Il caso dello stupro di Palermo sta scandalizzando una nazione intera, soprattutto dopo l’annuncio della scarcerazione dell’indagato minorenne.
La notizia della violenza sessuale avvenuta il 7 luglio a Palermo, ai danni di una ragazza diciannovenne, è venuta fuori solamente in questi ultimi giorni, scatenando il caos. Il terribile fatto ha scosso le coscienze dell’Italia intera, in un vero e proprio effetto bomba. Tra i tanti fattori che hanno contribuito a renderlo un caso mediatico, ci sono la giovanissima età degli indagati e della vittima e, soprattutto, i discorsi che i presunti aggressori hanno tenuto durante la violenza e dopo.
Lo stupro di Palermo
Il 7 luglio, al Foro Italico del capoluogo siculo, si è consumato l’ennesima violenza sessuale di quest’anno ai danni di una donna. Secondo gli inquirenti, sette giovani con età compresa dai 18 ai 22 anni avrebbero stuprato una ragazza, dopo averla fatta ubriacare. Trascinata da loro in una zona isolata, la diciannovenne sarebbe stata vittima di violenza sessuale, perpetrata a turno dai sette ragazzi. A incastrare i giovani, la denuncia della ragazza, i referti medici e le immagini di alcune telecamere di videosorveglianza della zona. In queste giornate di indagini sono state scoperte anche le chat fra i giovani, che suggeriscono l’occultamento di alcuni telefoni proprio allo scopo di nascondere video, foto e messaggi sullo stupro avvenuto.

L’indagato minorenne
Tanta indignazione ha ovviamente accompagnato il diffondersi della notizia, ma niente riguardo a quella arrivata alla news riguardante la scarcerazione del diciottenne del gruppo di presunti violentatori. Il giovane, all’epoca dei fatti, aveva ancora 17 anni, quindi, sebbene abbia raggiunto oggi la maggiore età, è sottoposto alla giustizia penale minorile. La prima grande differenza con la giustizia penale ordinaria, degli adulti, è che per questi l’imputabilità per un crimine è sempre presunta. Tra i 14 e i 18 anni, invece, non viene presunta l’imputabilità, che deve essere accertata dai servizi minorili tramite una perizia psichiatrica, così come il grado di maturità del soggetto. Questi colloqui sono necessari per capire se il giovane era in grado di comprendere la gravità e le conseguenze del reato da lui commesso su lui stesso, sui propri cari, sulla vittima e sui familiari della vittima al momento del delitto.
Il Codice di Procedura Penale Minorile
Questo Codice, del 1988, regolamenta il procedimento penale a carico di un imputato minorenne tra i 14 e i 18 anni di età. L’idea fondante è quella della rieducazione del reo, così da garantirgli il reinserimento in società. Durante tutto il procedimento penale, gli adulti devono tutelare lo sviluppo armonico della personalità del minorenne; inoltre, l’iter giudiziario deve avere una valenza pedagogico-educativa, tale da essere sì afflittivo, ma soprattutto formativo. Il carcere deve essere l’extrema ratio al momento della condanna, in quanto consiste nell’estraniamento sociale e nell’entrare in contatto con modelli negativi. Lo scopo primario è quello di rieducare, secondo i legislatori, non di punire, oltre ad avere una valenza volta al reinserimento dell’individuo in società. Proprio perché l’istituto penale ha un ruolo di limite estremo, esistono delle misure alternative tramite cui scontare la condanna penale, come la messa alla prova e la decisione di non dover procedere per irrilevanza del fatto.