
The Chainsmokers e Coldplay cantano un amore ordinario
I’m not lookin’ for somebody
With some superhuman gifts
Some superhero
Some fairy-tale bliss
Just something I can turn to
Somebody I can kissI want something just like this

Eugenio Montale, dalla donna angelo Clizia a Mosca
Il poeta Eugenio Montale (1896-1981) consapevole del fatto che ormai la poesia non potesse più trasmettere grandi messaggi è stato il cantore della dura, aspra e angosciante realtà. Nei suoi versi sono sempre presentati situazioni e paesaggi appartenenti alla quotidianità. Rimanendo costantemente ancorato alla ripetitività della futile esistenza, egli inizialmente vede una possibilità di straordinario in Clizia. Questo è lo pseudonimo che l’autore assegna ad Irma Brandeis, donna da lui amata, alla quale dedica alcuni componimenti de “Le occasioni” ma soprattutto de “La bufera e altro”. Essa appare come una donna angelo, ricalcata sui tratti della Beatrice del Dante stilnovista. In questa figura semi-divina egli intravede una speranza di salvezza dall’insensatezza del vivere. Eppure nonostante Montale invochi l’intervento di questa donna salvifica, la sua vera compagna di vita, colei che fino all’ultimo ha confortato il suo cuore è Mosca. Quest’ultimo è l’affettuoso soprannome di Drusilla Tanzi alla quale sono dedicate alcune fra le più belle e intense liriche.
Satura, l’arte di vivere l’affetto quotidiano
Quello fra Eugenio Montale e Drusilla Tanzi è un amore modesto, duraturo, non una grande passione lampante. Lei non è una messaggera divina come Clizia, non è parte di una qualche leggenda come quelle elencate nella canzone “Somenthing just like this”. È una donna normale, forse anche un po’ buffa per le spesse lenti dei suoi occhiali (da qui il nomignolo Mosca) eppure la sua morte provoca nell’animo del poeta un vuoto incolmabile. Nel suo consueto stare accanto, essa è stata portatrice di una sapienza quotidiana, di un costante prendersi cura: tutto ciò di cui il suo amato aveva realmente bisogno. Perché ciò di cui il cui il cuore umano ha vera necessità è la pienezza del quotidiano, e lo scendere le scale insieme giorno dopo giorno ne è l’esempio. Così infatti il poeta descrive la loro non sensazionale passione amorosa, in questa poesia tratta dalla raccolta “Satura” del 1971:
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.