Il Superuovo

Superlega europea e denaro: ecco come potrebbero reagire i principali teorici del capitalismo

Superlega europea e denaro: ecco come potrebbero reagire i principali teorici del capitalismo

Con l’avvento della Superleague, il calcio europeo è in fibrillazione. L’ennesima faccia di una società che si basa solo sul potere. 

La Uefa si esprime sulla Superlega: chi partecipa sarà squalificato
La Uefa (Union of European Football Associations).

Il mondo del calcio ha ricevuto l’ennesima doccia gelata. Non bastano gli stipendi milionari e le competizioni spettacolistiche. I tifosi sono diventati ormai merce da sfruttare. Un po’ come avevano predetto i vari studiosi del capitalismo.

Karl Marx e il plusvalore all’interno della Superlega

Il filosofo ed economista tedesco non ha bisogno di presentazioni. E le sue predizioni per quanto riguarda la “società borghese” sembrano rivelarsi purtroppo sempre più esatte.
Con la borghesia del calcio, rappresentata dai capi delle squadre partecipanti, lo sfruttamento della tifoseria si sta radicalizzando. Soprattutto per quanto riguarda il merchandising e l’abbonamento alle piattaforme on-demand. La manodopera è il tifoso ora deluso. La merce si identifica in Sky e Dazn. A tutto ciò si deve anche il concetto di plusvalore calcistico.
Ma quest’ultimo come verrebbe rappresentato da Marx? Il cosiddetto ‘valore aggiunto‘ nella Superlega è quella che i calciofili chiamano fede. Un concetto piuttosto grottesco da definire, se consideriamo che il plusvalore secondo Marx si produce attraverso il pluslavoro. Ma se identificassimo quest’ultimo con la ‘lealtà’ alla squadra, allora la fede calcistica diventa un possedimento del proletario. Il tifo produce la fede. E la fede, di proprietà del tifoso, finisce nelle mani dei fondatori della Superlega. Triste da definire, ma purtroppo parlando in termini soggettivi è l’attualità. A meno che non si voglia costituire un comunismo calcistico, attraverso una rivoluzione dei tifosi.

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Marx sarebbe potuto andare d’accordo con Gary Neville, l’ex-calciatore del M.United, che ha condannato con veemenza la Superlega.

Adam Smith e la mano invisibile della famiglia Agnelli

Lo stesso economista scozzese avrebbe potuto presentare una teoria alquanto interessante. In quanto la Superlega è nata solo come fonte di guadagno, si potrebbe pensare ad un laissez-faire dei presidenti. E soprattutto uno in particolare avrebbe destato la curiosità di Adam Smith. Proprio lui, Andrea Agnelli.
Il patron della Juventus incarnerebbe perfettamente lo spirito egoistico che il libero mercato offre. Tranquilli tifosi bianconeri, l’egoismo in questo caso non è una caratteristica soggettiva. Per anni il liberismo avanza utilizzando una serie di comportamenti piuttosto individualisti. Infatti Agnelli ha conseguito brillanti risultati calcistici, privilegiando la cosiddetta mano invisibile.
La metafora può assumere diversi significati. Smith la interpretò come una ricerca dei propri interessi che porta benessere sia al singolo che alla società. Il presidente bianconero ad esempio è un diretto interessato. Un personaggio come lui ritroverebbe in Adam Smith il suo idolo. La proposta di creazione di una lega a scopo speculativo identifica il capitalismo come un arma finalizzatrice. Per pochi.
Sia chiaro, Smith non ritrae solo Agnelli nel suo pensiero. Bensì tutti i presidenti delle società sportive partecipanti.

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Il presidente Andrea Agnelli: la ‘mano invisibile’ del calcio europeo

John Maynard Keynes e l’intervento della Uefa

Per un liberalsocialista, l’economia keynesiana è come la Bibbia. Lo stato deve avere un suo libero mercato, ma allo stesso tempo deve intervenire in termini di ridistribuzione della ricchezza. Di conseguenza si andrebbe a creare un’economia mista.
Cosa che sta facendo in un certo modo la Uefa. Il presidente Aleksander Ceferin ha messo un veto contro questi club che parteciperanno alla Superlega, promettendo sanzioni ed esclusioni. In più si è schierato apertamente contro il nostro Adam Smith (Agnelli), nonostante il loro metodo simile di fare carriera. Ma non solo.
Come sappiamo, le teorie di Keynes andarono contro la scuola liberista austriaca e la scuola di Chicago. Esse sono rappresentate dai proprietari dei vari club. Se volessimo divertirci un po’, potremmo comparare Suning con Milton Friedman o Florentino Perez con Von Hayek! Insomma, i patron che diventano degli economisti. Potremmo spiegarlo così il processo di ‘privatizzazione del pallone’. Concetti che parleremo nel prossimo paragrafo.
Ma Keynes andò contro anche le teorie marxiste, definendole come ‘dottrine spicciole’ e ‘senza alcuna logica’. E come abbiamo prima affermato, Marx personifica il calcio pulito, popolare, collettivo. Quindi la stessa Uefa non sarebbe così propensa in realtà a tener conto dei tifosi, preferendo una sua dottrina di ‘capitalizzazione’ nel mondo del football. D’altronde, lo sport è di tutti.

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Aleksander Ceferin, il patron della Uefa, nonché il ‘keynesiano’ del calcio europeo.

Milton Friedman e il monetarismo dei club sportivi

Infine, non dobbiamo dimenticare il teorico capitalista per eccellenza. Ossia Milton Friedman, il pezzo grosso della Scuola di Chicago. L’uomo, le cui idee hanno influenzato personaggi come Mario Draghi, Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Il difensore dell’economia capitalista per eccellenza insomma.
Nel precedente paragrafo lo abbiamo raffigurato nei proprietari di questi dodici club. Che attenzione, non sempre sono i loro presidenti. Ad esempio, il Chelsea ha come proprietario il magnate Roman Abramovic, ma il suo presidente è l’avvocato Bruce Buck. Ma anche le squadre italiane come il Milan, l’Inter e la stessa Juventus. L‘Atletico Madrid ne ha addirittura 4 di proprietari!
Tornando però alle teorie di Friedman, essi hanno impedito che l’intervento della Fifa (lo Stato del calcio) possa mettersi di mezzo nei loro affari. L’economista statunitense infatti favorì il laissez-faire più puro nel sistema nazionale. Lo si potè vedere nel Cile di Pinochet, dove la dottrine socialiste di Allende vennero superate de facto a favore della più completa liberalizzazione del mercato.
E pensare che Friedman osò sporgersi addirittura più in avanti, paragonando il capitalismo alla salvaguardia delle libertà personali.
Può questo essere un pensiero attuale anche nel calcio? Certo che sì.
Andremo incontro ad una evoluzione? Certo che no.

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Zhang Jindong (a destra) con suo figlio Steven (a sinistra). Il primo, in quanto proprietario, sarebbe il “Friedman” dell’Inter.

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