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“The King’s Man – Le origini”: scopriamo verità e finzioni dietro il terzo capitolo della saga

“The King’s Man – Le origini”: scopriamo verità e finzioni dietro il terzo capitolo della saga

Dopo cinque anni arriva nelle sale il terzo capitolo dell’attesissima saga sui Servizi Segreti inglesi: “The King’s Man – Le origini”. Tra storia e fantasia scopriamo gli eventi che vengono narrati nel nuovo film.

Matthew Vaughn, ancora una volta dietro alla macchina da presa, firma la terza puntata della saga “The King’s Man”. Questa volta lo fa scavando nel passato, agli inizi del ‘900, alla ricerca delle origini del Servizio Segreto di Sua Maestà. Sullo sfondo della Grande Guerra, ormai imminente, si intrecciano le storie di personaggi reali e di fantasia impegnati a combattere contro nemici senza volto e canaglie celebri. Insomma, tra storia e “fantastoria”, il nuovo film ispirato dalla serie a fumetti di Mark Millar promette un buon mix di azione e divertimento, distaccandosi in qualche modo dai suoi predecessori.

Le origini

Londra, inizi del ‘900. É questo il contesto che apre i primi momenti del film, anticipando il gusto “british” che caratterizza l’intera pellicola. Il nostro protagonista è Orlando Oxford, interpretato da Ralph Fiennes, Duca di Oxford. Dopo alcune iniziali vicende in Sud Africa il film fa un salto temporale e ci riporta in Inghilterra, dove troviamo il Duca di Oxford alle prese con il figlio, smanioso di arruolarsi nell’esercito britannico e partecipare all’azione. La Prima guerra mondiale è ormai imminente e proprio sullo sfondo del conflitto si articola la prima parte del racconto, che vede impegnati i protagonisti e gli antagonisti in una lotta all’ultimo colpo per cercare di sventare l’invitabile. La seconda parte, che tratta effettivamente dello svolgimento del conflitto, assume invece toni più serie e una sorta di solennità che in in certo senso non appartiene propriamente alla saga, più votata al comico. Tuttavia, il film non delude: il regista è riuscito a rappresentare con efficacia lo spirito del tempo, l’eleganza inglese e soprattutto a riportare in auge lo stile dell’agente segreto, strizzando l’occhio a James Bond. L’ucronia la fa da padrona e chi è attaccato ad una rappresentazione filologica della storia potrebbe storcere il naso ma ,a mio avviso, la commistione tra realtà e finzione, personaggi reali e di fantasia, funziona bene e non annoia. Insomma, “The King’s Man – Le origini” è un must per gli appassionati della serie, ma potrebbe essere interessante anche per chi si approccia ai film di Vaughn per la prima volta.

Tra storia e finzione: l’ucronia

Come anticipato nel paragrafo precedente, tutto si basa sull’ucronia e presenta eventi storici accanto a fantasiose ricostruzioni. Durante i 131 minuti del film, sullo schermo si susseguono personaggi reali e non, in una commistione che non lascia delusi. Singolare è la scelta di lasciar interpretare a Tom Hollander ben tre personaggi: Re Giorgio V, lo Zar Nicola II (data l’incredibile somiglianza tra i reali cugini) e il Kaiser Guglielmo II. Soprattutto tra le fila dei cattivi troviamo personaggi storici realmente esistiti, a partire da Erik Jan Hanussen, famoso illusionista austriaco, interpretato da Daniel Brühl, o ancora Rasputin, Mata Hari e Gavrilo Princip che rientrano tra i principali antagonisti, il cui obbiettivo è destabilizzare l’ordine mondiale e mettere una contro l’altra le grandi potenze scatenando la guerra, sotto la guida del misterioso “Pastore”. Tra i buoni troviamo invece Herbert Kitchener, Segretario di Stato per la Guerra britannico, il Presidente americano Woodrow Wilson e l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria. Le vicende di tutti questi personaggi si intrecciano tra realtà e finzione, raccontando al grande pubblico gli eventi che hanno portato al Primo conflitto mondiale con un pizzico di immaginazione e creatività. Nonostante la storia ci insegna che le cose sono andate diversamente, la pellicola di Vaughn racconta in modo alternativo e con una certa ironia argomenti che sono stati inevitabilmente tragici per l’umanità.

L’attentato di Sarajevo

Uno dei momenti più salienti del film è sicuramente la rappresentazione dell’attentato di Sarajevo ai danni dell’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria. Nella scena, il protagonista Orlando Oxford, viaggia a bordo della vettura che trasporta l’erede al trono d’Asburgo e riesce a deviare una bomba a mano indirizzata al Principe usando un ombrello a mo’ di mazza, salvando, almeno momentaneamente, la situazione. Nella realtà le cose sono leggermente diverse, vediamolo insieme: in primis, il film rappresenta Gavrilo Princip come unico esecutore materiale dell’azione, mentre sappiamo che non era affatto da solo. Quel giorno gli attentatori erano almeno cinque, e non fu Princip a scagliare la bomba a mano che diede il via ai disordini. Le ricostruzioni ci dicono, infatti, che in seguito al fallimento del primo attentato il giovane bosniaco considerava l’azione fallita e stava tornando a casa, fu solo la particolare convergenza degli eventi a permettergli di compiere l’omicidio. Infatti, in seguito al caos causato dall’esplosione della bomba, la folla presente a Sarajevo quel giorno rendeva le strade impraticabili, di conseguenza la vettura che trasportava Francesco Ferdinando si trovò bloccata e costretta a procedere a passo d’uomo. L’epilogo della vicenda è noto a tutti, l’omicidio di Sarajevo sarà la scintilla che accenderà la polveriera d’Europa e catapulterà tutto in continente in una brutale guerra.

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