Il Superuovo

Il fischio del treno in Pirandello e lo sparo di pistola in Joker: la follia come evasione

Il fischio del treno in Pirandello e lo sparo di pistola in Joker: la follia come evasione

Pirandello e Joker, il “Jolly “è la follia..

(Fonte: Google Immagini)

 

Considerato uno dei più importanti drammaturghi del XX secolo, Luigi Pirandello è sicuramente uno degli autori reputato più interessante dagli studenti.
Tramite il teatro, i racconti brevi e le novelle dal lessico colloquiale, Pirandello mostra al lettore spigolose tematiche: la realtà soggettiva, la frammentazione dell’essere e quindi le maschere, la pazzia e l’umorismo.
Umorismo che, oltre ad essere titolo del saggio pubblicato del 1908, risulta essere la conclusione della celebre novella “Il treno ha fischiato”.
Nel breve racconto il protagonista, un modesto contabile, vive i suoi giorni agli occhi dei colleghi -che non mancano di provocarlo continuamente-in modo sereno. Tutto procede in modo fisso, scandito finchè il “fischio del treno” determina un colpo di scena, una frattura dal reale.
Il ragionere Belluca sembra impazzire e la causa della sua follia resta implicita nel vivere la sua normale quotidianetà.
Follia come evasione equazione pirandelliana, follia come voce di sofferenza espressione di uno dei supercriminali, “il giullare del genocidio” : Joker.
Nel film omonimo diretto da Todd Phillips, Joaquin Phoenix -in veste di supercattivo- interpreta splendidamente il raro disturbo del personaggio della DC Comics che gli provoca estemporanei ed incontrollabili attacchi di risate.

Riusciresti a dare una definizione di follia?
È “normale” ciò che è “convenzione” ?
Il film, mostra come la risata non sia espressione di felicità, tralasciando il disturbo proprio del protagonista, reputi che si possa ridere per infelicità?

Luigi Pirandello (Fonte: Google Immagini)

Un autore innovativo

Scrittore  isolato, premio nobel per la letteratura 1934, definitosi figlio del Caos  Pirandello nasce nella Regione Siciliana, regione che sarà oggetto di un realismo non più univoco/verista, bensì espressione di una realtà mutevole.

Un giovane devoto alla Chiesa cattolica che, in seguito alla delusione causata da  un’estrazione a sorte truccata da un sacerdote (a favore del futuro scrittore), inizia a praticare una religiosità propria. Coniuge per un matrimonio concordato, sarà per scelta un premuroso marito,  poi padre di Stefano soffrirà per la prigionia del figlio da parte degli austriaci. Pirandello, vive in una vita pregna di difficoltà, giorni densi e periodi tortuosi, scenari difficili mutuati nella sceneggiatura delle sue opere teatrali, nella filigrana delle sue novelle.

“Il treno ha fischiato” – pubblicata sulle colonne del Corriere della Sera  nel 1914 -presenta, infatti, come tematica capitale la follia. Se non si conoscesse il quadro familiare dello scrittore, si potrebbe pensare ad un puro atto creativo. Eppure, la pazzia -in toni clinici e drammatici- fu vissuta quotidianamente dallo scrittore. La moglie Antonietta vittima di crisi isteriche sarà ricoverata in un ospedale psichiatrico fino alla sua morte.

P. Rizzo, Treno in corsa (Fonte: Google Immagini)

Il breve racconto, incluso nella raccolta “L’uomo solo”, riflette narrativamente la vicenda biografica:

“Principio di febbre cerebrale, avevano detto i medici; e lo ripetevano tutti i compagni d’ufficio, che ritornavano a due, a tre, dall’ospizio, ov’erano stati a visitarlo (…)

–    Frenesia, frenesia.

             –    Encefalite.

             –    Infiammazione della membrana.

             –    Febbre cerebrale…”

Protagonista è il signor Belluca, un impiegato ligio e scrupoloso:

  “Perché uomo più mansueto e sottomesso, più metodico e paziente di Belluca non si sarebbe potuto immaginare.”

