Amore e Psiche ai tempi di Instagram non emula né Apuleio né Canova
L’evoluzione di Amore e Psiche dal suo autore, Apuleio, e dal suo scultore, Canova, all’illustratrice Giulia Rosa. 

Giulia Rosa, illustratrice d’amore, classe 92, con “Cupid, Psyche and Instagram” ribalta la tradizione argentea e neoclassicista di Amore e Psiche. Inserisce un dispositivo elettronico, uno smartphone, tra le dita dei personaggi, intendi, per l’appunto, a consultare ciò che la stessa Giulia suggerisce nel titolo dell’illustrazione: Instagram.

La leggenda

Indiscusso masterpiece di Apuleio sono le Metamorfosi, o l’Asino d’oro, così coniato da Sant’Agostino. Indiscussa anima del romanzo è il celeberrimo mito di Amore e Psiche, dalla freschezza e dalla grazia tipiche della favola. Infatti l’incipit è fisso: inizia con “C’erano una volta in una città un re e una regina, che avevano tre bellissime figlie”. A proposito della più piccola, Psiche, si diceva che la sua bellezza era così straordinaria, così fuori del comune, che suscitò la gelosia di Venere. La dea della bellezza, iraconda, chiese al figlio Cupido di scoccare una delle sue infallibili frecce per farla innamorare dell’uomo più brutto e insignificante della terra. Cupido, incantato dalla bellezza di Psiche, fece un autogol: una delle sue frecce lo colpì sul piede, facendolo innamorare perdutamente della fanciulla. In segreto, sui moti convettivi del vento Zefiro, fu condotta in un palazzo, dove i due erano soliti consumare la loro grande passione, al calar del sole, in modo che Psiche mai avrebbe tentato di scoprire il volto dell’amato. Le due sorelle maggiori di Psiche, anch’esse gelose, insinuarono nella sua mente il dubbio di un mostro. La curiositas è donna, così, una notte, mentre Amore dormiva, Psiche si avvicinò al suo letto con una lampada. Vide un viso bellissimo, una testina bionda e ricciuta, una boccuccia che esalava un soave profumo di ambrosia. Capì allora che egli doveva essere il più giovane e il più bello degli dei immortali. L’estasi di quella contemplazione, fece rovesciare sulla spalla di Amore una goccia d’olio caldo che lo svegliò. Apuleio dipinge l’accaduto con questi colori: 
“Se Orfeo non si fosse girato, se Psiche non avesse tentato di conoscere, allora noi non avremmo creduto alla forza del loro amore.” 

Psiche aveva mancato al giuramento, quindi Amore scomparse levandosi in volo. La fanciulla disperata tentò il suicidio, vagabondò in cerca dell’amato, chiese invano aiuto alle divinità. Esausta, decise di presentarsi al cospetto di Venere che le impose di superare una serie di prove. L’ultima di queste, la più ardua, consisteva nello scendere nell’Ade e farsi consegnare da Proserpina un’ampolla contenente un po’ della sua bellezza. Le raccomandò inoltre di non aprirla. La curiositas la vinse di nuovo. Psiche aprì l’ampolla e respirò l’esalazione del sonno mortale che l’avvolse e la fece cadere a terra esanime.

“Perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi la passione.” 

Il malinconostalgico Amore andò alla ricerca dell’amata. Quando la trovò, la svegliò pungendola con la punta di una delle sue frecce. I due volarono insieme da Giove che rese immortale Psiche; la innalzò al rango degli dei; le fece bere dell’ambrosia. Amore e Psiche erano liberi di unirsi in matrimonio e amarsi per l’eternità. Dal loro amore nacque Voluttà, il piacere.

L’esegesi

Dalla fine del IV libro all’inizio del VI è adombrato allegoricamente il cammino dell’anima umana, traduzione greca di psiche, che, attraverso prove faticose, aiutata dal favore divino e redenta dall’amore, acquista l’immortale felicità. Sono stati versati fiumi di inchiostro nel tentativo di dare un’interpretazione ideale al mito di Amore e Psiche; interpretazioni perlopiù  filosofiche e religiose. Che dire dell’esegesi dell’essenza del vero amore? Apuleio risponde così:

“Si sa che la fiamma del crudele Amore, quando è ancora tenue, col suo primo calore procura piacere, ma poi, alimentata dalla consuetudine, divampa in un incendio incontrollabile e divora completamente gli uomini.”

Inizialmentesi si scoprono solo gli aspetti ingenui e accattivanti del sentimento. Ancora fragile, al cospetto di sollecitazioni esterne, rivela la sua immaturità, forse indebolendosi. Solo più tardi, solo attraverso i riti d’iniziazione amorosi si ha consapevolezza della densità dell’amore. Visto da Apuleio come un principio cosmico, divino e salvatore. La salvezza, che deriva dall’amore, è sempre possibile, a patto che ci sia un sentimento autentico, più forte di tutto e tutti. Quella dei due protagonisti è anche una simbiosi tra l’istintualità propria dell’eros e la razionalità che soggiace all’interno dell’umano. Amore e Psiche rappresentano il connubio tra queste due forze dirompenti. Una mediazione non sempre facile, anzi destinata ad essere messa costantemente alla prova ma che, come suggerisce il finale della storia, può portare alla felicità.

Amore e Psiche giacenti

La linea interpretativa all’insegna di voluptas, cifra edonistica, che pure non esclude, attraverso l’amore, il percorso iniziatico dalla felicità terrena a quella eterna, ha prodotto l’esito più noto nelle arti figurative: l’opera omonima, la scultura marmorea Amore e Psiche giacenti, di Antonio Canova, realizzata in periodo neoclassico. Oggi conservata al Louvre, è una delle sculture tra le più ammirate e fotografate, non solo del museo parigino ma forse dal mondo intero. La scultura va collocata nello spazio per essere apprezzata nella sua interezza. Solo così si rintracciano elementi di coerenza con la favola di Apuleio: le frecce di Amore, piuttosto che l’ampolla di Psiche. Eppure Psiche in Canova si risveglia con un bacio di Amore. E’ l’istante più intenso ma che non sconvolge. E’ l’istante che anticipa il bacio: le loro labbra, che seppur vicinissime, non si toccano, restano bloccate in un’istantanea eterna. E’ l’istante d’equilibrio: tra la tenerezza dello smarrirsi negli occhi dell’altro e la carnalità dell’atto.

Amore e psiche ai tempi di Instagram

“Bevi, Psiche, e sii immortale! Amore non sarà mai sciolto dal vincolo che lo unisce a te. Da oggi voi siete sposi per tutta l’eternità.” 

Anche la formula di chiusura è fissa, quella del lieto fine. L’epilogo di Amore e Psiche ai tempi di Instagram non è di certo lieto. A illustrarne perfettamente la causa è Giulia Rosa con “Cupid, Psyche and Instagram”; illustrazione dalla situazione e sensazione verosimile, che si muove nel vuoto di uno sfondio monocromatico dai toni pastello. L’arcinemico del sentimento di amore è Instagram, simbolo dell’avvento tecnologico, in senso lato, nella gestione delle relazioni. Un segui, un like, un commento, un hashtag tattico o un messaggio in Direct sono le attuali frecce scoccate da Amore, che triste a dirsi non eguaglieranno mai i riti di iniziazione amorosi o il carico di tensione passionale, oltre al fatto che rendono il concetto di amore più arido, superficiale e virtuale. Amore e Psiche nell’illustrazione condividono solo lo spazio attorno a loro, forse anche qualcosa  sul loro account Instagram, non condividono però la simbiosi dell’istinto e della ragione. Il sociologo Bauman individuò le cause del fenomeno nella paura dell’impegno e nell’abbassamento dello stendardo steso per simboleggiare il superamento di prove per via di amore. Rimpinguare l’indigenza di amore con i social non è la mossa giusta da fare. L’antidoto al mortale veleno resta pur sempre l’ambrosia, che rende il sentimento di amore vero e immortale. 

 

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