Il Superuovo

The Magic Bus: la figura di Alexander Supertramp in rapporto ai grandi della letteratura

The Magic Bus: la figura di Alexander Supertramp in rapporto ai grandi della letteratura

In generale la felicità corrisponde allo stato d’animo di chi è appagato, ed è un sentimento comune, ma vissuto in maniera diversa da ognuno di noi. 

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‘Alexander Supertramp’, pseudonimo di Cristopher McCandless, è il giovane americano del libro di Jon Krakauer, che ha ispirato il film di Sean Penn ‘Into the Wilde’; egli gira il mondo per due anni: niente piscina, niente cani e gatti, niente sigarette. Libertà estrema. Un estremista. Un viaggiatore estremo che ha per casa la strada. Questo ragazzo grazie alla sua esperienza riesce a convogliare, seppur in parte, i pensieri convergenti di alcuni dei pilastri della letteratura, mentre con altri entra in netta contrapposizione.

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McCandless e la teoria del piacere leopardiana

Giacomo Leopardi sostiene che l’umanità  sia condannata ad una condizione di perenne inappagamento e l’appurata inconciliabilità tra esistenza e desiderio di felicità inducono il poeta a rivedere profondamente il rapporto tra uomo e natura, la quale opera il bene ma viene corrotta dalla ragione. Gli uomini hanno una tendenza al piacere, ma subentra la delusione in quanto l’uomo non desidera un piacere, ma il piacere, il quale si può raggiungere attraverso le illusioni, destinate poi a cadere quando subentra la coscienza dei limiti umani. Secondo Leopardi la razionalità è la causa dell’infelicità e da ciò deriva la consapevolezza che l’essere umano non è adatto a vivere nella società, perché questa lo annienta. I moderni sarebbero divenuti incapaci delle grandi esperienze in quanto essi utilizzano l’intelletto per conoscere il mondo, ma si sentono sempre meno in grado di intervenire in esso per modificarlo, per questo motivo essi appaiono condannati ad un individualismo di massa privo di identità. McCandless fa proprio questo: annientato dalla società raggiunge le terre dell’Alaska dove vive in solitudine all’interno del suo magic bus per circa 112 giorni, per poi morire avvelenato da un frutto selvatico nel 1992.

“Il fanciullo” Supertramp

“C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo.” Questo è quello che scrisse Alexander in una lettera ad un suo amico. Questo suo modo di vivere entra in netto contrasto con uno dei temi di Giovanni Pascoli: il ‘nido’. Il ‘nido’ è un elemento mentale di sicurezza, è il luogo della ricomposizione dell’unità familiare, uno spazio chiuso che permette il riparo dalla società inospitale. Si avvicina, però, ad un’altra tematica oggetto di riflessione dello stesso poeta, quella del ‘fanciullo’. La maggior parte degli uomini smarrisce la dimensione infantile, grazie alla quale essi sono in grado di provare emozioni intense e porsi direttamente in relazione con la natura e le cose; è possibile guardare con meraviglia il mondo attraverso un percorso che coinvolge le zone più recondite della nostra coscienza, quei sentimenti nascosti che ereditiamo alla nascita.

Il viaggio verso il ‘Magic Bus’

Il bus nel corso degli anni è diventato un luogo di pellegrinaggio mistico, dove si sono compiute anche diverse tragedie: recentemente cinque escursionisti italiani sono stati soccorsi durante il loro viaggio, una donna e suo marito sono deceduti, trascinati via dal fiume, nel tentativo di raggiungere l’autobus. Secondo l’ideale di Gabriele D’Annunzio per essere felici è necessario immergersi completamente in tutte le esperienze, proprio come ha fatto il giovane Christopher, per fare della nostra vita ‘un’opera d’arte’. Ma dobbiamo tuffarci nella vita anche a costo di soffrire? Dobbiamo fare nuove fare nuove conoscenze rischiando di vivere un’esistenza breve ma felice,come quella di McCandless? O limitarci? trascorrendo una vita lunga ma non totalmente appagata.

Risultato immagini per into the wild cris con lo zaino in spalla

Forse raggiungere il ‘Magic Bus’ sarebbe come raggiungere la felicità. Lord Byron disse: “They say that hope is happiness“, la felicità è nella speranza, e da ciò è possibile dedurre che il piacere e la vita stessa corrispondano al viaggio verso il bus n°142, il quale rappresenta il punto di arrivo, ma non tutti riusciamo a concepirlo. Dunque, ci vengono metaforicamente presentate due possibilità: morire prima di raggiungerlo o morire dopo averlo raggiunto, sta a noi decidere. La sorte di Chris dimostra la veridicità ‘dell’ideale dell’ostrica’ di Giovanni Verga, ovvero: se l’ostrica si stacca dallo scoglio essa verrà divorata da qualche predatore, così se il singolo e fragile individuo, parte di un mondo strutturato da leggi ferree e immodificabili, decide di lasciare il suo ambiente per curiosità, per migliorare la propria vita o per esplorare nuovi luoghi, e quindi addentrarsi nella vaghezza dell’ignoto, finisce inevitabilmente con l’essere divorato dal mondo. Questo ideale consiste nella capacità di stare legato al proprio ambiente, di porsi al di fuori del fiume del progresso e della storia, di accettare il bene come il male con la stessa mancanza di ribellione.

Negli ultimi istanti dell sua vita McCandless, tra le righe di un libro, scrisse: “La felicità è reale quando condivisa!“e proprio tra le righe della nostra vita dovremmo condividere questo sentimento e decidere in quale misura viverlo, raggiungendo quindi il nostro ‘Magic Bus’.

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