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La macchina burocratica italiana è giunta al capolinea? Ce ne parla Boris

La macchina burocratica italiana è giunta al capolinea? Ce ne parla Boris

La popolare serie tv italiana Boris ci spiegherà come il sistema italiano sia da cambiare in tutti i suoi aspetti.

File:Boris.png - Wikipedia

“Userò gli occhi del cuore, per capire cosa pensi”. Così inizia la sigla. Boris infatti è nata come un pretesto per mostrarci tutte le indecorosità italiane. Dal clientelismo fino al nepotismo, passando per le agevolazioni a raffica. Boris fa riflettere.

La raccomandazione: un punto focale per fare carriera

A tutti noi sarà capitato di vedere un personaggio senza alcun merito, che occupa una scrivania oppure un posto importante nella società. Il primo pensiero che ci passa in testa è “ma questo è stato raccomandato!”. E purtroppo, il problema di questi favoreggiamenti è spesso trattato nella serie tv.
Cominciando da Itala, la segretaria di edizione, maleducata ed ubriacona, che sta al suo posto solo perché è in contatto con un certo Romanelli. Oppure l’attrice Corinna, viziata ed incapace a recitare, amante del Dottor Cane, il capo della rete televisiva. Così come la giovane Cristina invece che è la figlia di Avola Buckstaller, ricco e potente imprenditore.
Insomma, la maggior parte dei personaggi di Boris si ritrova sul set grazie ad una raccomandazione. Un quadro generale che rappresenta purtroppo come la carriera può essere influenzata tramite qualche ‘spinta’ o ‘conoscenza’. La meritocrazia passa in secondo piano. I più volenterosi si ritrovano improvvisamente a lottare con qualche ‘figlio di’ il cui unico merito è quello di avere grandi aiuti in famiglia. Ma la raccomandazione può essere ottenuta anche fuori dal nucleo familiare, soprattutto nei piccoli paesini di provincia. Insomma, tutto fa brodo!

Gli occhi del cuore: Gallery - Boris Italia
L’attrice Corinna, interpretata da Carolina Crescentini. Soprannominata più volte da René ‘cagna maledetta’ per via della sua incapacità a recitare

La passione per il lavoro viene stigmatizzata come antipatia

Oltre alla raccomandazione, Boris racconta anche come la buona volontà e la bravura siano due cose malviste e derise sul set. In Italia tira a campare solo chi fa il lavoro ‘a cazzo di cane’ (espressione utilizzata molto nella serie). Altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui Alessandro, stagista e protagonista, si ritrovi ad essere lo schiavo del set, nonostante il suo sogno di diventare un regista. Oppure per cui Lorenzo, maltrattato da tutti, diventi operatore arrivando addirittura a percepire un quinto dello stipendio minimo. La stessa Arianna infatti, nonostante la sua serietà e la sua voglia di fare, deve sacrificare vita privata e passioni per arrivare ad essere qualcuno.
Dall’altra parte invece troviamo Duccio, il direttore della fotografia. Svogliato e cocainomane, passa le sue giornate lavorative a dormire oppure a dedicarsi ad altre attività, come il pesce o lo spaccio.
Oppure lo stesso Stanis, attore mediocre ma altezzoso. Sempre alla ricerca di gusti ‘non italiani‘ (Stanis infatti non è il suo vero nome), cerca sempre di autocompiacersi, in quanto secondo lui la sua presenza è più adatta ad un cinema, che alla televisione.
Per non parlare dei tre sceneggiatori. Pigri ed incapaci, sono loro la causa principale della malriuscita di Occhi del Cuore. Le loro battute sono spesso fuori contesto, con un uso eccessivo di parole come ‘basito’ e ‘perplesso’.
Quindi ricordatevi, se volete entrare nel mondo del lavoro metteteci la passione sì. Ma non sforzatevi troppo. Siamo pur sempre in Italia.

