Il 10 agosto, all’età di 51 anni, è venuta a mancare Michela Murgia, personaggio poliedrico del panorama letterario e giornalistico italiano.

O la si odia o la si ama, senza mezzi termini. Determinata e tenace, Michela Murgia è stata una scrittrice, giornalista, drammaturga, critica letteraria, opinionista, attivista. Ripercorriamo i suoi principali contributi letterari.
Una grande intellettuale engagé
Per Michela Murgia la scrittura – prima quella narrativa e poi saggistica- ha rappresentato fin dal 2006 un modo per discutere di temi attuali, condividere idee ed esperienze.
Attraverso i suoi romanzi, i suoi saggi, le sue storie, con voce ferma, mai tremante, toni accesi e provocatori, stile ironico, parole schiette e taglienti Michela Murgia intende e utilizza la scrittura come strumento di lotta contro i soprusi e le diverse forme di ingiustizia.
Senza mai tirarsi indietro, senza mai abbassare la testa, con una forza spaventosa attraverso la parola ha dato voce a molteplici battaglie a livello sociale per i diritti civili, per i diritti delle minoranze, per la parità di genere, per una maggiore inclusività, per la libertà di scelta, per la difesa della democrazia e della necessità di mantenere viva la memoria storica…
Si è battuta contro ogni forma di violenza e di discriminazione, ha apertamente criticato il patriarcato e il sessismo; ha parlato con delicatezza ma fermezza di eutanasia e aborto, di gravidanza e maternità (che come ha più volte ribadito sono due cose diverse)…
Femminista, antifascista, sostenitrice dei diritti umani e di quelli ambientali, Michela Murgia conosceva bene l’importanza sociale (e anche politica) della letteratura:
“Il dissenso va organizzato e io so farlo solo in un modo: cercando le parole esatte”.

Le tematiche attuali nella narrativa
Nel 2006 esordisce come scrittrice con la pubblicazione di “Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria”, in cui vengono affrontati, in chiave ironica, i temi del precariato e dello sfruttamento lavorativo, il rapporto tra lavoro e famiglia.
Il romanzo più noto è “Accabadora”(2009) con cui ha vinto la XLVIII edizione del Premio Campiello Letteratura. In quest’opera, sempre attraverso il suo doppio sguardo, tra il serio e il faceto, affronta il tema dell’eutanasia, il rapporto vita-morte e la persistenza del dolore attraverso la figura mitico-storica della femina accabadora che -nella tradizione folkloristica sarda- poneva fine alle sofferenze del malato; e il tema della famiglia, dell’amore che supera i legami di sangue, con i figli dell’anima (Fillus de anima).
Il suo ultimo romanzo è “Tre ciotole. Rituali per un anno di crisi” pubblicato nel 2023. Si tratta una raccolta di racconti: dodici storie individuali, dodici protagonisti, ognuno con la propria vita, con le proprie difficoltà, eppure accomunati dalla stessa voglia di ripartire, di ricominciare.
In questo libro tutto è autobiografico e niente è autobiografico.

I pamphlet religiosi, femministi e antifascisti
Alla produzione squisitamente narrativa, si aggiunge quella saggistica. In “God save the queer. Catechismo femminista” (2022) Michela Murgia ragiona sulla possibile esistenza di un’alleanza profonda tra fede e lotta femminista, sul superamento tra l’apparente contraddizione tra tematiche come il sesso non generativo, l’aborto e l’eutanasia e l’ottica cattolica.
Ancora, in “Istruzioni per diventare fascisti” (2018) partendo dalla fragilità del sistema democratico, dall’incapacità dei suoi rappresentanti corrotti di far fronte alle esigenze dei cittadini e dalla fascinazione esercitata dal fascismo, con sagacia e provocazione Michela Murgia illustra i limiti della democrazia odierna, fingendo di sostenere l’ideologia fascista.
“Essere democratici è una fatica immane. Allora perché continuiamo a esserlo quando possiamo prendere una scorciatoia più rapida e sicura?”

“Stai zitta” e “Taci, anzi parla”: il femminismo che non muore
Il suo pamphlet più noto è “Stai Zitta, e altre nove frasi che non vogliamo sentire più” in cui analizza il linguaggio -che è in parte anche un prodotto culturale- utilizzato dagli uomini. Frasi che sminuiscono l’interlocutrice, frasi pronunciate con tono provocatorio o con un sogghigno che esemplificano il sessismo presente nella nostra lingua o meglio nell’uso che se fa.
“Stai zitta”, “ormai siete dappertutto”, “come hai detto che ti chiami?, “brava e pure mamma!”, “spaventi gli uomini”, “le donne sono le peggiori nemiche delle altre donne”, “io non sono maschilista”, “sei una donna con le palle”, “adesso ti spiego”, “era solo un complimento”
Quello di Michela Murgia è un invito a utilizzare un linguaggio inclusivo e rispettoso, un invito a vincere gli stereotipi e a combattere per una maggiore uguaglianza.
Il titolo ricorda il libro “Taci, anzi parla. Diario di una femminista” di Carla Lonzi (1931-1982), scrittrice, editrice, critica d’arte, attivista e cofondatrice di “Rivolta femminile”.
Un’opera unica, “Taci, anzi parla”, autentica, in cui l’autrice mette a nudo se stessa: ci parla delle sue letture, inserisce le sue poesie, racconta di sé come se stesse parlando a uno psicoanalista. Il diario, definito “uno dei punti più alti del femminismo italiano”, è una presa di coscienza e di posizione, un incontro tra femminismo, politica e psicanalisi.