Terza età, soddisfazione sessuale e vecchiaia al contrario: il curioso caso di Benjamin Button

Un recente studio ha dimostrato che al giorno d’oggi sono poche le persone anziane che hanno ancora una vita sessuale soddisfacente, nonostante la salute e la qualità della vita ne trovino un netto giovamento.

Quando pensiamo al tema della sessualità ci viene difficile pensarlo anche in relazione alle persone anziane. Spesso le persone credono che più si invecchia più il desiderio sessuale si spegne. La realtà dei fatti però è ben diversa perché anche le persone anziane possono ancora trovare soddisfazione dal punto di vista fisico. Inoltre un recente studio ha dimostrato che non sono moltissimi gli anziani soddisfatti, nonostante sembra che ne benefici perfino la qualità della vita. Avere una vita sessuale soddisfacente infatti aiuta a mantenere delle relazioni intime altrettanto soddisfacenti, oltre a sostenere l’autostima e a migliorare la salute e la qualità della vita.

Lo studio

La London School of Hygene & Tropical Medicine ha indagato il modo in cui lo stile di vita, fattori legati alla salute e le relazioni amorose possano influenzare il grado di soddisfazione riguardante la vita sessuale, con conseguente benessere generale dell’individuo. I ricercatori hanno utilizzato i dati di un’inchiesta nazionale britannica che riguardava la vita sessuale, integrando il tutto con interviste strutturate condotte su una popolazione di 3500 anziani (tra i 55 ed i 74 anni). Uno dei limiti dello studio è già evidente e riguarda la ristrettezza della fascia d’età del campione selezionato. Non si sa quindi cosa accada dopo i 74 anni.

Nonostante ciò però i ricercatori sostengono l’importanza di tale ricerca perché ha un impatto non indifferente sulla salute in generale, dato che quest’ultima è un buon predittore della qualità della vita. Purtroppo gli studi che vanno in questa relazione sono ancora esigui, però qualche passo in avanti è stato già fatto proprio grazie a tale studio.

I risultati

Soltanto il 42% di uomini e di donne si è dichiarato soddisfatto della propria vita sessuale. Inoltre un uomo su quattro ed una donna su sei soffrono di patologie che impediscono di poter avere una buona vita sessuale. Sembrerebbe che queste persone non abbiano ricercato l’aiuto di alcun tipo di professionista né nell’ambito della salute corporea né in quello della salute mentale. Va da sé che questo inevitabilmente peggioreranno la qualità della vita di queste persone ed il loro benessere.

Quest’ultimo dato nello specifico è di grande importanza per lo studio perché potrebbe avere degli importanti risvolti dal punto di vista pratico. Se infatti si potessero risolvere i problemi di queste persone, la loro vita sessuale ne gioverebbe. Come conseguenza miglioreranno anche la qualità generale della vita ed il loro benessere. Sembrerebbe quindi che la vita sessuale possa essere una finestra dalla quale poter accedere per giungere ad una vita soddisfacente anche da anziani.

Gerontofilia: l’attrazione sessuale verso le persone anziane

Il termine gerontofilia è di origine greca ed indica l’attrazione sessuale specifica, tendenzialmente esclusiva, verso le persone anziane da parte di soggetti molto più giovani rispetto a loro. Attualmente né il DSM né l’ICD presentano dei riferimenti a questo disturbo, ma nel contesto forense esso può essere considerato come un disturbo ‘con altra specificazione‘ o come un ‘disturbo parafilico non specificato‘. A complicare ulteriormente il quadro troviamo descrizioni psicopatologiche molto varie, pochi casi e studi in merito ed una riflessione medico/psicologican pressocché inesistente.

Gerontofilia
Si può parlare di disturbo solo nel caso in cui queste insolite preferenze sessuali rechino danni all’oggetto del desiderio o quando il rapporto non è consenziente.

Dal punto di vista psicoanalitico le cause potrebbero essere legate al mancato superamento dei complessi tipici della fase edipica (per gli uomini) e di Elettra (per le donne). Al di là delle ipotesi sulle sue cause, resta evidente che si tratti di preferenze sessuali insolite, le quali però non devono necessariamente essere etichettate come ‘sbagliate‘ o ‘anomale‘, purché l’oggetto del desiderio sessuale sia consenziente e purché non gli vengano causate umiliazioni e sofferenza. Purtroppo gli studi a nostra disposizione sono stati condotti su un campione di individui che aveva abusato delle persone anziane e questo avveniva specialmente in strutture residenziali.