Dario Borlandelli a Twitter: "“I toscani hanno devastato questo Paese”. Grazie a @leleadani che stasera ci ha ricordato quanto siano vere le parole di Stanis La Rochelle. #Boris #Allegri #Adani… https://t.co/JECqXHEUsD"
Una delle battute simbolo di Stanis La Rochelle, interpretato da Pietro Sermonti.

Il ‘dio denaro’ è sempre la marcia in più

Altra questione apportata da Boris è quella dei soldi. Ormai il mondo (soprattutto l’Italia) gira intorno al guadagno, spesso anche facile. Quasi tutti noi, ed è impossibile negarlo, farebbero carte false per qualche banconota in più in tasca. Il denaro è il vero carburante che fa partire tutto. Ed è purtroppo la causa delle classi sociali sempre più marcate, e del classismo sempre più radicalizzato.
La questione denaro la si riscontra con la Rete e il produttore Sergio. Quest’ultimo è a capo della produzione, ma il suo unico obbiettivo è quello di accumulare più denaro possibile, ricorrendo a metodi improbabili come il noleggio di una tigre malata e vecchia. Lo stesso Sergio che però rifila all’elettricista Biascica un assegno di settemila euro, rivelatisi poi gli ‘straordinari di aprile per Libeccio’, guarendolo dalle sue vertigini. Una mossa azzardata, ma che dimostra la realtà quotidiana di tutti noi: che i soldi possono essere come delle medicine. Di seguito la scena cult della serie.

La volgarità diventa un modo comune di interloquire

“Ma chi cazzo è?! Che cazzo fai?! Sei entrato in campo, testa di cazzo! Mandate via quel pezzo di merda! Sei uno stronzo, m’hai rovinato tutto! Sei entrato in campo, porca puttana! Vai via, non ti voglio vedere mai più, capito?! Testa di cazzo, di merda, vaffanculo! Me ne vado, ciao.”

Rimane indimenticabile la sfuriata del regista René Ferretti ad Alessandro, durante un ciak mandato all’aria da quest’ultimo. Di certo ha usato modi poco coloriti per rimproverare il povero stagista. Ma l’uso del linguaggio sboccato e delle offese verso i sottoposti, sembra essere consuetudine in certi luoghi di lavoro. La calma nel fare una determinata azione passa in secondo piano, e spesso le conseguenze dovute a questa carenza non tardano ad arrivare. Sia chiaro, non bisogna farne un dramma, poiché episodi del genere servono per spronare a dare il meglio. Altrimenti non si spiegherebbe, ad esempio, la figura dell’allenatore in una squadra.
Le parolacce nella serie tv vengono messe anche a scopo d’intrattenimento. Un esempio è il comico e notaio Nando Martellone, con la sua frase tormentone “bucio de culo“. In questo caso però il suo umorismo subisce una drastica ricaduta. In che modo? Non ve lo dico, altrimenti rischierei di spoilerare.
Fatto sta che per quanto in Italia ci piaccia abusare di questo linguaggio sconcio, ci sono sempre dei limiti che devono essere rispettati in certi ambiti. Non tanto per evitare di apparire rozzi. Quanto per la vostra carriera!

Boris: Renè Ferretti, le velleità che ti aiutano a dormire
L’istrionico, nonché geniale, René Ferretti, interpretato da Francesco Pannofino.

Ma quindi, cosa ci deve insegnare Boris?

Questa serie tv è stata ideata soprattutto per uno scopo. Per raccontare, in maniera satirica, come anche il lavoro dei nostri sogni sia pieno di difficoltà e di incompetenze di ogni genere. Specie se ci troviamo in un paese ‘vecchio’ come l’Italia. Tuttavia, un po’ come in Fantozzi, Boris non ci lascia da soli con i nostri problemi quotidiani. Ci mostra che non dobbiamo arrenderci davanti alle evenienze. Che se si lavora sodo, e ci si impegna, i risultati arriveranno prima o poi. Certo, ognuno di noi ha i suoi tempi, e le persone che hanno una strada più facilitata non sono poche purtroppo. Ma saremo sempre più convinti che il problema non siamo noi alla fine, bensì la situazione fuori. Il che è solo una magra consolazione, ma che per molti può significare tanto.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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