The Truman show: un film o una scioccante rivelazione?

Ogni giorno al cinema escono sempre nuovi film, così tanti che è impossibile restare aggiornati; eppure ci sono dei film che lasciano il segno e che ci motivano a riflettere sulla nostra vita e sull’esistenza umana in generale. Uno di questi è proprio “The Truman Show”, un film che narra un esperimento sociale, o meglio un reality basato sulla storia di un uomo che nasce in diretta TV e cresce con l’occhio vigile delle telecamere, tutti intorno a lui sanno di recitare, sanno che lui è il protagonista del più grande show al mondo, tranne lui e quando si renderà conto di quale inganno sia stata la sua vita, se ne vorrà creare un’altra più vera.

Truman Burbank un ospite del mito platonico della caverna

Truman Burbank è il protagonista dell’omonimo film “The Truman Show”, diretto da Peter Weir. Interpretato da un Jim Carrey spumeggiante, Truman offre un notevole spunto di riflessione sul labile confine di ciò che ci viene indottrinato fin da bambini come vero e ciò che non lo è. Siamo convinti, come Truman nel film, di vivere in una nostra realtà, una realtà tangibile che non ammette distorsioni. Riflettendo sulla nostra quotidianità ci si accorge che più che esseri umani dotati di tangibilità siamo come gli uomini incatenati nella caverna di Platone. Quegli uomini che scambiano le ombre proiettate sul fondo per verità, così come l’eco delle voci degli uomini dietro il muro per voci reali.

Non esiste una via corretta per giungere alla verità

È necessario soffermarsi solo un attimo e rendersi conto che ogni ente così come ogni situazione hanno sempre più di un punto di vista. Nietzsche nelle sue opere genealogiche constata che la verità non è mai univoca, unilaterale, tutt’altro è una verità prospettica e noi esseri umani dobbiamo intrattenere un rapporto plastico con essa e l’unico modo per riuscirci è tramite l’arte.

Un risveglio traumatico o rivelatore?

Potrebbe accadere a ciascun uomo di risvegliarsi un giorno e scoprire che tutte le sue certezze sono crollate. In quel caso cosa ognuno di noi sarebbe disposto a compiere? Chi si accontenterebbe di come ha vissuto e chi continuerebbe ad avere le sue credenze nonostante la fede in esse abbia qualche screpolatura; oppure chi come Truman cerca di farsi coraggio ed accettare questo crollo ponendo le basi per una nuova “campana di vetro”.

Ovviamente non si può giudicare quale alternativa sia la migliore, si può solo essere convinti della mutevolezza ed instabilità della vita, così come della verità. Fino ad oggi crediamo di essere gli unici esseri viventi nell’universo, ma come canta Bacco nei Canti carnascialeschi di Lorenzo De’ Medici: “Chi vuole esser lieto, sia: di doman non c’è certezza“.

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