La filosofia politica di Spinoza e il rap di Rancore servono a farci capire quanto sia fondamentale il controllo della paura nell’esercizio del potere.
Sangue di Drago è una delle canzoni più celebri di Tarek Iurchic, rapper romano noto sotto lo pseudonimo di Rancore. L’Etica è invece un manifesto filosofico per tutto l’occidente, nel quale Baruch Spinoza ha sviluppato le sue maggiori tesi filosofiche, una fra tutte quella politica. Nella sua filosofia della vita, che presta attenzione soprattutto alla capacità dei corpi di affettarsi fra di loro, Rancore trova vivo spazio.
Sangue di Drago: storytelling e interpretazione politica
Sangue di drago è una delle canzoni più apprezzate di Rancore, uscita nell’album Musica per bambini nell’estate del 2018. Il testo è una vera e propria fiaba, che vede protagonista un principe il quale, con l’aiuto dei un mago molto potente, sconfigge il drago per conquistare la principessa. Conoscendo la grande complessità che assumono i testi di Rancore, sin dalla prima ora si è cercato di interpretare quale potesse essere il secondo significato del pezzo. La tesi più diffusa è che questa narrazione sia una grande metafora volta a narrare l’ascesa di un tiranno (il principe) che con una forte propaganda (il mago) riesce a costruire falsi nemici (il drago) per spaventare e di conseguenza soggiogare il popolo (la principessa). In effetti una strofa della canzone sembra assecondare questa interpretazione:
Ora sto cantando a tutto il reame
Che hanno ucciso un drago che non è reale
Ma un nemico creato da chi investe bene
Su un cavallo grande ma nutrito male
Che con un inganno ha già preso il potere
Perché in pochi sanno cos’è la magia
Perché pochi sanno che alla fine della favola
Sarà un tiranno a portarla via.
Il testo presenta moltissimi passaggi che, se visti sotto questa lente, denunciano la natura maligna di un certo utilizzo del potere, il quale fu attaccato da Spinoza già nel 1600.

Spinoza: la dinamica degli affetti e la politica
Spinoza è stato definito da colui che ne scrisse le pagine migliori, ovvero Gilles Deleuze, come il filosofo della vita, ribaltando quel pregiudizio che vede la filosofia occuparsi di morte, anima e male, evidenziando il lato gioioso e dinamico del pensiero spinoziano. Spinoza infatti si concentra soprattutto nel definire la fitta dinamica di rapporti e interazioni fra i corpi. Dove la filosofia parlava di essenza, di diritti naturali, Spinoza parla di potenza: la domanda non è che cosa sia l’uomo, ma su cosa esso possa fare. Il punto è dunque la facoltà di ogni corpo di essere affetti: Spinoza individua di base due passioni, le quali vengono indotte dall’azione di un corpo su un altro: tristezza e gioia. Da queste due passioni si diramano tutte le altre. Per tristezza si intende ciò che egli chiamava “riduzione della potenza di agire“, per gioia invece il suo aumento. Per fare un esempio concreto, quando io dico “ho un mal di testa che non riesco nemmeno a leggere“, sto dicendo, spinozianamente, che l’azione del mal di testa su di me mi genera tristezza riducendo la mia facoltà di agire. Da qui possiamo capire il morivo per cui Spinoza sostenne, nella stessa Etica, che chi detiene il potere ha bisogno di generare nei sudditi passioni tristi. Il modo per farlo è inducendo paura, creando un nemico che spaventi, proprio perché le passioni tristi equivalgono ad una diminuzione della potenza di agire, e quindi ad una minore consapevolezza di se stessi.

Spinoza e Rancore: l’esercizio del potere
E se un mentore molto potente nei suoi malefici
Facesse un siero
Da far bere ai più grandi nemici del principe
In modo da renderlo fiero
Lui non era un grande guerriero al cavallo
Non era lui che dava il fieno.
Il mentore molto potente di cui parla Rancore è la propaganda del tiranno, che sfrutta inganni, comunicazione, passioni come se fossero una pozione, per influenzare la percezione del popolo. Il tema è esattamente quello di Spinoza. Chi controlla il potere ha un grande interesse nel diffondere paura, per ridurre la potenza di agire di chi è assoggettato. Più è potente la propaganda, maggiore sarà la paura, minore sarà la forza del popolo.
Ma corrono via, corrono via sul suo cavallo
Lei non lo sa, lei non lo sa
Sono seguiti da un carro
Perché ogni principe che si rispetti
Viene affiancato all’ennesimo mago
L’ennesimo mago
Ora lo so di chi è l’incantesimo
Ora lo so nella storia chi è il drago.
In quest’ultima strofa Rancore evidenzia di come il meccanismo propagandistico sia subdolo, poiché la principessa non sa di essere seguita da un mago. Il popolo non si rende conto di essere ingannato, di essere plagiato dalla dinamica comunicativa, proprio perché, ritornando a Spinoza, ormai la sua potenza di agire è diminuita, impedendogli di raggiungere un grado di consapevolezza maggiore.
E ogni drago che si rispetti
Deve girare intorno alla torre
Ogni volta che tu principessa ti pettini
Non lo fai certo come le altre
Il problema è che tu ti spaventi
Sei convinta che un drago sia drago
Perché tu hai mischiato i volatili ai rettili.
La forza della propaganda è in grado di spaventare il popolo attraverso la descrizione fittizia della realtà. L’incantesimo del mago in questo caso ha fatto credere alla principessa che il drago sia un mostro contro natura da combattere, quando è in realtà a difesa della torre.
Un vago principe all’ultima fila
Che crede che il bene è una folle dottrina
E ghigna con così tanta perfidia
Che i rami dei pini poi fecero brina
Quando il drago si gira nell’aria
Bloccato da corde lui tende l’arco e mira
Lascia la freccia che prende
Quel cuore di drago stracolmo di ira
Che con un bel soffio di fuoco profondo
Poi cadde nel tonfo più grande del mondo
Ma quella fu l’ultima spira
Ora che il principe è certo che lui non respira
Si aggira intorno a quel corpo
Dicendo che tutto il volere divino è risolto
Sfila la freccia dal cuore di drago
Sentendosi in mezzo agli déi
Come gli eroi salendo in sella gli altri soldati gli portano lei.
La vittoria del tiranno è narrata sempre come qualcosa di eroico, come un adempimento divino. La storia ha spesso dimostrato quanto proprio lo sfruttamento della religione, o di temi mistici in generale sia fruttuosa per i tiranni, i quali lasciano che passi l’idea di essere investiti di un compito altissimo, che li vede da soli contro tutti. La realtà è spesso diversa: infatti tutto ciò, nella canzone, avviene sotto l’incantesimo del mago, e dunque, risolvendo la metafora, sotto la grande potenza della propaganda. La principessa in questione è in preda alle passioni tristi, le quali hanno ridotto all’osso la sua potenza e dunque accetta di buon grado la protezione del principe, non capendo da dove essa derivi. L’etica di Spinoza è da questo punto di vista un’opera ricca di sorprese: si parla infatti anche di consapevolezza. Sapere è il vero potere, essendo l’arma contro le passioni. Capire la dinamica degli affetti equivale a vederli con spirito critico, con la conseguente maggiore consapevolezza di fronte alle passioni tristi.