“Stoner”: il professore che ha scoperto il suo daimon solo in punto di morte

Un professore, un piccolo sogno americano, un uomo predestinato ad una vita ordinaria.

Jhon E. Williams è stato uno scrittore americano che nel corso della sua vita ha pubblicato poche opere, ma il successo di Stoner, romanzo dalle tinte autobiografiche, ha segnato la mente dei lettori solo dopo la sua morte.

“Stoner”

Pubblicato per la prima volta nel 1965, A. Gavalda è stata, forse, la lettrice che più ha compreso le potenzialità di una storia dalle premesse deboli e l’ha tradotta in lingua francese nel 2011: da questo momento Stoner allarga la sua nicchia a livello mondiale. Stiamo parlando della vita di un professore di lettere che, proveniente da una famiglia proletaria e campagnola, affronta le difficoltà più canoniche del sogno americano. Concluso il collage, gli viene consigliato dal padre di frequentare la facoltà di Agraria, studi utili per il terreno della propria casa. Ma iniziata l’università, William si ritrova a frequentare un corso di scrittura creativa e letteratura inglese che lo porta a cambiare facoltà tenendo i genitori all’oscuro di tutto. Lo studio per la filologia anglosassone e l’amore per i testi antichi latini lo portano a laurearsi a pieni voti ed a ottenere un posto come lettore dentro l’università stessa. A seguire il dottorato e la cattedra come professore di Letteratura inglese a tempo indeterminato. Un’ascesa professionale incontrata già più volte nella letteratura e nel cinema, ma questa è nascosta da una vita privata turbolenta e, delle volte, inquieta. Causa di un matrimonio con una donna insicura ed esigente allo stesso tempo; da un amore profondo per una figlia con le stesse passioni del padre ma la sua vitalità viene bruscamente interrotta; da un amore puro e adultero stroncato perché la burocrazia non ammette certi legami sul posto di lavoro.

Ciò che devi essere

All’interno del mondo antico e della filosofia greca, il daimon è appunto un essere divino, un mediatore fra l’uomo e il divino. Lo psicanalista J. Hillman lo ha trattato nel suo celebre saggio intitolato Il codice dell’anima e, rifacendosi al mito di Er (Platone), lo descrive come una guida divina che ci conduce nel completamento di ciò che l’anima ha scelto al momento della nostra nascita.

Il daimon è una nostra dimensione interiore, ovvero l’essenza di ciò che noi siamo destinati ad essere

In punto di morte

Sembrerebbe scontato il pensiero che scoprire il proprio daimon, secondo la definizione di J. Hillman, possa avvenire in qualsiasi momento della propria vita. C’è chi lo comprende da adolescente, chi in età adulta e chi, addirittura, quando una vita intera è passata e rimane poco tempo per metterlo in atto. Ma c’è anche chi si interroga sul proprio posto nel mondo quando magari il daimon è già stato trovato.

È il caso di Stoner: un docente universitario, amante del proprio studio stracolmo di testi antichi e manuali di filologia o letteratura, con un leggero disordine sulla scrivania e la propria figlia, in un angolo della stanza, a leggere gli stessi libri su cui si cerca ancora un mistero linguistico da scovare.

Nell’ovvietà di questa storia, l’autore fa scoprire il daimon del nostro protagonista solamente a pagina 332: lo studio e la passione sfrenata per i testi antichi racchiusi in un semplice testo accademico redatto e pubblicato molti anni prima. Un manuale universitario che passa inosservato nella biblioteca dell’Università del Missouri, la cui passione però ha alimentato la curiosità di molti studenti di lettere che, nel periodo delle due guerre mondiali, hanno deciso di non partire al fronte. Un daimon qualunque, che oltre a interrogarci su quale possa essere il nostro, ci fa riflettere: perché questa storia è così straordinaria? Cosa posso fare per rendere la mia vita diversa, ma concluderla in pace?

 

 

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