Un borghese

             “…Circoscritto… entro i limiti angustissimi della sua arida mansione di computista.. note, libri-mastri, partitarii, stracciafogli e via dicendo. Casellario ambulante: o piuttosto, vecchio somaro, che tirava zitto zitto, sempre d’un passo, sempre per la stessa strada la carretta, con tanto di paraocchi…”

che un giorno si presenta a lavoro in netto ritardo, con un’aria insolita senza concludere nessuna mansione.

“- E come mai? Che hai combinato tutt’oggi?

             Belluca lo aveva guardato sorridente, quasi con un’aria d’impudenza, aprendo le mani.

  –    Che significa? – aveva allora esclamato il capo-ufficio, accostandoglisi e prendendolo per una spalla e scrollandolo. – Ohe, Belluca!

             –    Niente, – aveva risposto Belluca, sempre con quel sorriso tra d’impudenza e d’imbecillità su le labbra. – Il treno, signor Cavaliere.”

Alla pretesa del capo-ufficio di ricevere spiegazioni, il ragioniere motiva la sua nullafacenza affermando che il treno ha fischiato, successivamente lo informa di aver viaggiato: In Siberia… oppure oppure… nelle foreste del Congo… Si fa in un attimo, signor Cavaliere!

Il capo, già di mal umore, reagisce bruscamente. Il non-più grigio- contabile viene fatto richiudere in un ospizio.

La spiegazione, il perchè di questo improvviso cambiamento viene descritto con cura dallo stesso autore. Intriso e consumato nella sua triste vita da impegato, il protagonista è anche il badante di tre donne aventi le palpebre murate…” la moglie, la suocera e la sorella della suocera: queste due, vecchissime, per cataratta; l’altra, la moglie, senza cataratta, cieca fissa;” Belluca  s’era dimenticato da tanti e tanti anni – ma proprio dimenticato – che il mondo esisteva” e

“nel silenzio profondo della notte, aveva sentito, da lontano, fischiare un treno. Gli era parso che gli orecchi, dopo tant’anni, chi sa come, d’improvviso gli si fossero sturati. Il fischio di quel treno gli aveva squarciato “

Il fischio del treno dunque, squarcia la sua sciapita esistenza, toglie i paraocchi, alleggerisce le sue spalle da somaro sicchè “guardava tutti con occhi che non erano più i suoi. Quegli occhi, di solito cupi, senza lustro, aggrottati, ora gli ridevano lucidissimi, come quelli d’un bambino o d’un uomo felice; e frasi senza costrutto gli uscivano dalle labbra. ”          La novella termina con una prospettiva di ritorno ad una nuova monotonia, il contabile ancora ebro di mondo chiederà scusa al capo-ufficio, il quale a sua volta dovrà concedergli ” tra una partita e l’altra da registrare, egli facesse una capatina, sì, in Siberia… oppure oppure… nelle foreste del Congo”

Scena del film “Joker” (Fonte: Google Immagini)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Joker” una risata da paura

Uscito nel 2019, vincitore di: due Golden Globe, due premi OscarLeone d’oro alla 76esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Joker è un film dal sottofondo drammatico, in un ritmo poliziesco intriso un’atmosfera noir.                                                     Il protagonista è il celebre anti-eroe di Batman.  Nei 123′  il volto di Arthur Fleck -interpretato da Joaquin Phoenix– segnato dalla depressione si fonde con il languido riso-sorriso di Joker.  Arthur, è un uomo con un sogno semplice: diventare cabarettista come il suo idolo Murray Franklin. Nel mentre vive alienato dai suoi desideri, tentando con scarsi risultati di far ridere come clown.                                                  In seguito ad un’aggressione, si procurerà un’arma da un suo collega il cui comportamento risulterà più affine all’idea del Giuda biblico che alla definizione di amico. Difatti, a causa della falsa testimonianza dello stesso, Arthur non ancora Joker, perderà il lavoro e la stessa notte subisce un’altra aggressione. Questa volta però, non rimane passivo. Il pagliaccio dal volto tumefatto di lividi, reagisce sparando e uccidendo i tre aggressori.                                      Il rumore dello sparo, risuona nei suoi giorni come sicurezza e mentre la polizia cerca il pagliaccio assassino, Arthur, si dichiara con la vicina di casa iniziando una relazione.

