Acquisire il potere:nell’epica cavalleresca grazie alle grandi imprese oggi come in Romanzo Criminale

La conquista del potere nella letteratura ha subito cambiamenti nel corso dei secoli, di pari passo con l’evoluzione della società. Oggi, il potere come lo si acquisisce?

 

Dove sono finite le dame, i cavalieri, i re e tutte quelle creature che infestavano l’epica cavalleresca e le leggende nordiche?

Cantare dei cavalieri

Da Ariosto a Tasso, la lista è lunghissima, nell’antichità il mito dei cavalieri era un classico inesauribile. Prodezze al limite del possibile umano, interventi ultraterreni, bellissime principesse da salvare e chi più ne ha, più ne metta. L’elogio del potere si esprimeva componendo poemi, vedi Tasso quando dedica la Gerusalemme Liberata al duca D’Este, quasi a voler dire che il potere discende da stirpi di guerrieri leggendari, capaci di eseguire il volere di Dio o del destino. La Letteratura dell’epoca, si parla dunque dei secoli 1400 e 1500 , celebra dunque un potere evidente, conosciuto, quello dei Re e dei Signori ma allo stesso tempo si serve del potere per intrattenere il lettore e per legittimare lo status del sovrano.

La conquista del potere è dunque derivata da una prova di forza. Re Artù diventa re d’Inghilterra estraendo la spada nella roccia, ne l’Epopea di Gilgamesh si narrano le vicende del mitico re di Ur, imprese degne solo di un re. Un re, un cavaliere, il potere, lo doveva ottenere dando prova del suo valore, imbracciando la spada e rischiando la sua stessa vita

Stecca para pe’ tutti

Nel 900′, cadute ormai tutte le monarchie di stampo assolutistico, anche la visione del controllo del potere in Letteratura cambia. Si tratta questo argomento come una sorta di denuncia, volti a smascherare un sistema corrotto. Fra i molti casi c’è quello di Romanzo Criminale, libro dal quale è tratta anche la serie TV. Il potere è quello mafioso e la storia parla per l’appunto di come per la prima volta Roma sia stata capeggiata da un gruppo unico è non dalle solite batterie distanti e rivali. Il controllo viene raggiunto tramite una rete di omicidi, sequestri e spacci clandestini di droga. Eliminando la concorrenza più diretta ci si prende la città ed è proprio così che fanno “il Libanese” e i suoi soci. La violenza non è più quella delle grandi imprese in sella ai destrieri,contro mostri spaventosi o eserciti di infedeli, ma si fa ricorso ad una violenza più subdola quasi per voler raggiungere il potere “alle spalle” e tirare i fili  rimanendo nell’ombra. Un potere molto precario e sempre minacciato anche dall’interno per la sua facilità d’acquisizione: premendo un paio di grilletti la “banda” si è trovata in mano tutta Roma e morto un re se ne fa subito un altro con gran facilità.

Cambia la letteratura e il potere nei secoli

L’acquisizione del potere e la sua celebrazione, ha acquisito caratteri molto diversi fra di loro, nel corso dei secoli, in Letteratura. Il suo rapporto è direttamente proporzionale all’epoca in cui l’opera è scritta. Al giorno d’oggi l’acquisizione del potere non è più molto in voga come argomento per i romanzi in quanto non si riconosce quasi più la grandezza di un leader e non si vede più quel valore da celebrare o meglio, celebrare il potere ha ceduto il posto alla satira: oggi ci si fa molto più beffa del potere, non lo si teme ma si sono acquisite consapevolezze indissolubili. Il potere si conquista aggirando la legge, uccidendo in silenzio, corrompendo o dirigendo da dietro le quinte lo Stato, non con dirette imprese, nemmeno per consanguineità diretta e tanto meno per un volere ultraterreno.

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