Sotto la maschera di BoJack: il cavallo di Netflix è un personaggio di Pirandello?

Una sesta stagione di BoJack Horsman è stata annunciata per il 2019. La serie TV Netflix è andata migliorando nel corso del tempo, come il vino buono, ed è oggi una delle più conosciute e apprezzate. Merito di questo successo è sicuramente l’approfondimento psicologico dei personaggi, la storia semplice ma non banale, la regia ben curata, i dialoghi pungenti. Dialoghi che ci sbattono in faccia la difficoltà dell’esistenza e in cui a volte ci ritroviamo. Perché sì, BoJack sarà anche alcolizzato e depresso, forse autolesionista, ma non stupido. Al massimo, mentalmente instabile. Ma citando Pirandello,

“Trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica di tutte le vostre costruzioni.”

“Io voglio sentirmi bene con me stesso, come fai tu e… non so come si fa” – Bojack

E in effetti la genialità di BoJack Horseman sta proprio nella psicologia dei personaggi, che viene analizzata nel corso della serie attraverso situazioni magari bizzarre, ma quotidiane. BoJack si sente intrappolato in un mondo che non lo apprezza, pieno di contraddizioni e falsità alle quali deve reagire forzatamente. A ciò, si somma la difficoltà di convivenza con sé stesso. Più volte la sua interiorità non corrisponde alle azioni che compie. Purtroppo, questa sua instabilità danneggia non solo sé stesso, ma anche chi gli vuole bene e cerca di aiutarlo: è il caso di Diane, Sara Lynn, Princess Carolyne, Todd,  Gina. BoJack è un personaggio che ricorda per molti versi i personaggi pirandelliani, fosse solo per l’impossibilità di coniugare le contraddizioni interne con la vita reale ed esterna. Nella filosofia pirandelliana si assume che ci sia una sorta di distinzione tra la “vita”, intesa come fluida e in costante mutamento, e la “forma” che invece tende ad assumere una definizione, appunto una forma: è la contraddizione costante tra corpo e pensiero, essere ed apparire.

“Voi credete di conoscervi se non vi costruite in qualche modo? E ch’io possa conoscervi se non vi costruisco a modo mio? E voi me, se non mi costruite a modo vostro? Possiamo conoscere soltanto quello a cui riusciamo a dar forma. Ma che conoscenza può essere? È forse questa forma la cosa stessa? Sì, tanto per me, quanto per voi; ma non così per me come per voi: tanto vero che io non mi riconosco nella forma che mi date voi, né voi in quella che vi do io; e la stessa cosa non è uguale per tutti e anche per ciascuno di noi può di continuo cangiare, e difatti cangia di continuo. Eppure, non c’è altra realtà fuori di questa, se non cioè nella forma momentanea che riusciamo a dare a noi stessi, agli altri, alle cose. La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come? Ma costruendomi, appunto “.

Così scrive Pirandello in “Uno, nessuno e centomila“, titolo esplicativo del suo pensiero. Secondo la sua filosofia siamo infatti una sola persona, certo, ma indossiamo centomila maschere diverse a seconda del momento in cui siamo. Abbiamo una maschera per gli amici, una per la famiglia, e via così. Infine, quando ci troviamo soli, tolto il cerone chi resta? Forse, nessuno.

 

“Niente di questo sono io.” -Sara Lynn

Ma le similitudini non finiscono qui. Nella quinta stagione vediamo BoJack diventare il personaggio che interpreta, in una sorta di metateatro televisivo. Accade infatti che a causa degli psicofarmaci inizia a sospettare di tutti coloro che gli stanno attorno, al punto da impazzire e non distinguere più la vita reale e il suo ruolo di attore. Se già nella vita quotidiana indossava maschere, ora Bojack è diventato Philbert, ovvero il suo personaggio. Si assiste quindi a un raffinato intreccio tra scene del set e realtà, fino a confondersi l’una con l’altra, fino al tragico momento in cui BoJack quasi uccide Gina strangolandola. Questa mancanza di divisione tra realtà e messa in scena è ciò che valse a Pirandello il Nobel ed è appunto chiamato metateatro, ovvero “il teatro nel teatro”. In Sei personaggi in cerca d’autore, Ciascuno a suo modo, e Questa sera si recita a soggetto Pirandello scardina ogni barriera tra pubblico e spettatore, mettendo in scena le sue opere senza seguire la forma prestabilita. Basti pensare che in “Sei personaggi in cerca d’autore” i personaggi entrano alle spalle degli spettatori. Tuttavia, non è solo una questione scenica. La particolarità del pensiero pirandelliano è la percezione differente del concetto di realtà. Tutto è relativo, niente è oggettivo.

“Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!

 

 

 

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