Superare la dipendenza da Social Network con la filosofia di Schopenhauer

I social network sono diventati dei mondi virtuali che sempre più spesso sostituiscono il mondo reale,influenzando quotidianamente le nostre vite e di conseguenza il nostro modo di ”essere al mondo

Misuriamo le vite a colpi di like

L’attrice, allieva di Gigi Proietti, Francesca Reggiani  descrive all’ANSA “Doc- Donne di origine controllata”, in scena sabato 7 e domenica 8 dicembre al Teatro Palladium di Roma nell’ambito del Festival Flautissimo, giunto quest’anno alla 21/a edizione. Un viaggio per ridere e pensare, in un momento nel quale “misuriamo le nostre vite a colpi di like e di mi piace”,sottolineando seppur in chiave ironica, quanto i social media influenzino le nostre vite.Ci troviamo di fronte a due mondi,virtuale e reale ,i cui confini sono in continuo ridimensionamento e che ci conducono ad un’ulteriore dicotomia tra ”essere” ed ”apparire”.Proprio l’apparenza e la finzione sono alla base dei social media

Mostrarsi sui social. L’ossessione di apparire

Siamo tutti d’accordo sul fatto che l’immagine sia la prima cosa che si usa nell’interagire con l’altro. E’ logico che, vivendo di relazioni, l’apparenza diventi una manifestazione necessaria. Da sempre l’uomo, in quanto essere sociale, ha avuto bisogno di essere accettato, amato e stimato e dunque di essere presente nella storia ed al passo con i tempi.E’ proprio questa tendenza dell’uomo a cavalcare il progresso a far si che tutto cio’ diventi un fenomeno di massa.

In Italia, oltre 39 milioni di utenti utilizzano internet e 31 milioni sono attivi sui social media, ovvero il 52% del totale. Di questi, 28 milioni accedono ai propri social preferiti tramite mobile (47% dell’intera popolazione), evidenziando come questi strumenti siano sempre più parte integrante della quotidianità.

A porre l’attenzione su cosa siano la realtà e l’apparenza  è stato Schopenhauer che della frammentazione della realtà e della personalità dell’individuo ha fatto il centro del suo interesse.

La rappresentazione è ciò che noi vediamo, non ha alcun fondamento oggettivo quindi quello che noi riteniamo che sia la realtà è un semplice inganno, un’illusione

La rappresentazione è come il velo di Maia:

Maia era una divinità buddista che utilizzava il velo come strumento per far credere reali delle semplici illusioni.
Schopenhauer vuole fuoriuscire dalla dimensione illusoria squarciando il velo di Maia per giungere alla realtà,al principio soggiacente e fondante,il noumeno kantiano.
Per strapparlo, egli usa l’immagine del castello circondato dall’acqua con il ponte levatoio sollevato: il viandante può osservare il castello da tutti i lati ma ne rimarrà sempre fuori.

Squarciare il velo di Maia per liberarci della sindrome da Social Network

C’è una possibilità di lacerare questo velo, di gettare finalmente uno sguardo sul mondo del noumeno e guardare la realtà così com’è veramente?  Schopenhauer risponde di sì. Mentre per Kant valicare il limite del fenomeno è impossibile, per Schopenhauer questa possibilità esiste, ed è anche semplice.

Riflettendo su noi stessi, ripiegandoci in noi, a partire dal nostro corpo, cogliamo l’essenza profonda, , la cosa in sé del nostro essere che è la Volontà di vivere.Attraverso un processo introspettivo di analisi del nostro essere,riscopriamo la nostra vera essenza.Tutto cio’ potrebbe essere la ”cura” per superare la dipendenza dai social:la riscoperta del nostro essere piu’ profondo,e dunque la volonta’ di vivere un mondo reale,tutt’altro che illusorio.

 

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