“Enea”di Pietro Castellitto ripropone i caratteri di un’epoca: il secolo parricida

Il protagonista del nuovo film di Pietro Castellitto incarna tutta la carica eversiva riscontrata agli inizi del ‘900, vediamo come.

Immagine presa dal trailer del film ”Enea” di Pietro Castellitto https://www.youtube.com/watch?v=6YhV0BxEiZU

Il film, uscito nelle sale cinematografiche italiane l’11 Gennaio 2024, attraverso la figura di Enea, racconta la tragicità che connota i giovani della classe borghese a causa della miriade di scelte che hanno a disposizione.

Enea, il figlio

Enea è curioso, smanioso ed emotivo, ma prima di tutto è figlio. Si sforza di credere che la chiave dell’esistenza ci sia e che lui possa scovarla, dentro o fuori di sé.

”Nessun penitenziario dovrebbe essere costruito precludendo al prigioniero la possibilità di evadere”

Questa speranza è proprio lo slancio vitale che muove Enea e di rimando l’intero film. Lo stesso slancio che gli permette di contrapporsi a suo padre, nel continuo tentativo di non cadere in un vortice di finzione, che sembra aver risucchiato l’intera famiglia.

Sceglie di eludere la rassegnazione con ogni mezzo, soddisfacendo tutti gli stimoli a cui è sottoposto, che non meritano di essere frenati, ma aumentano la probabilità di cadere nell’errore. Lo spettatore però è portato a giustificarlo poiché, grazie ai dialoghi intrattenuti con personaggi secondari, ogni sbaglio sembra avvicinarlo al senso della vita: l’amore.

Celeste, il padre

Celeste è ingabbiato, comprime le sue emozioni in una stanza, accetta di non fare i conti con la realtà e, quando la delusione per la propria vita prende il sopravvento, sceglie di darsi una pacca sulla spalla, ricordando a sé stesso quanto è bravo nel suo lavoro.

Enea prova frustrazione per l’arrendevolezza del padre, così lo provoca, sostenendo ‘’tutte le famiglie che conosco sono unite dal rimorso, anche la nostra’’. Non riesce ad incitarlo neanche questa volta: Celeste non fa fatica a scansare quest’emotività, non ha rimorsi e, infatti, afferma che lui era povero, Enea invece è ricco.

Si denuncia così il peso di una generazione che non ha scusanti a cui appigliarsi, ha solo un mare di possibilità e l’inevitabilità dell’errore.

Come un bambino ingenuo, Enea vorrebbe che i suoi modelli non schivassero la vita, che la sua famiglia fosse un Klan con un obiettivo comune e tentasse di portarlo a compimento, invece si ritrova da solo a combattere contro questa realtà grigia, così si rifugia nella figura dell’eroe romantico che cede all’amore e sposa la sua Eva.

Immagine presa dal Trailer del film ”Enea” di Pietro Castellitto https://www.youtube.com/watch?v=6YhV0BxEiZU

Enea, emblema di un secolo

Il ‘900 è stato definito ‘’il secolo parricida’’, poiché è teatro di un fenomeno collettivo: il rifiuto in blocco di una tradizione. Non è possibile utilizzare le stesse categorie interpretative dell’800 di fronte alla rapida industrializzazione, alla nuova percezione della condizione umana, ma soprattutto di fronte ai concetti rinnovati di tempo e spazio: la relatività. Nel nuovo mondo, in cui tutto diventa possibile, le vicende umane sono considerate accidentali, il loro susseguirsi non segue più la legge deterministica-causa effetto e gli uomini sembrano condannati a subire le bizzarrie del caso.

Il nostro protagonista è completamente inserito in questo contesto, caratterizzato dall’incertezza e dall’ignoto, ma non si arrende a subire passivamente la fatalità della vita, per questo sceglie di fronteggiare l’ampiezza delle sue possibilità; combatte arrancando, senza le giuste armi, poiché incapace di gestirle e senza un padre che possa tramandargli le sue.

Le due generazioni sono troppo distanti e non possono più comunicare tra loro poiché il crollo dei valori precedenti ha generato una frattura inevitabile. Così ognuno cerca di farsi strada da sé, accettando un’amara realtà o una dolce finzione.

 

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