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“Star 1117”: scopriamo tutte le possibili sfumature che può assumere il cielo stellato

“Star 1117”: scopriamo tutte le possibili sfumature che può assumere il cielo stellato

Quante sfumature può assumere una stella? Quanti significati possono essere nascosti all’interno di un cielo stellato? Facciamoci guidare da “Star 1117” nell’immensità del cosmo.

sfumature
“Notte stellata sul Rodano”, 1888, Vincent Van Gogh, Museo d’Orsay

“Star 1117”

“사랑 노래를 불러주고픈 사람이 생겼다는 건
밤하늘에 뜬 별 바라보면
생각나는 건가 봐요
그대를 떠올리며
나의 하루를 보내는 게
내게는 가장 큰 행복이죠
별이 되어 내게로 와요”

“The fact that someone wants to sing a love song
Looking at the stars in the night sky
Memories come back
I spend my day
Thinking of you
That’s the greatest happiness for me
Come to me as a star”

“Star 1117” è un brano della boyband sudcoreana Ateez. È contenuto nel mini-album “Treasure Epilogue: Action to Answer”, rilasciato a Gennaio del 2020. Il titolo richiama una data speciale per il gruppo, il giorno in cui è stato “fondato” il loro fandom e l’intera canzone è dedicata proprio a queste “persone speciali”. L’andamento lento e sentimentale consente di cogliere le emozioni profonde che il testo vuole trasmettere, paragonando la fama ed il successo ad uno “scherzo” del destino. Proprio quel destino ha permesso agli Ateez di incontrare le loro stelle, i loro fans. Un brano che è una reciproca promessa di fiducia tra la band e tutti coloro che la seguono attivamente, diventando un’unica, grande, costellazione.

“The Fellowship” Tour, Ateez – ©Shiber on Pinterest

Sfumature di giallo

Nel corso della storia il colore giallo è stato uno dei più utilizzati, fin dall’antichità.
I pigmenti appartenenti a questa gamma cromatica hanno composizione molto variabile. Il primo giallo conosciuto ed utilizzato fu l’ocra gialla. Scoperto durante la preistoria, è sostanzialmente un tipo di terra gialla, costituita da silicoalluminati colorati in giallo grazie all’effetto di ossidi di Ferro idrati. Essendo una terra, tende ad avere una buona stabilità, ma può virare al rosso se gli ossidi di ferro subiscono processi di disidratazione. Un altro esempio di terra utilizzata in pittura e conosciuta sin dai tempi antichi è la terra di Siena. È costituita quasi totalmente da idrossido di ferro e tende a conferire un colore più dorato rispetto all’ocra gialla.

Grotte di Lascaux, 15500 a.C., Francia

Giallo come il piombo

Alcuni pigmenti possono avere una “doppia natura”, è possibile sia reperirli in natura che crearli attraverso processi chimici. Il Giallo di Napoli è uno di questi. Chimicamente è descritto come antimoniato di piombo ed è rinvenibile in depositi naturali nella zona del Vesuvio, ma è stato anche uno dei primi pigmenti di origine artificiale. Furono proprio gli Egizi a “scoprirlo”. Il suo impiego, fino alla metà dell’800, è stato prevalentemente nelle tecniche ad olio, a causa della sua alta sensibilità ai solfuri presenti in atmosfera.
Un altro pigmento di duplice provenienza è il monossido di Piombo, chiamato anche Massicot o litargirio, in base alla sua colorazione. Può essere ottenuto artificialmente tramite il processo di estrazione dell’Argento, nella fase di coppellazione, ma è anche presente nei depositi naturali di galena, il minerale del Piombo. Il Massicot ed il litargirio, essendo entrambi ossidi di Piombo, possono trasformarsi l’uno nell’altro, in base alla temperatura ed al tempo di riscaldamento. Solitamente il Massicot era utilizzato come pigmento, il Litargirio, di colorazione più arancio, aveva il ruolo di siccativo degli oli.

“Le Château Noir”, 1906, Paul Cézanne, olio su tela, New York

Il giallo del Re

Un pigmento molto utilizzato fino all’inizio del secolo scorso è stato il trisolfuro di Arsenico.
Comunemente era chiamato Orpimento o Realgar, ma veniva ricondotto alla maestosità dei re a causa della sua colorazione oro brillante, tendente all’arancio. È un materiale abbastanza stabile, risente solo dell’esposizione continuata a fonti di luce intensa o ad attacchi chimici da parte di composti acidi o basici. Era molto comune sulle tavolozze degli artisti Veneziani del XV e XVI secolo, così come nella pittura olandese del XVII secolo. Il motivo del suo abbandono? La tossicità. Trattandosi di un solfuro di Arsenico, la sua applicazione e le conseguenti operazioni di restauro su opere che lo contengono, sono di estrema pericolosità per l’artista o l’operatore che vi entra in contatto. Il solfuro di Arsenico tende ad avere un alto grado di dispersione ambientale e, a causa dell’umidità o del degrado biologico, può trasformarsi in arsina, un composto volatile che può causare gravi forme di intossicazione.

“Vaso con dodici girasoli”, 1888, Vincent Van Gogh – dettaglio

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