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The Following: come si esercita la persuasione

The Following: come si esercita la persuasione

La letteratura contro la scienza, serialminds.com

“La pazzia è il godimento dei sensi”

Sulle note di Sweet Dreams di Mailyn Manson si apre il primo episodio di una serie tv particolarmente intensa, The Following. È la storia thriller di un ex agente dell’FBI e un ‘poetico’ serial killer. Una lotta classica quella tra i due, sono i personaggi però ad essere particolari. Da un lato abbiamo Ryan Hardy, un uomo ritirato dalla sua professione di agente dell’FBI in quanto invalido, dopo essere stato pugnalato al cuore dall’assassino Joe Carroll. Ryan torna però in scena quando il serial killer riesce ad evadere dalla prigione in cui era detenuto. Joe Carroll, invece, è un professore universitario di letteratura inglese, amante in particolar modo di Edgar Allan Poe. Una sorta di ossessione la sua, una ‘follia d’arte’ – come viene definita nella serie. Inizia la sua attività da serial killer, creando attorno a sé un vero e proprio culto, ‘arruolando’ persone pronte a sacrificarsi per la sua stessa causa. Un racconto interessante e inquietante al tempo stesso: una setta formata da persone psicologicamente instabili e che agiscono alla luce del sole. Una setta creata senza costrizioni ma solo grazie alla persuasione, al fascino – fisico e intellettuale – di un folle omicida.

L’arte della persuasione

L’aspetto interessante è proprio questo: un individuo solo che riesce ad influenzare e a persuadere un gruppo di persone, fino a spingerle a rapire, uccidere e uccidersi. Erroneamente si pensa che sia la maggioranza a spingere all’uniformità, ma esistono situazioni in cui è il singolo a stringere tra le mani le redini delle vite altrui. Specificando che la fonte è colui che influenza e il bersaglio è colui che viene influenzato, l’influenza viene esercitata dalla fonte in base all’autorità riconosciutagli dagli altri membri del gruppo, che spesso rivestono il ruolo di bersaglio. Più l’autorità è considerata legittima, più le persone tenderanno ad obbedirle e spesso è la scelta più ovvia e vantaggiosa. E cosa c’è di più ‘autorevole’ di un professore universitario? L’obbedienza quindi comporta sempre una struttura gerarchica tra fonte e bersaglio, in modo tale da legittimare quel potere proprio in base alla disuguaglianza sociale, e chi segue un’autorità è sempre pronto a riconoscerlo.

I carnefici della follia d’arte, nico-tortorella.com

Non siamo stati noi

Lo psicologo statunitense Stanley Milgram condusse numerosi esperimenti a riguardo, con lo scopo di individuare quali fossero le condizioni che favoriscono o ostacolano la ‘sottomissione’. Uno dei fattori individuati è proprio la legittimità dell’autorità: quando il ruolo principale è assunto da un altro ‘partecipante’, si verifica un calo netto di obbedienza. Questo perché un ordine proveniente da una persona alla pari non è considerato legittimo. Nella serie è evidenziato in alcuni momenti, per esempio quando i ‘cultori’ si trovano ad agire da soli senza una definita indicazione di Joe.
Un altro fattore è la presenza di dissidenti, cioè di coloro che si rifiutano di obbedire agli ordini. Ciò funge da sostegno sociale per i titubanti. Jacob, uno dei seguaci di Carroll, nella serie sembra essere il più ‘buono’, spesso si troverà a fare scelte poco consone al suo ruolo di carnefice.
Milgram inoltre ha osservato che più è chiara la responsabilità personale e più l’individuo tenderà ad evitare atti criminosi. Il sentirsi invece sollevato dalla responsabilità delle proprie azioni facilita l’obbedienza. In The Following questo è vero, ma con un’accezione diversa: i seguaci di Joe non sono sollevati da alcuna responsabilità, sono solo a doversi sporcare le mani. Ma il doverlo fare per una ‘giusta causa’ li incita a continuare la loro battaglia, sicuri dei propri valori.

“La morte è bellezza”, eu.usatoday.com

Un popolo, un impero, un capo

Una fonte deve necessariamente essere credibile agli occhi dei propri bersagli, deve ottenere la loro fiducia senza bisogno di riconoscimenti formali o di pressioni di alcun tipo. Le due caratteristiche che rendono una fonte credibile sono la competenza e l’affidabilità: sa affrontare ogni tipo di problema – Joe anche se in prigione riesce a gestire tutto perfettamente – e si percepisce la sua motivazione nelle azioni che compie – la malata ‘follia d’arte’. Oltre questi elementi basilari, la fonte deve apparire sincera, disinteressata e priva di secondi fini: Joe infatti si limita ad essere un bravo professore. È pur vero che esprime le sue percezioni in maniera molto persuasiva e con un’oratoria spaventosamente intrigante, ma sono stati sempre i suoi studenti a fare il primo passo. Inoltre la sua oggettiva bellezza ha sempre giocato a suo favore.L’aspetto esteriore è una caratteristica standard: una persona bella e piacente è sicuramente più avvantaggiata. Quando una fonte è attraente, si è più inclini ad assecondarla anche in temi che coinvolgono poco o per niente il bersaglio. “Le persone che ci piacciono hanno opinioni corrette”, ma non è affatto così.
Un’attrazione e una persuasione molto forte – come quella esercitata da Joe Carroll – può provocare effetti devastanti, può indurre una persona a uccidere o a uccidersi. Un’attrazione fatale, insomma. Queste conseguenze così violente avvengono unicamente perché l’individuo è portato alla ‘folie à deux’, la perdita totale del senso di realtà, derivante quasi sempre da un rapporto malato e ossessivo.

Sarà una storia tradizionale stavolta. Cattivo contro eroe. Il bene contro il male. Con un protagonista che spinga i lettori a investire i loro soldi. Un uomo imperfetto, disperato, in cerca di redenzione. E quello sarai tu, tu sarai il mio eroe imperfetto. Uccidendo, questo me lo sono assicurato.” – Joe Carroll.

Martina Di Perna

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