Il Superuovo

Storia della Franklin, la scienziata da Nobel privata dei suoi meriti

Storia della Franklin, la scienziata da Nobel privata dei suoi meriti

 

Tutti conosciamo il DNA come la struttura molecolare che rende ciascun organismo unico ed irripetibile. Ma a chi dobbiamo riconoscere i meriti di questo sapere?

Rosalind Franklin, scienziata vissuta tra il 1920 e il 1958, è stata la pioniera di una serie di esperimenti e scoperte che hanno condotto il sapere scientifico sul materiale genetico ai giorni nostri.

Una collaborazione avvincente

All’inizio degli anni ‘50 del XX secolo era ormai chiara l’importanza del DNA nel ramo della genetica.
Ciò che ancora sfuggiva alla comprensione dei biologi era come tale molecola fosse realmente strutturata.

Fino a quel periodo si ipotizzava il DNA avesse una struttura lineare e stabile, stabilità garantita dalla disposizione dei legami covalenti all’interno di tale acido.
Ipotesi questa che andava in qualche modo confermata o smentita.

I primi ricercatori dediti a tale incognita furono James Watson e Francis Crick i quali, durante una visita al laboratorio di Maurice Wilkins, decisero di collaborare con la biochimica – biofisica – genetista e cristallografa Rosalind Franklin.

Francis Crick (R) with James D. Watson, co-discoverers of the structure and function of DNA

La scoperta

Rosalind, da tempo già impegnata nello studio del materiale genetico, ideò la cristallografia a raggi X, un metodo di osservazione basato sulla diffrazione dei raggi attraverso le fibre di un campione di DNA.

La fotografia della diffrazione a raggi X permise a Rosalind e colleghi di smentire l’ipotesi secondo la quale il DNA avesse una struttura lineare.
Il modello visibile nell’immagine mostrava due filamenti antiparalleli disposti in una doppia elica, tali da conferire a tale molecola una struttura tridimensionale.

Il passaggio successivo consisteva nell’identificare lo scheletro interno dell’acido. Rosalind dimostrò che le basi azotate, in quanto idrofobe, erano posizionate all’interno della molecola, unite tra loro e ben lontane dalla soluzione acquosa intracellulare.

Sulla base di ciò, Watson e Crick iniziarono a costruire modelli a doppia elica servendosi di fili di ferro, modelli fedeli alle scoperte fotografate da Rosalind.

Un’ingiusta attribuzione dei meriti

Confermata la tesi della struttura elicoidale del DNA, ciascuno dei membri del gruppo di ricerca pubblicò individualmente il proprio operato.
Nel 1953 il lavoro di Rosalind ottenne il terzo posto nella serie dei tre articoli “Nature Articles”, preceduto da quelli dei colleghi.

Il suo contributo apparve come un sostegno alle loro tesi, privando la scienziata dei suoi meriti come protagonista. Rosalind morì nel 1958 all’età di 38 anni a causa di complicazioni derivanti da un cancro ovarico.

Watson e Crick, insieme a Wilkins, furono insigniti del premio Nobel nel 1962, premio che Rosalind non fece in tempo a ricevere.

Nell’autobiografia di Watson “La doppia elica” pubblicata nel 1968, Franklin viene descritta come “la terribile e bisbetica Rosy”, una donna dal carattere pessimo, molto gelosa del proprio lavoro e che si sarebbe dovuta accontentare di restare l’assistente di Wilkins.

Le vicende della Franklin l’hanno resa il simbolo della posizione di inferiorità delle donne nel pantheon della scienza in quegli anni.
Quindici anni dopo la sua pubblicazione, Watson venne accusato di aver agito slealmente nei confronti della scienziata, perdendo il privilegio di pioniere nella scoperta.

 

-Tiziana Musiari

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