Storia di una generazione cancellata: il destino dei desaparecidos sotto la dittatura argentina

L’Argentina cerca ancora invano quelle donne, uomini e bambini la cui identità è stata sottratta per sempre.

Chi li ha visti? Resta un mistero il destino dei desaparecidos e dei bambini rapiti e portati fuori dall’Argentina attraverso pratiche di adozioni illegali. Si tratta di una pagina della nostra epoca spesso ignorata, ma le cui storie evidenziano l’incubo vissuto dall’Argentina.

VIVERE IN ARGENTINA

Sono molti i volti immortalati in quelle fotografie appese presso il museo della memoria di Buenos Aires, un tempo una piccola Auschwitz: sono lì che ti fissano, ti osservano, mentre guardano l’obiettivo della macchina fotografica che li ha immortalati per sempre. Fu così che la loro vita da studente, da impiegato, o anche da disoccupato in cerca d fortuna, venne bruscamente interrotta dalla ferocia della dittatura militare che investì l’Argentina degli anni 70, quella dei Mondiali vinti nel 1978 e delle spiagge da cartolina. Venne chiamata “Guerra sporca”, nata per eliminare qualsiasi forma di dissenso nei confronti del regime. Si pensava che il combattere qualsiasi ideologia diversa da quella dominante fosse una situazione che dopo la fine della seconda guerra mondiale che, di fatto era finita 30 anni fa, non avrebbe avuto altre situazioni analoghe. Fu così che l’Argentina si divise in due: da un lato i peronisti, seguaci del generale e “caudillo” Juan Domingo Perón, leader del paese argentino fin dagli anni 40; mentre dall’altro abbiamo le idee marxiste che dall’Europa erano arrivate in Argentina. La data che segna l’inizio dei guai è quella del 1º luglio 1974, un giorno di piena estate, in cui Juan Domingo Perón muore a causa di un infarto all’età di 78 anni. Non si tarda a trovare un successore, ovvero la sua terza moglie Isabel Martìnez de Perón, ma il potere per il dominio del paese cominciò ad essere conteso anche da altri personaggi come Jorge Rafael Videla che, dopo due anni dalla morte di Peròn, riuscirà ad ottenere il controllo dell’Argentina grazie ad un colpo di Stato militare e ad arrestare Isabel Martìnez de Perón. Da allora, i tumulti all’interno del paese cominciarono ad essere sempre più frequenti, facendo entrare l’Argentina in una crisi politica, sociale ed economica senza precedenti: vennero abrogati diritti costituzionali, dichiarate illegali qualsiasi tipologie di associazioni politiche, chiusero i sindacati, censura sia per mezzo stampa che sulle strade del paese, dove ogni forma di protesta veniva di fatto oppressa. La tortura venne legalizzata in modo tale da essere utilizzata per ottenere qualsiasi informazione da parte di coloro che venivano etichettati come spie. L’organizzazione paramilitare anticomunista continuò a seminare il panico nel paese e a rovesciare le politiche estere adottate da Peròn che, di fatto, allontanò l’Argentina dall’influenza americana, da cui ne derivò la dottrina politica del Terzomondismo. Preoccupato per la nuova immagine che potesse essere attribuita all’Argentina, Videla affermò con fermezza che qualsiasi qualsiasi critica mossa contro l’Argentina fosse solo una “campagna antiargentina”. Dopo l’allontanamento di Videla, gli succedette il Capo di Stato maggiore dell’esercito Roberto Edoardo Viola, fino a quando con la guerra delle Fakland del 1982 tra Argentina e Regno Unito la democrazia venne ufficialmente ripristinata. Terminarono quindi anni di dura lotta in cui il popolo argentino si era ormai abituato alla vista dei cadaveri, spesso fucilati in pubblica piazza e i corpi esposti come trofei, ma la preoccupazione aumentava nel momenti in cui cominciano a non vedere nemmeno più quelli: iniziava così il dramma dei desaparecidos, decine di migliaia di persone scomparse nel nulla.

