Il Superuovo

Thomas e Grace i blasfemi Dante e Beatrice: il percorso salvifico dell’uomo attraverso l’amore

Thomas e Grace i blasfemi Dante e Beatrice: il percorso salvifico dell’uomo attraverso l’amore

Che cosa c’entra Peaky Blinders con la Divina Commedia? C’è qualche somiglianza tra Dante e Thomas Shelby? E tra Grace e Beatrice? Di seguito lo scellerato paragone…

Incontro tra Dante e Beatrice (UnaDonna)

Peaky Blinders è una serie Netflix del 2013, ad ora ancora in produzione. Tra le più popolari e conosciute, tratta un tema (quasi) inedito prima d’ora nel mondo della televisione: la criminalità organizzata in Inghilterra. Di letterario, qui, c’è ben poco, ma la letteratura si rifà della realtà di tutti i giorni e Peaky Blinders è una serie quantomai reale, cruda. Birmingham è rappresentata com’era realmente negli anni Venti: è buia, immersa nella nebbia, pullulante di criminali ed industrie. Gli attori si esprimono con il vero accento della zona, si identificano nella banda dei Peaky Blinders attraverso coppole munite di lamette e tagli di capelli fortemente identitari. 
La Divina Commedia è il poema di Dante, nonché dell’Italia tutta. È l’immagine della nostra poesia e trascende il tempo e lo spazio, valica ogni qualsivoglia confine. È eterna. È attuale.

 

Thomas e Grace (Hall of series)

Un flash sulla Commedia: Opera di tutti

Sulla Divina Commedia si sono spesi in parole critici, letterati, artisti, giornalisti e chi più ne ha più ne metta. È una di quelle opere precedute dalla propria fama, un po’ come la Gioconda, che la si vede prima in foto – magari alle spalle di un pizzaiolo che sforna pizze, sulla maglietta di qualche influencer, sulla cover di un iPhone… – piuttosto che al Louvre (e poi quando vai a Parigi neanche la vedi, vista la probabile presenza di qualche bastone da selfie, accompagnato da una dozzina di cinesi).
Almeno nel caso della Commedia puoi comprarti una qualsivoglia edizione e te la puoi leggere sotto le lenzuola. Perché la bellezza dei libri è proprio questa: li puoi leggere ovunque. Sono ovunque. La forza della Commedia risiede in quest’ultimo aspetto: tutti ne hanno sentito parlare. Chiunque ne ha letto qualche verso. Chiunque si è commosso, almeno una volta, leggendo i versi di Paolo e Francesca. Chiunque conosce l’incipit del primo canto.  Insomma, è un’opera di tutti.
E proprio per questa ragione, chiunque sarà verosimilmente in grado di proiettare quest’opera nel tran tran mediatico che coinvolge le nostre esistenze quotidianamente, magari in una serie tv. Magari in Peaky Blinders. E si sentirà anche autorizzato a fare scempi di tale portata.
Ora, vi starete chiedendo cosa c’entri una serie Netflix, che parla di un branco di mafiosi di Birmingham, con il “Poema sacro”. Con ogni probabilità non c’entra assolutamente nulla. Forse Steven Knight neanche sa chi sia Dante. Ciò non toglie il fatto che io ci veda qualche somiglianza. Adesso vi spiego dove.

