L’importanza dell’antagonista all’interno del racconto: perché Anakin Skywalker e Tom Riddle scelgono il male?

Due personaggi emblematici ci offrono l’occasione di guardare le cose dal loro punto di vista, ovvero il punto di vista del cattivo.

Spesso nella tradizione letteraria e cinematografica ci vengono presentati i personaggi cattivi come se fossero malvagi di natura, come se avessero un percorso prestabilito e non potessero comportarsi diversamente. Jafar, ad esempio, il personaggio cattivo di Aladdin, essendo il consigliere del sultano gode già di molto potere e invece fa di tutto per averne sempre di più. Lo stesso accade nei Promessi Sposi, dove il personaggio di don Rodrigo è perfido di natura. Spesso perciò accade che il punto di vista proposto ci faccia parteggiare per il personaggio considerato buono, che è quasi sempre il protagonista e facendoci empatizzare con lui, non prendiamo in analisi le motivazioni e la psicologia degli antagonisti, che sono oltremodo interessanti.

Anakin Skywalker e il lato oscuro della Forza

Probabilmente molti di quelli che non hanno mai visto Star Wars crederanno che la saga sia un enorme malloppo che parla di guerre nello spazio, alieni e spade laser. Ma fermarci alla superficialità delle cose non è quello che il cinema e la letteratura ci insegnano. Star Wars ha molto a che vedere con i sentimenti, la politica, la giustizia, la crescita, la determinazione, il sacrificio e soprattutto le scelte. Per quanto riguarda il personaggio di Anakin Skywalker le scelte che ha compiuto sono state fondamentali non solo per lui stesso ma anche per l’evoluzione di tutta la trama. Fin dall’infanzia Anakin sembra essere un promettente Jedi. Un’infanzia, però, molto difficile: vive solo con la madre in un pianeta non particolarmente florido, ma l’unica persona che sembra credere fermamente in lui è il maestro Jedi Qui-Gon, una persona che per il giovane Anakin sarà uguale a un padre, il mentore da cui ha imparato tutto e su cui fa cieco affidamento. Il forte legame che Anakin ha con la madre e con Qui-Gon è fondamentale per la sua stabilità psichica ed emotiva, ma essendo queste le cose più preziose che ha al mondo, nonché le uniche, ha costantemente paura di perderle. Per questo il maestro Jedi Yoda cerca di impartirgli un importante insegnamento per diventare un vero Jedi, ovvero che è fondamentale imparare a distaccarsi da ciò che temiamo di perdere. Una lezione che Anakin non imparerà mai fino in fondo, soprattutto quando si innamorerà di Padmé. Quando il consiglio degli Jedi riconosce in Anakin una grande abilità sanno che potrebbe essere lui il prescelto per sconfiggere i Sith, ma questo suo forte sentimento di paura e gelosia, che potrebbe facilmente tramutarsi in rabbia, fa capire loro che non è ancora pronto per controllare la Forza e quindi diventare un vero Jedi. Quando il peggior incubo di Anakin si avvera, ovvero muoiono prima Qui-Gon e poi la madre, le sue speranze sembrano svanite e sente in lui l’accendersi di un dubbio, il dubbio che forse i Jedi non sono così forti come tutti pensano, il dubbio che forse ci sia davvero il modo di proteggere ciò che amiamo, il dubbio che ci sia un modo per controllare la Forza con successo e ambire al potere. Più in Anakin crescono questi dubbi, più il consiglio degli Jedi è restio ad accettarlo. Sarà il maestro Jedi Obi-Wan a intravedere in lui un grande potenziale, ma a differenza di Qui-Gon, Obi-Wan si propone più come un fratello maggiore che come vero e proprio mentore, peccando di scarsa autorevolezza. Quella che viene considerata da Anakin come voglia di imparare e mettersi alla prova viene interpretata come arroganza dagli altri Jedi, perciò si sente continuamente limitato e costretto a contenere la propria ambizione. Il suo forte amore per Padmé è anche ciò che lo tormenta di più dal momento che ha continuamente visioni della sua amata che muore di parto. Le sue ansie e angosce vengono ascoltate dal signore dei Sith: Palpatine, che sembra l’unico a offrirgli una nuova prospettiva, l’unico ad aiutarlo e ascoltarlo, l’unico a fargli credere di potergli dare tutti i mezzi per salvare ciò a cui tiene di più. Passare al lato oscuro della Forza, è qualcosa che Anakin fino a quel momento non aveva mai preso seriamente in considerazione, ma la paura di perdere Padmé, il desiderio di avere finalmente qualcosa di certo e vero nella sua vita, sono sicuramente qualcosa su cui le parole subdole e persuasive di Palpatine fanno perno. Anakin sceglie di diventare Dart Fener nel momento in cui uccide Mace Windu per proteggere Palpatine, e lo fa con non poco risentimento e sensi di colpa. Il fascino del lato oscuro ha influenzato le scelte e i sentimenti di Anakin, che da quel momento non sono stati più gli stessi. L’infanzia di Anakin difficile e atipica, le sue delusioni, le incertezze per il futuro, non sapere quale sia il proprio posto nel mondo, l’incertezza di non sapere in cosa identificarsi, tanti dubbi e tormenti hanno portato a questa drastica decisione.