Alcuni studi sull’argomento

Una ricerca del 2014 aveva individuato 119 ‘sexual abusers‘ (abusatori sessuali), 32 dei quali confermati come colpevoli, segnalati dalle autorità poiché avevano abusato delle persone anziane residenti nella struttura presso la quale lavoravano. Inoltre la ricerca ha delineato le caratteristiche che la vittima dovrebbe avere: abuso di sostanze, tratti dominanti o sadici della personalità e malattie mentali. Sembrerebbe che la maggior parte degli abusatori appartengano al genere maschile. Naturalmente se la persona non è consenziente si passa direttamente in ambito legale.

Uno studio americano del 2006 ha riportato che le aggressioni sessuali che si verificavano presso le strutture di cura erano raramente segnalate alle autorità competenti. I colpevoli agivano così indisturbati, favoriti dal fatto di lavorare proprio presso delle strutture che invece dovrebbero prendersi estrema cura dei nostri parenti più anziani. Per questo motivo non è possibile stimare effettivamente quante siano le persone anziane che ogni anno subiscono questo genere di abusi e violenze, ma si possono comunque ottenere dei numeri incrociando una serie di dati per poterci fare un’idea in merito alla questione.

Considerando i dati raccolti dall’ISTAT nel 2005, la popolazione italiana sarebeb comporta da circa il 20% di persone anziane, considerando come tali le persone dai 65 anni in su. Applicando a tali numeri la stima del fenomeno secondo il NEAIS (National Elder Abuse Incidence Study) relativo alle nazione europee, mediamente i casi di maltrattamento annui dovrebbero essere circa 500.000. Nonostante queste stime non siano ufficiali, sottolineano comunque l’importanza di approfondire il fenomeno, soprattutto da parte di tutti coloro che lavorano a stretto contatto con persone anziane in apposite strutture, che siano medici oppure operatori sanitari. Queste persone infatti sarebbero le uniche a notare eventuali segni di maltrattamento o di abuso, diventando l’unico modo delle vittime si fuggire dai loro carnefici.

Il curioso caso di Benjamin Button

Il titolo di questo noto film del 2008 non può non suscitare una certa curiosità ed un certo interesse. Chi non lo ha mai visto né ha mai letto l’omonimo racconto di Francis Scott Fitzgerald inizierà a chiedersi di cosa si tratta. Potrebbe essere un caso di omicidio oppure un film su una curiosa scoperta scientifica. Non si tratta di nessuna di queste alternative perché il film racconta di un uomo che nasce già vecchio, novantenne per la precisione. Questo ‘bambino‘ presenterà infatti molte caratteristiche e perfino patologie tipiche delle persone anziane, tra cui l’artrosi, cataratta e sordità. La madre morirà dandolo alla luce, mentre il padre, preso dalla disperazione alla vista di suo figlio, lo abbandonerà sulle scale di una casa di riposo.

Il curioso caso di Benjamin Button
‘Il curioso caso di Benjamin Button’, l’uomo che nacque già vecchio.

Una dolce coppia troverà il bambino e notando il suo aspetto deforme decidono di farlo visitare da un medico. La prognosi è piuttosto negativa perché il piccolo sembra essere affetto da invecchiamento precoce, quindi secondo il medico non sopravviverà a lungo. La signora Queenie allora deciderà di tenere il bambino per garantirgli una vita breve ma intensa, cercando di fargli vivere al meglio i pochi giorni che sembrano essergli rimasti. Gli viene dato il nome di Benjamin.

Da quel momento in poi il piccolo si inserirà lentamente ed inizialmente con fatica nell’ambiente della casa di riposo, comportandosi esattamente come una persona anziana, con la differenza di non avere alcun ricordo del proprio passato. Accade qualcosa di sorprendente e di incredibile: più il tempo passa più Benjamin si rinvigorisce. Dopo circa sette anni infatti non avrà più bisogno della sedia a rotelle sulla quale era costretto perché avrà imparato a camminare. Da quel momento in poi il ‘piccolo‘ Benjamin continuerà a fare progressi ed a ringiovanire, fino a quando non lascerà la casa di riposo per vivere le avventure che lo stanno aspettando appena fuori dalla porta della casa di riposo. Durante una di queste sue avventure avrà anche la fortuna di conoscere e vivere l’amore, anche se con non poche difficoltà.

Martina Morello

 

 

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