Infiltratosi ad un evento di beneficenza, scopre di essere figlio di una menzogna. Convinto di essere l’erede biologico del miliardario  Thomas Wayne, Fleck scopre che la madre- ossessionata dal magnate- soffre di  gravi disturbi psichici e che lui stesso in realtà è stato adottato. Reputata  responsabile di avergli distrutto la vita, la donna morirà nel rancore del figlio soffocata con un cuscino. Sorte simile negli effetti, diversi nei mezzi toccherà ai suoi ex-colleghi (eccetto Gary ).                                          La svolta arriva con un invito. Murray, il suo idolo, lo invita al suo show. La realizzazione del sogno è la quasi consacrazione di Joker. Arthur, si tinge i capelli di verde, si pennella un beffardo e desolante sorriso che completa il suo make-up da clown.

La suspense televisiva, contemporanea alle manifestazioni che animano Gotham City, è esaltata dalle dichiarazioni  di omicidio del neo-presentato Joker che non manca di inveire contro: il  conduttore per averlo deriso in precenza,  Thomas Wayne e infine contro la cattiveria delle persone di Gotham, a suo dire fautrici del suo macabro sorriso. L’apice dello share  è poi raggiunto dall’uccisione in diretta, ad opera di Joker, di Murray.                    Arrestato da due agenti e poi liberato grazie ad un incidente dettato dalla confusionaria rivolta, il clown ha finalmente il suo momento di gloria. L’acclamazione della folla seguita dal  fatidico gesto dell’indice insaguinato che disegna un soddisfatto sorriso, battezza definitivamente Joker che salito sul tettuccio di un taxi con movimenti eleganti e pietosi danza nel frastuono di una città in subbuglio.

Il finale vede Arthur, dal viso pulito, rinchiuso in una clinica psichiatrica.                            Basterà una “barzelletta” non compresa poi tramutata in una scia di sangue  a far tornare Joker in azione.

(Fonte: Google Immagini)

Imparare a vivere nella realtà, andando oltre all’apparenza

Leggendo Pirandello e vedendo il film ” Joker “ è possibile individuare la follia come unica direttiva.                                                           Belluca è folle perchè ubriaco di vita. Il fischio del treno, l’emissione d’aria determina il suo primo respiro di mondo che traspare da ogni suo gesto.                                                             Joker è pazzo perchè soffre di un raro disturbo ed è anche reduce di una tragica infanzia.      Nel film, il sodalizio della crasi tra Joker e il mondo è data dallo sparo e la follia ha un’unica espressione: la risata.

La follia dei due è l’evasione: evasione dalla realtà per Belluca, dalla sofferenza per Arthur.  L’ordinarietà dell’impiegato urta i suoi colleghi, il riso fuori luogo, disordinato del clown è inaccettabile agli occhi degli aggressori.

Pertanto, in entrambi i casi i protagonisti sono incompresi perchè fuori dagli schemi.

Nessuno immagina la situazione familiare di Belluca, né qualcuno ha mai ascoltato la folle sofferenza che stride nel riso del re delle rivincite.

Pirandello con la sua novella e  Phoenix negli abiti di Joker permettono spunti curiosi.            Il primo insegna che la pazzia deve essere concessa e che, per vivere il mondo, è necessario coniugare l’ordine con il disordine.  Il secondo riprendendo la lezione pirandelliana della realtà mutevole e delle maschere tramanda un messaggio molto importante:  una fragorosa risata, a volte, è solo una grande lacrima mai sfogata.

 

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