Frame della trasformazione di Anakin in Dart Fener, nel film “La vendetta dei Sith”.

Tom Riddle e la magia oscura

“Sono le nostre scelte che ci mostrano chi siamo veramente, molto più delle nostre capacità.” Questa frase di Silente permette di introdurre un personaggio che come Anakin ebbe la possibilità di scegliere il bene ma per varie motivazioni non andò così. In “Harry Potter e il principe Mezzosangue” ci viene mostrata per la prima volta la vita di Tom Riddle, prima di diventare Voldemort. La madre di Tom muore dando alla luce il figlio in un orfanotrofio. Il piccolo Tom non conosce né suo padre né sua madre e dimostra sin dai primi anni di vita una spiccata intelligenza e furbizia. Quando i giovani maghi iniziano a dimostrare delle piccole capacità magiche in genere si limitano a qualcosa di innocente e semplice. Tom invece riesce ad ingannare gli altri bambini e commettere dei piccoli furti. Vede cioè, nella sua capacità, che non sa ancora essere magia, un modo per spiccare e imporsi sugli altri, l’elemento che lo mette al di sopra degli altri. Quando il professor Silente gli si presenta per comunicargli che dovrà frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts, Tom non ne rimane entusiasta, ma anzi pensa che c’è il pericolo di omologarsi con gli altri e si preoccupa di come può primeggiare anche in questo campo. Se Anakin vedeva in Qui-Gon una persona su cui fare affidamento, Tom vede in Silente un possibile pericolo che potrebbe privarlo o limitarlo dei suoi poteri. Quando il piccolo Tom conosce Silente la prima cosa che pensa è che vorrebbe anche lui una bacchetta come la sua (cosa che riuscirà letteralmente ad ottenere) per poter usare al meglio i suoi poteri. La magia insomma è per Tom l’unica cosa che può definirlo e identificarlo, l’unica cosa in cui può primeggiare, dal momento che viene da una famiglia che non conosce e da un passato che non gli appartiene. La madre di Tom, infatti, era una donna maltrattata dalla propria famiglia di fanatici Purosangue, che era scappata di casa con un babbano a cui aveva fatto assumere un filtro d’amore. Quando Tom, arrivato ad Hogwarts, indaga sul suo passato e scopre questo, ne rimane profondamente inorridito, per questo non sopporta il suo nome e lo trasforma in qualcosa di più grande e memorabile. Ancora una volta la magia si presenta come l’unica arma a disposizione per imporsi e rinnegare il suo passato considerato da lui abominevole per trasformare il suo futuro in qualcosa di forte e potente. A scuola primeggia in tutte le materie e tutti gli insegnanti sono affascinati dalle grandi doti del giovane Tom, tutti meno Silente che più di una volta cerca di parlare con lui e curare le sue angosce. Obiettivo mai raggiunto, visto che Tom già dall’adolescenza, progetta di creare gli Horcrux.

Frame dal film “Harry Potter e il calice di fuoco”, primo scontro con Harry, dopo la rinascita di Voldemort.

“Il monopolio del bene”

In entrambi i personaggi è presente un’infanzia problematica che giocherà un ruolo fondamentale negli anni futuri. A Tom manca l’amore dei genitori e ad Anakin una figura paterna, ad entrambi si presenta una persona adulta ed esperta in grado di aiutarli che però rifiutano, entrambi subiscono il fascino di un grande potere che vorrebbero abbracciare tutto per goderne e dominare gli altri, entrambi cambiano nome per affermare una nuova identità e cancellare il passato. Entrambi falliscono quando si scontrano con l’eroe. Gli antagonisti sono essenziali per il racconto di una storia, non solo perché attraverso di loro i protagonisti riescono nel loro intento, ma anche perché ci offrono un differente modo di vedere le cose. Ci fanno immedesimare nelle loro scelte e ci mostrano una prospettiva diversa rispetto all’egemonia del bene. Quello che bisogna tenere presente è che a tutti è data una scelta e gli autori dei racconti che amiamo attraverso i loro personaggi e le loro scelte ci mostrano nuovi mondi e nuovi modi di pensare. Tutti sono consapevoli che uccidere, mentire e tradire sono azioni sbagliate, ma conoscere le motivazioni dietro queste azioni ci fa scendere dal pulpito del giudizio e ci apre la mente.

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