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La trama intricata di “The Departed” si snoda intorno alle figure centrali di tre personaggi: il boss mafioso Frank Costello (Jack Nicholson), il suo figlioccio Colin Sullivan (Matt Damon) e la recluta di polizia Billy Costigan (Leonardo Di Caprio). Le vicende dei tre protagonisti si intrecciano sullo sfondo di una Boston controllata dall’impero del potente gangster, fornendo così un punto di vista della malavita del tutto interno e costruito sulla confusa opposizione tra criminalità e legge, verità e menzogna, bene e male. Sullivan/Damon viene scelto dalla Squadra Speciale Investigativa per distruggere Costello, ma quello che la polizia non sa è che a sua volta Sullivan lavora come talpa per lo stesso Costello. Costigan/Di Caprio, invece, viene inserito dalla polizia in un’operazione sotto copertura per infiltrarsi nella banda di Costello. Il film di Scorsese capovolge in continuazione le prospettive, rendendo “The Departed” un avvincente gangster movie in cui uno dei temi portanti del film sarà proprio  la totale relatività delle nozioni di bene e male e tutti i paradossi della morale che ne derivano.

Frank Costello come il viandante nietzschiano

All’inizio del film il boss Frank Costello, rivolgendosi a Colin, dice: «Quando avevo la tua età, i preti ci dicevano che potevamo diventare poliziotti o criminali. Oggi quello che ti dico io è questo: quando hai davanti una pistola carica, qual è la differenza?». Nel personaggio di Frank Costello è possibile rintracciare una pluralità di caratteristiche che esemplificano alla perfezione molti riferimenti alla filosofia nietzschiana. In questa direzione, infatti, il boss mafioso sembra rifiutare qualsiasi costrizione morale, esaltando la propria forza e potenza e, soprattutto, disprezzando ogni forma di debolezza. È specialmente in questo, infatti, che Jack Nicholson esibisce in maniera completa le qualità di un personaggio nietzschiano. Ad esempio, in una scena del film Costello accusa la Chiesa di ipocrisia e il mondo ecclesiastico di moralismo: “La Chiesa vuole che tu stia al tuo posto, in ginocchio, in piedi (…) un uomo si fa strada da solo, nessuno ti regala niente, te lo devi prendere”.

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Come si vede, vi è in lui una percezione della realtà che ruota intorno agli ideali di orgoglio, desiderio e potere, ma non solo. Vi è in questo personaggio una volontà di tragicità che lo porta ad avere uno sguardo di profondo disinganno nei confronti della vita per cui, sebbene “nessuno ti regali niente”, è tuttavia possibile prendersi da soli ciò che si desidera. Costello è un personaggio molto complesso che sembra non avere alcuna meta finale a cui tendere, esattamente come la figura del viandante di Nietzsche. Questo personaggio rappresenta, sotto una luce inquietante e più violenta, esattamente la stessa volontà di sentirsi vivo e di avere un ruolo nel mondo. “Chi anche solo in una certa misura è giunto alla libertà della ragione, non può non sentirsi sulla terra niente altro che un viandante per quanto non un viaggiatore diretto a una meta finale: perché questa non esiste. Ben vorrà invece guardare e tener gli occhi ben aperti, per rendersi conto di come veramente procedano le cose nel mondo; perciò non potrà legare il suo cuore troppo saldamente ad alcuna cosa particolare: deve esserci in lui stesso qualcosa di errante, che trovi la sua gioia nel mutamento e nella transitorietà” (Nietzsche).

La complessità del reale

Agenti corrotti, talpe, criminali e infiltrati sono tutti elementi che danno vita a quella considerazione nietzschiana del rimescolamento continuo dei valori e dell’impossibilità di incarnarli realmente. L’intuizione del filosofo è stata proprio quella di aver colto come la realtà altro non sia se non una combinazione confusa di sfaccettature diverse. La realtà non si lascia definire in modo netto e questa concezione è perfettamente racchiusa nelle scene finali del film, in cui Scorsese capovolge la situazione attribuendole un significato nuovo. In quest’ottica l’unico personaggio che riesce a costruire una morale autonoma è Billy (Di Caprio), il quale percepisce la sovversione delle proprie aspettative, ma nonostante ciò, le accetta e le impara a conoscere. Quella “trasmutazione di valori” della riflessione Nietzschiana viene dunque ben spiegata dalla figura di Costigan che vive con piena consapevolezza i propri dubbi e le proprie fragilità.

Infatti la vita, non più racchiusa nelle antiche spiegazioni e non ancora gioiosamente e tragicamente accettata nella sua mancanza di senso, straripa sempre più pericolosamente: Fratelli miei, non è oggi tutto nel flusso della corrente? Non sono caduti in acqua tutti gli esili ponti e i parapetti? Chi potrebbe mai appigliarsi ancora a bene o male?
(Nietzsche, Così parlò Zarathustra).

 

 

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