The Good Place: l’ambiguità del Paradiso–Inferno a confronto con gli Inferi latini

The Good Place è una serie televisiva fantasy, creata da Michael Schur, che racconta l’esistenza di un Paradiso utopico, un aldilà destinato alle persone che in vita si sono comportate in modo ammirevole. Ma, ben presto, questo Paradiso si rivela un vero e proprio Inferno.

Nel corso dei secoli il concetto di aldilà è sempre stato mutevole, a seconda del contesto culturale e sociale in cui si sviluppava. Se per i cristiani l’aldilà è inevitabilmente bipartito tra coloro che in vita hanno agito in modo positivo e quanti invece hanno peccato, per gli induisti la morte coincide principalmente con una reincarnazione e, quindi, con una seconda vita terrena. Diverse risposte alla stessa domanda: che cosa c’è dopo la morte? Questo, infatti, è il dilemma che si sono poste milioni di generazioni e che ancora ci poniamo noi oggi. Ma, ahimè, è estremamente difficile trovare una risposta univoca. E questo possiamo constatarlo, oltre che dai diversi tipi di fede, anche dalle continue varianti che ci vengono proposte sul grande schermo o dalla cultura popolare. Se in Once Upon a Time, ad esempio, l’Inferno proposto è quello della mitologia greca, con tanto di Ade che lo governa, in Le terrificanti avventure di Sabrina quello cristiano ha la meglio. E ancora, in The Good Place, appare un aldilà totalmente diverso da tutto ciò che conosciamo, un’utopia piuttosto ambigua.

Michael e Eleanor in The Good Place

 

The Good Place: il Paradiso-Inferno

The Good Place è una serie televisiva incentrata sulle avventure di Eleanor Shellstrop, interpretata da Kristen Bell. Eleanor è una donna profondamente egocentrica e menefreghista che, inaspettatamente, dopo essere stata investita da un camion, si ritrova in Paradiso, nel The Good Place (“il posto dei buoni”). Questo luogo, destinato a coloro che in vita si sono comportati bene, dovrebbe rappresentare la perfezione: ogni dimora è progettata secondo il gusto e le necessità del suo occupante, tutti vivono in armonia e con gioia, ad ogni angolo si trova un negozio di frozen yogurt, che pare essere il cibo che tutti preferiscono. Peccato che, dopo pochi minuti, Eleanor capisce che c’è stato un errore. La Eleanor Shellstrop che dovrebbe trovarsi in Paradiso, un avvocato di successo con una grande vena filantropica, non è lei. In realtà, per uno scambio di identità, la nostra Eleanor è finita in Paradiso al posto dell’altra, che occupa, invece, il posto a lei assegnato all’Inferno. Dopo questa constatazione iniziano le avventure di Eleanor che, aiutata da Chidi, un professore di etica che dovrebbe essere la sua anima gemella, cerca di nascondere il segreto e diventare, nel frattempo, una persona migliore, così da potersi guadagnare il posto che occupa. Una missione che, tuttavia, provoca più sofferenza che altro. D’altronde, tutte le persone intorno alla protagonista sembrano soffrire, come i vicini di casa Jianyu e Tahani, insoddisfatti della vita in Paradiso. Scopriamo così con il tempo che ciascuno degli abitanti nasconde qualche segreto e che tutti, in quel Paradiso, sono infelici. Insomma, un Paradiso che sembra quasi un Inferno. Ed è proprio così infatti. Alla fine della prima stagione scopriamo che in realtà The Good Place è un esperimento promosso da Michael, un demone che, in apparenza, era il responsabile del luogo. Michael aveva cercato di creare un nuovo tipo di Inferno, lontano dalle torture e dal fuoco eterno della tradizione, in cui le anime potevano assaporare una felicità illusoria, che, in realtà, provocava più dolore che altro. Insomma un Inferno 2.0 in cui torturare i dannati in modo originale. Un vero e proprio Paradiso-Inferno.

 

I protagonisti della serie, da sinistra: Michael (Ted Danson), Janet (D’Arcy Carden), Chidi (William Jackson Harper), Jianyu (Manny Jacinto), Tahani (Jameela Jamil) e Eleanor (Kristen Bell)

 

Gli Inferi latini, quando le anime non venivano nemmeno giudicate

The Good Place è una serie divertente e brillante, certamente originale. E, come abbiamo detto, rappresenta l’ultimo stadio dell’evoluzione del concetto di aldilà, sempre in continuo cambiamento. Ma è interessante anche ripercorrere a ritroso tale evoluzione, osservando la vita ultraterrena di volta in volta proposta nei secoli. Lo so, istintivamente, se pensiamo alla tradizione letteraria che riguarda l’aldilà, il primo nome che ci viene in mente è quello di Dante. Chi, d’altronde, non ha mai sentito parlare della Divina Commedia? Un cimelio della nostra cultura, straordinario ed emozionante, che ci propone un Inferno e un Paradiso (poiché il Purgatorio è un concetto prevalentemente sviluppato nel Medioevo) perfettamente concordanti con la cultura del nostro Paese. Nonostante i dettagli peculiari delle punizioni dei dannati, infatti, la bipartizione tra “buoni” e “cattivi” che attua il Sommo Poeta trova un perfetto riscontro nella tradizione popolare e religiosa italiana. Fin dalla letteratura latina, e ancora prima in quella greca, che ha ispirato molti dei nostri scritti, coloro che in vita si erano comportati male dovevano essere puniti, mentre quelli che avevano agito correttamente meritavano di essere premiati. Ma in realtà questa distinzione tra dannati e beati è nata nel corso dei secoli, come evoluzione di credenze antecedenti. Prima di Omero, ad esempio, gli Inferi erano un luogo, prevalentemente inteso come una caverna sotterranea, in cui le anime continuavano le occupazioni che avevano svolto in vita, senza alcun giudizio sulle proprie azioni. L’invenzione del Tartaro (poi confuso con quello che oggi definiamo Inferno) e dei Campi Elisi sono postume, nate dall’esigenza di glorificare alcuni personaggi e punirne altri. Ma nonostante questo, i defunti, continuavano a vivere gli uni accanto agli altri, separati casomai da mura. A questo proposito, nell’Eneide, ad esempio, notiamo che le anime cattive e quelle buone coesistono nella stessa caverna (gli Inferi), anche se ovviamente le prime si trovano nel Tartaro e le seconde nell’Eliseo. Ma questi due luoghi non sono ubicati in regioni remote tra loro, come nell’ideologia cristiana, in cui gli uni si trovano nella profondità della terra e gli altri nel cielo, ma bensì abitano tutti la stessa spelonca, l’Averno. Un po’ come, all’inizio di The Good Place, Eleanor, destinata alla perdizione eterna, viene torturata dai propri segreti accanto ad anime apparentemente beate.

Raffigurazione tradizionale di Caronte che traghetta le anime degli Inferi

Camilla Cavalli

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