analogie con la sala cinematografica). Ora, la cosa importante da dire, è che questi uomini non hanno mai visto nient’altro al di fuori di queste immagini proiettate, per loro esse rappresentato tutto quello che c’è di più vero al mondo, tutte le loro conoscenze si basano solo ed esclusivamente da queste immagini. Un giorno succede che una di queste persone incatenate riesce a liberarsi, e si ritrova fuori dalla caverna. Qua trova un altro mondo, la realtà delle cose, e decide di tornare giù nella caverna per liberare i suoi compagni e raccontargli la verità. Gli altri uomini però non sono pronti a sentire la verità, è troppo per loro, e quindi lo uccidono (qui Platone cita la morte di Socrate). Il mito è semplice, ma ricco di analogie e metafore. All’interno di esso c’è la costruzione dell’intero universo platonico, infatti il mondo all’infuori della caverna sarebbe il mondo delle idee. Esso per Platone è eterno ed immutabile, nella sua metafisica è lì che si trova la reale conoscenza. L’interno della caverna invece rappresenta il nostro mondo, quello delle cose, che è solo una rappresentazione di quella delle idee. Gli uomini incatenati, rappresentano persone che vivono di passioni terrene, le catene stanno per l’ignoranza, le statuette per gli oggetti del mondo sensibile, e poi arriviamo al protagonista, l’uomo che si libera. Lui rappresenta il filosofo, infatti è il filosofo l’uomo più vicino al vero, perché egli è un ricercatore, ed è compito del filosofo (secondo Platone) di liberare gli uomini dalla loro ignoranza (Platone assegna al mito anche un significato politico, in quanto vedeva nel filosofo la giusta guida per uno stato). In breve l’immenso mito di Platone ci racconta questo. Nella continuazione dell’articolo racconteremo della sua analogia hollywoodiana, ed il paragone con Time Square prendendo in analisi solo la costruzione spaziale del mito, e le sue applicazioni. 

Fantascienza applica alla metafisica: la caverna raccontata attraverso Matrix

Matrix il famoso film cult di fantascienza uscito nel 1999, è un parallelismo perfetto di quello che è il mito della caverna. Anzi, è molto di più di un parallelismo, è il pensiero stesso di Platone applicato alla fantascienza. Il film infatti, per chi non lo avesse mai visto, è ambientato apparentemente in un mondo normalissimo, per poi scoprire che di fatti è tutta una simulazione. Il mondo reale si trova in un futuro non precisato, nel quale le macchine hanno preso il controllo e si nutrono dell’energia che il corpo umano crea. In pratica gli uomini sono delle batterie viventi. Attraverso questa simulazione della realtà ( che si chiama appunto Matrix), le macchine cercano di tenere sotto controllo ed in scacco il genere umano. Un gruppo di ribelli però, è riuscito a liberarsi dalle “catene” del computer e sono alla ricerca di un prescelto che possa guidarli fuori dalla tirannia delle macchine ed indicarli la strada. Il contesto spaziale in cui si svolge tutta la trama narrativa è esattamente quella del mito Platonico, con l’unica differenza di un balzo in un futuro apocalittico. 

Time Square: una caverna dentro ad una Grande Mela

Per nostra fortuna il mondo in cui viviamo non è controllato da macchine, e non è tutta una loro simulazione (o almeno per quanto ne sappiamo), però le caverne esistono e sono ugualmente presenti. Analizziamo qui il mito platonico, eliminando il suo lato metafisico. Diversi sarebbero gli esempi da riportare e forse quello più attuale ed immediato riguarderebbe un paragone con il social e i nostri avatar che vivono all’interno della rete. Preferisco però parlare di uno spazio reale nel quale possiamo muoverci ed entrarci: Time Square. Perché parlo di Time Square? Esso è uno spazio circoscritto nel quale i nostri occhi vengono rapiti dai veri abitanti della piazza. Sono a migliaia le luci al led ed al neo che la popolano questo luogo, e creano tutti gli schermi e le scritte per fini pubblicitari. I nostri sensi hanno difficoltà a distrarsi dalle migliaia di input luminosi, i veri abitanti di questo spazio. L’uomo incatenato al muro della caverna può diventare la metafora per un visitatore della piazza, per entrambi le immagini proiettate diventano la realtà più vera. Tutti escono da Time Square dopo aver acquistato qualcosa. Attraverso queste luci e questi enormi edifici che circondano l’area, riusciamo a dare senso a questo spazio. Ma esattamente come in una scenografia teatrale, lo spazio non ha spessore, è sottile e fragile, uno specchio che si riflette da solo. Arrivando alla conclusione dell’articolo, quel che intendo dire, è che a mio avviso l’importanza del mito della caverna, è il fatto che l’umanità ha sempre creato le proprie “caverne”, non in senso negativo, ma per un bisogno. Togliendo il lato metafisico del mito, ci rimane lo spazio reale (quello esterno alla caverna), e la creazione di uno spazio altrettanto vero, ma immerso in una interpretazione ed una soggettività umana (la caverna stessa). È difficile dare un senso alla vita, vederci uno scopo, trovare la strada. Forse non esiste. Le caverne sono finalizzate a questo proposito, cercano di creare uno senso. Nel caso di Matrix, il significato della sua caverna (guardando oltre la trama narrativa), può essere di ponderare bene le cose nella vita, altrimenti si rischia davvero che la propria intera esistenza si trasformi in una “simulazione”. Nel caso di Time Square, la caverna ha uno scopo finalistico, ossia quello di stupire, pubblicizzare e acquistare. Un po’ tutto è basato su questo oggi giorno, o almeno così è il pensiero medio. In generale il mito della caverna è ancora attuale e tutti noi ce ne dovremo ricordare, perché ci può essere d’aiuto per trovare un senso o uno scopo in questo strano e pazzo mondo, o per evitare di venirne risucchiati. 

 

Foto di Time Square a New York

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: