Suburra e Spinoza a confronto: quando un’azione è da considerare cattiva?

La differenza tra bene e male non è un valore assoluto, ma cambia a seconda di contesti e fini: analizziamo la questione con Suburra e Spinoza.

Suburra è una serie italiana, per ora composta da due stagioni, che racconta delle lotte di mafia e potere che coinvolgono due famiglie romane e una siciliana, con le relative influenze nella politica e nella chiesa. Come ogni opera che abbia come protagonista il “cattivo”, Suburra ci porta ad immedesimarci e a sostenere proprio quei personaggi che nella vita reale aborriremmo, ponendo sollo i riflettori una questione delicata: Cosa può dirsi bene e cosa male? Spinoza nella sua Etica aveva provato a dare una risposta.

Il punto di vista: quanto è importante?

Suburra non è l’unica opera che ha come protagonista i cattivi: il punto di vista che viviamo tuttavia è pressoché unico: nella narrazione esso appare frammentato, diviso in vari personaggi tanto che lo spettatore si immedesima non nel criminale, ma nel crimine. A testimoniarlo è il fatto che l’antagonista non sia la Polizia, né altre autorità. Nel gioco di alleanze e guerre ogni personaggio è antagonista di un altro, in uno scambio continuo di responsabilità e meriti. Non è un caso se fra i personaggi non ci sia nessuno al di fuori del meccanismo mafioso, neppure il dott. Amedeo Cinaglia, candidato sindaco a Roma che, partito con l’entusiasmo del grande idealista, finisce travolto e stravolto dal sistema feroce delle famiglie. Il protagonista dunque non è chi commette del male, ma il male. Un male che però risulta essere il bene, in quanto funzionale all’obbiettivo dei protagonisti. Quanto conta il punto di vista nello stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato? Per Aureliano (uno dei personaggi principali) non è sbagliato vendicare l’uccisione di un suo parente, perché nel contesto in cui vive, quello mafioso, la cosa giusta da fare è proprio quella. Amedeo Cinaglia invece, almeno inizialmente, ritiene fortemente sbagliati i metodi che gli vengono suggeriti per accaparrarsi i voti, perché lui proviene da un altro contesto, ovvero quello istituzionale, quello delle regole, dei pesi e dei contrappesi. La questione del bene e del male è dunque dipendente dal punto di vista e dal contesto?

Da sinistra verso destra: Gabriele, Aureliano, Sara Comaschi, Amedeo Cinaglia e Spadino: i personaggi maggiormente coinvolti.

L’Etica di Spinoza e la questione della morale

Per Spinoza non c’è nulla di più sbagliato che giudicare con valori assoluti, i quali, per l’appunto esistono solo in qualità di illusioni o superstizioni. Per Spinoza ogni cosa va valutata nel merito, e non secondo una morale o un’etica, le quali servirebbero solo a trasporre un evento che è unico in un contesto generalizzato. La questione relativa al male e al bene non è da meno. Per Spinoza, che in questo anticipa Nietszche di due secoli, bisogna andare oltre la morale. Non solo perché rende schiavi gli uomini e li intorpidisce nella loro facoltà di decidere, ma anche per un discorso dialettico. La morale è sempre necessariamente generalizzante, perché non legata alla contingenza del momento, o al contesto della situazione, aspetti questi che andrebbero più che presi in considerazione. Non è dunque solo una questione di libertà, ma anche di ampiezza di visuale. Scollegarsi dalla morale consente di vedere le cose per come sono, legandole non a valori millenari, ma ai tempi che corrono e al contesto in cui si formano. Per questo, da un punto di vista filosofico, il male di Aureliano o di Spadino è in realtà un bene, proprio perché funzionale all’interno del contesto in cui si cammina. Propri quello della funzionalità sarà un aspetto carissimo a Spinoza nell’analisi dell’argomento.

L’Etica di Spinoza: non “bene” e “male”, ma “buono” e “cattivo”

Spinoza ribalta il concetto di bene e male cambiando le parole. Nella filosofia di Spinoza, grande importanza hanno i corpi, e maggiore ne ha la loro facoltà di combinarsi fra loro. I legami fra i corpi possono essere buoni (se arricchiscono la struttura originaria di un corpo legandolo a un altro) o cattivi (se la scompongono). Da questa prospettiva nessuna azione è negativa o positiva in se. Prendiamo per esempio l’azione del colpire con un martello. Colpire un chiodo è un’azione buona, in quanto compongo un nuovo corpo (ad esempio un tavolo). Colpire la testa di una persona sarebbe un’azione cattiva in quanto scomporrei la sua struttura originaria. L’azione non è cambiata, a cambiare è stata la sua capacità di comporre o scomporre i corpi. Nella filosofia vitale e movimentata di Spinoza, è questo l’aspetto che differenzia bene e male. Bene è tutto ciò che mi lega ad altri corpi aumentando la mia potenza di agire, male tutto ciò che è contrario.

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