Uomo seppellisce dei resti, fonte: la Repubblica

IL DRAMMA

A differenza dell’Olocausto di cui possediamo le cifre esatte, non si ha la certezza di quanti siano realmente i desaparecidos spariti misteriosamente tra il 1976 ed il 1983 e quanti siano stati i bambini adottati illegalmente. Il modus operandi era quello di rapire gli oppressori del regime attraverso un commando paramilitare e di portarli presso i numerosi centri di tortura. Questi centri di tortura vennero istituiti solo successivamente in quanto, all’inizio del Golpe, le torture e le fucilazioni avvenivano tranquillamente in piazza sotto l’occhio di tutti. Solo successivamente, onde evitare una cattiva pubblicità dell’Argentina di Vileda, vennero istituti questi centri per tenere nascosa la repressione di Vileda e dei suoi militari dentro le quattro mura di una minuscola cella. Bastava la vista di una Ford Falcon verde scura senza targa (i cui dirigenti sono freschi di condanna per aver approfittato del Golpe per far tacere le lotte in fabbrica) per seminare il panico, in quanto all’interno dell’abitacolo vi erano gli squadroni pronti per piombare nelle case dei sospetti dissidenti, finendo nella maggior parte dei casi per sequestrare intere famiglie. Molti venivano caricati anche all’interno del bagagliaio della vettura. Non venivano risparmiate neanche donne in gravidanza, che venivano catturate e rinchiuse dentro i centri di tortura. I bambini, una volta nati, venivano strappati via dalle braccia delle loro madri per essere dati in adozione o ai militari o alle personalità vicine al regime o adottati nei paesi esteri. Questi bambini tutt’oggi ignorano quale sia la loro reale identità, mentre i loro parenti li stanno ancora cercando. Ai dissidenti politici (o ritenuti tali) toccò un destino peggiore: una volta essere stati narcotizzati i corpi venivano lanciati nell’oceano Atlantico in quelli che successivamente vennero battezzati i voli della morte. Il ventre veniva squarciato, in modo tale che il sangue potesse attirare gli squali ed il corpo, di fatto, sparire. Molti corpi vennero ugualmente ritrovati nelle acque di Santa Teresita e Mar del Tuyù, a circa 200km da Buenos Aires. Il compito di gettare questi corpi spettava ai giovani soldati dell’Armada, la marina militare argentina, vestiti senza uniforme, con addosso solo di jeans, maglietta e scarpe da ginnastica. Una volta che l’operazione veniva portata a termine, ad attenderli era un cappellano che ribadiva quanto fosse necessario “separare l’erba cattiva dal grano”. Si ricorda invece quella che venne battezzata come “Notte delle matite spezzate” in cui María Claudia Ciocchini, María Claudia Falcone, Horacio Hungaro, Claudio de Acha, Francisco López Muntaner, Daniel A. Racero vennero rapiti e fatti sparire. Erano soltanto sei studenti liceali di età compresa fra i 16 e i 17 anni, colpevoli di aver protestato contro l’abolizione del servizio di trasporti gratuito per gli studenti e sulle agevolazioni per i libri di testo. Vennero dapprima interrogati all’interno delle loro stesse abitazioni da uomini incappucciati, per poi essere successivamente portati via presso i campi di detenzione a causa delle loro mancate risposte alle domande dell’armata. Qualche giorno dopo furono arrestati altri quattro giovani, Patricia Miranda,Gustavo Calotti,Emilce Moler, Pablo Díaz. Quest’ultimo fu l’unico a sopravvivere.

QUEI VOLTI CI GUARDANO ANCORA

Si contano circa 30.000 scomparsi 9.000 accertati su 40.000 vittime. Ancora oggi si parla di loro attraverso programmi dedicati alla ricerca di persone scomparse o tramite associazioni in tutto il mondo. Tanti i bambini che solo una volta cresciuti scoprirono di essere figli di desaparecidos e di essere stati adottati da coloro che per anni chiamarono mamma e papà, quando in realtà erano i responsabili della morte dei loro genitori naturali. Il tutto cambio con l’azione da parte delle madri di Plaza de Mayo, associazione nata grazie al contributo delle madri dei desaparecidos che cercano ancora i loro figli e di nonne che cercano invece i loro nipoti mai incontrati. Esse rappresentano un perfetto modello di opposizione che, ancora oggi, porta alla luce gli orrori vissuti durante le dittatura argentina attraverso le numerose testimonianze a loro pervenute. il 28 febbraio 2011 si tenne in primo processo a Buenos Aires che vede coinvolti gli ex dittatori argentini Jorge Rafael Videla e Reynaldo Bignone, con altri sei imputati, per 34 casi di appropriazione di minore durante l’ultimo regime militare, già stati condannati all’ergastolo per altri crimini del periodo della dittatura.Ma non solo, in quanto per lo stesso Videla vige un altro capo di imputazione, ovvero il sequestro e l’omicidio di un cittadino tedesco, Rolf Nasim Stawowiok, ucciso nel 1978. Alla fine Videla è stato condannato a scontare 50 anni di carcere per il caso dei cosiddetti ‘bambini rubati’. La sparizione forzata è invece stato riconosciuto come crimine contro l’umanità dall’articolo 7 dello Statuto di Roma del 17 Luglio 1998 per la costituzione de Tribunale penale internazionale e dalla risoluzione delle nazioni Unite numero 47/133 del 18 dicembre 1992.

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.