Storia di un rivoluzionario: ecco chi venne dall’America per uccidere re Umberto I

L’anarchia prende le sembianze di un uomo: Gaetano Bresci.

Re Umberto I

Non c’è Chiesa allo stato brado e a confermarlo è Gaetano Bresci il cui gesto sarebbe passato alla storia. Il regicidio del re Umberto I sarebbe diventato il pungolo della crisi di fine secolo che avrebbe portato tensioni e paure anche al trono.

LA CRISI DI FINE SECOLO TRA CHI MUORE DI FAME E DI FAMA

Negli ultimi anni dell’800 ci fu una forte tentazione nel risolvere le tensioni nel paese. La tensione esplose quando ci fu un improvviso aumento del pane che portò una serie di agitazioni popolari. Una folla si era raccolta per protestare contro il rincaro del pane e l’esercito regio, guidato dal generale Bava Beccaris, sparò sulla folla provocando 80 morti. Proprio per questo eccidio, Bava Beccaris fu poi insignito dal Umberto I con la croce di Grand’Ufficiale dell’ordine militare dei Savoia. Certamente questa onorificenza causò un ulteriore ondata di malcontento. Rudini non vide altra via se non quella dello scioglimento delle Camere e l’indizione di nuove elezioni. Umberto I non accettò lo scioglimento delle Camere e la fine della legislatura. Il re assegnò quindi al generale Pelloux di formare un nuovo governo. Sin da subito Pelloux mostrò un’indole repressiva. Presentò dei disegni di legge che avrebbero fortemente limitato le libertà civili fondamentali, come quella di stampa e di associazione. Tra le proposte di legge del generale vi era anche la limitazione del diritto allo sciopero. Tuttavia, queste proposte rimasero tali per la fortissima opposizione parlamentare di repubblicani e socialisti. Alle elezione del giugno del 1900, repubblicani e socialisti, proprio le forze che più avevano avversato la politica illiberale di Pelloux, registrarono un certo successo. Un nuovo governo fu formato da Giuseppe Saracco, un uomo moderato, ma il governo durò poco più di sei mesi. Già il 29 luglio accadde un fatto straordinario. Il trentaduenne Gaetano Bresci, un anarchico emigrato negli Stati Uniti, fa ritorno in Italia e, a Monza, uccide con un colpo di pistola Umberto I, per vendicare i fatti di Milano. Si giunge così alla punta della crisi di fine secolo.

Gaetano Bresci

CRONACHE DI UN OMICIDIO

Erano le 21:30 quando il re venne accolto dalla popolazione in vista del suo invito al comitato del concorso provinciale ginnastico. Dopo la premiazione in cui consegnò delle medaglie d’oro ad alcuni ginnasti, si sedette sulla carrozza pronto per tornare al Palazzo. Fu lì che venne raggiunto da tre dei quattro proiettili di cui solo due, quelli inflitti al polmone e al cuore, furono fatali. All’inizio nessuno dei presenti si rese conto della gravità del fatto, associando il rumore dello sparo a quello dei fuochi d’artificio. Fu troppo tardi per soccorrerlo e passò. miglior vita nella sala della villa reale. Il responsabile identificato come Gaetano Bresci, venne arrestato subito dopo. I carabinieri Braggio e Salvatori dovettero domare la folla inferocita che cercava di colpire il giovane regicida. Venne poi fatto salire su una carrozza e portato in caserma. Raggiunto da un gruppo di giornalisti, descriveranno Bresci come una persona che non presenta i caratteri esteriori di un delinquente. Per il giorno del delitto infatti, il nostro rivoluzionario scelse di vestirsi di tutto punto, indossando un abito nero, un orologio e un anello. percosso dai carabinieri, denudato e lasciato in cella sanguinante. dichiaro di non avere alcun complice, oltre di non essersi affatto pentito e di aver architettato tutto limando persino i proiettili inflitti al re con una forbice, in modo tale che la morte di Umberto I potesse essere una certezza. Nonostante la lucidità delle sue affermazione, affermando di non aver ucciso Umberto I, nemmeno il re ma un principio, verrà a lungo etichettato dalle cronache dell’epoca come un malato di mente. Ma chi era davvero Gaetano Bresci?

BRESCI: TESSITORE, ANARCHICO E REGICIDA

Nato a Coiano, frazione di Prato, il 10 Novembre 1869, faceva parte di una famiglia di contadini. Suo fratello era un calzolaio mentre la sorella una volta sposatasi era andata a vivere in Emila. Suo fratello era tenente dell’esercito in una guarnigione del casertano, in modo tale da poter provvedere economicamente alla famiglia. A Gaetano, invece, toccò lavorare all’interno di un’azienda di filatura, all’epoca soltanto quindicenne. Ben presto cominciò ad albergare in lui quell’idea che lo avrebbe ben presto reso un anarchico. Entrato per la prima volta nel circolo anarchico di Prato, cominciò a compiere già i primi reati. Infatti, venne condannato per oltraggio e rifiuto di obbedienza alla forza pubblica e relegato a Lampedusa. Una volta estinta la pena di 15 giorni, fece le valige ed emigrò negli Stati Uniti, lavorando all’interno di un’industria tessile. Non lasciò in Italia il suo passato anarchico e infatti cominciò a frequentare la comunità anarchica di emigrati italiani.Da lì, l’idea di passare alla storia come regicida. Il suo obiettivo, re Umberto I. I media che spesso hanno realizzato trasposizioni cinematografiche e televisive della sua vita, hanno sempre delineato la medesima personalità, tralasciando la vita privata di Bresci e focalizzandosi sulla sua indole da regicida. Restano quindi di lui soltanto sommarie informazioni, che ci danno poche speranze su una possibile analisi della sua persona, della sua storia e sulle motivazioni che lo portarono non ad uccidere re Umberto I, bensì un principio.

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