Thomas: Grace=Dante:Beatrice

Peaky Blinders è immersa in coppole irlandesi, lamette, cappotti da farabutto, sigarette in bocca e una buona dose di violenza, talvolta accompagnati dalla questione amorosa. Tuttavia, di vero amore ce n’è ben poco. Tranne, forse, nel rapporto tra Thomas Shelby e Grace.
Ebbene, alcuni aspetti della loro relazione, mi hanno ricordato il ruolo che Beatrice ha nei confronti di Dante. Mi rendo conto che sia un paragone alquanto blasfemo e sfortunato, ma tentar non nuoce.
Partiamo con calma. Partiamo da Dante e Tommy: entrambi sono, più o meno, “nel mezzo del cammin” della propria vita ed entrambi sono stati in guerra: Thomas ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale; Dante alla Battaglia di Campaldino. Logorati dalla mesta fatiscenza del periodo storico in cui vivono, entrambi hanno smarrito la “diritta via”: Tommy si è perduto negli abissi della criminalità, volta al puro lucro e alla supremazia sulle altre bande criminali; Dante è ormai in esilio, vaga tra una corte e l’altra, escluso da ogni genere di certezza politica, sociale, famigliare.
D’altra parte, nel loro marasma esistenziale, una luce è rimasta: per Dante, Beatrice. Per Thomas, Grace. Figure che rientrano perfettamente nei canoni stilnovisti, in quanto oneste e gentili (“Tanto gentile e tanto onesta pare…”), veri e propri spiriti guida per i due personaggi, superiori nell’animo e nella bellezza fisica, specchio dell’interiorità.
Iconica è diventata la scena che vede Grace ergersi ritta su uno sgabello, per cantare una canzone a Thomas, che dal canto suo, se ne sta seduto in basso, addolorato per la perdita di uno splendido cavallo, ubriaco, bagnato dalla pioggia, con la sigaretta in bocca, consumata tanto quanto la sua diatriba terrena. Negli occhi di lui – Cillian Murphy, attore inarrivabile – si può leggere chiaramente la disperazione di un uomo stanco delle brutture della vita, impantanato in quell’inferno cupo e placido che è la Birmingham del dopo guerra, alla ricerca di un’ancora di salvezza. E quest’ancora gliela porge la sua personale Beatrice.
Ebbene, in questo quadro (Thomas che, disperato, guarda dal basso il volto di Grace, in piedi su di uno sgabello) io ci vedo una sorta di Dante spaventato dal cammino infernale che deve compiere, ma confortato dalla voce della sua donna. Sicuro della persistenza di quella sempiterna luce salvifica, che gli viene amorevolmente offerta dalla nobiltà dell’animo femminile.

Il messaggio di speranza della Commedia e il canto XV del Paradiso

Non è un caso che il culmine del viaggio di Dante non sia l’Empireo, bensì un sorriso. Il sorriso di Beatrice, è ovvio. 

Poscia rivolsi a la mia donna il viso,/ e quinci e quindi stupefatto fui;/ ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso/ tal, ch’io pensai co’ miei toccar lo fondo/ de la mia gloria e del mio paradiso.” (Paradiso, XV)

Il “riso” di Beatrice è per Dante, quel che la Visio dei è per uno spirito del Paradiso: il raggiungimento della beatitudine. Difatti, per quanto Dante si sia levato le sue spoglie mortali, rimane sempre, e in primis, un uomo (esattamente come Thomas, con qualche differenza di stile…), che trova pieno appagamento solo nella visione mistica, estasiante e al contempo semplice (il Paradiso di Dante è il sorriso di Beatrice) della donna amata. 
Beatrice è morta e così lo è Grace, ma il ricordo di chi non c’è più trascende i confini terreni. Quel rapporto ormai trascorso, viene tutto proiettato in una dimensione infinita e imperscrutabile e la semplice memoria può fungere da guida per chi si è perso. E forse è proprio questo il messaggio di Dante: un messaggio di speranza. 
È vero, ancora non sappiamo come finirà Peaky Blinders, ma, visti i possibili richiami all’opera dantesca, possiamo pienamente riporre i nostri auspici in un finale che ci riporti alla Divina Commedia, assecondando, in un qualche modo, questo scellerato paragone. D’altronde viviamo in un’epoca in cui richiamare la Commedia potrebbe quasi sembrare scontato, eppure sono convinto che lasciare un messaggio di speranza ad un pubblico sempre più giovane, che, ahimè, ha smarrito “la diritta via”, non sia poi così banale. Di certo crederci non guasta a nessuno.
E forse Steven Knight ci ha effettivamente creduto (sempre se ha letto Dante). Staremo a vedere.

 

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