Tanti auguri al neo-dodicenne hashtag, il cancelletto che non ti fa sentire solo sui social

I social sono quel luogo dove l’obiettivo è far parte di un gruppo. Gli hashtag servono allo scopo da 12 anni. 

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Quasi tutti usano gli hashtag quotidianamente sui loro profili social. Nonostante questo, però, in pochi si chiedono quando questa ‘cosa da nerd’ sia nata. Bisogna ringraziare Chris Messina, che nel 2007 dava inizio ad una moda che va avanti da 12 anni.

 

#barcamp, il primo hashtag della storia di Internet

Era il 13 agosto del 2007 quando Chris Messina, il futuro manager di Uber, scriveva su Twitter “How do you feel about using # (pound) for groups. As in #barcamp?”. Lui ancora non poteva immaginarlo, ma aveva appena dato inizio ad una moda che ancora dopo 12 anni non si è fermata.

Nonostante sia stato definito ai tempi come una ‘roba da nerd’, il cancelletto ha reso Twitter il ‘social che racconta ciò che succede nel mondo’ ed è ora talmente diffuso che tutte le piattaforme di comunicazione, sia on che off-line, se ne avvalgono per raggiungere più pubblico possibile.

Come hanno fatto quattro segni a diventare così importanti nella quotidianità di tutti? La risposta è meno complessa di quello che può sembrare. Tutto ritorna ancora ai famosi bisogni umani su cui si basano i sociale tutte quelle invenzioni create per intrattenere l’uomo: dargli un sentimento di comunità ed un’impressione di importanza.

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L’hashtag è in breve tempo diventato il mezzo per creare una comunità sui social network

 

 

Se in un gruppo ti vuoi ritrovare, un hashtag devi creare

Già dagli anni ’50 si considerano gli umani esseri con dei bisogni sociali molto specifici. Sentirsi soli non è concepibile per essi. Al contrario, nutrono un profondo desiderio di sentirsi parte di una comunità che li rispecchi e che li faccia apparire appetibile agli occhi dei loro simili.

Mendelson e Papacharissi, due sociologi della comunicazione, hanno con gli anni sviluppato l’idea che questi semplici bisogni si riflettano nell’uso che gli umani fanno non solo dei media che li circondano, ma sopratutto dei social networks che da pochi anni fanno da padroni nelle vite di tutti. Insomma, i due hanno reso chiari i motivi per cui ci sentiamo dipendenti da quelle applicazioni che su nessun telefono ormai mancano.

Il motivo più palese, ma anche quello che ora come ora interessa di più, è quello della socialità. Come si diceva all’inizio, gli umani hanno necessità di sentirsi parte di un gruppo desiderabile. Iscriversi ad un social network è già un buon punto di inizio per lanciarsi nella mischia. Ma c’è di più, ed è qui che rientrano in gioco i neo-dodicenni hashtag.

Avere un avatar virtuale non basta, far parte della comunità degli utenti non si presenta come una garanzia di accettazione. Per soddisfare il proprio bisogno di integrazione sociale è necessario essere un membro attivo di quel determinato gruppo, seguire ed essere seguiti, distinguersi ed esporre il proprio gusto personale, così da diventare un leader della propria cerchia. Quale modo migliore se non creare una frase tipo che anche altri possono postare in modo semplice e veloce, che può essere ricercata aggiungendo un semplice segno prima di essa?

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La piramide dei bisogni di Maslow è stata usata come base per studiare l’uso dei media da parte delle persone

 

Le tendenze del 2019: dalla tv allo sport, passando per l’ambiente

Così gli hashtag hanno fatto la loro fortuna, approfittandosi di quegli umani che credono di esserne i padroni. Ma tralasciando queste descrizioni distopiche alla Io Robot, il fatto che oggigiorno il modo che viene usato per comprendere quali siano i temi più cari alle persone sia quello di andare a controllare quali hashtag siano i più popolari rimane.

A questo scopo Twitter ha rilasciato la lista che illustra quali siano gli hashtag più comuni in Italia nei primi mesi di questo 2019. Analizzando questi è facile comprendere cosa stia a cuore alle persone e quali siano gli argomenti di cui preferiscono parlare.

Al primo posto si posiziona (tristemente o meno) la tv, i cui programmi (da Reality Show a Serie TV) sono il tema preferito degli utenti di Twitter, il social re per quanto riguarda gli hashtag. Arriva poi la musica, commentata fedelmente dai più giovani e non. A seguire la politica, che si ripromette in questo ultimo periodo di scalare la vetta della popolarità, e lo sport.

Per finire, va detto che gli hashtag per funzionare non devono per forza rientrare tra i più popolari. Per diventare qualcuno e per esprimere un’idea che può essere seguita basta entrare tra gli hashtag significativi. Questi contraddistinguono quegli argomenti che hanno segnato i dibattiti più accesi dell’ultimo periodo. Tra questi, #FridaysForFuture o #RagazzeMondiali, che hanno creato intere file di utenti pronte a discutere a suon di post e meme su argomenti quali l’ambiente o l’emancipazione femminile.

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#FridaysForFuture è considerato un hashtag significativo, cioè un hashtag che contrassegna un argomento che ha creato un dibattito online

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