SOS pianeta Terra: Caproni e Netflix ci illustrano come difendere la nostra casa

La difesa del nostro pianeta dovrebbe essere la priorità di tutti. Scopriamo come poter contribuire con le poesie dell’ultimo Caproni e un documentario targato Netflix.

Giorgio Caproni e ambiente: la poesia salverà il mondo

Anche attraverso la letteratura e il cinema, infatti, è possibile avvicinare molte persone alle tematiche ecologiche: pensiamo a scrittori come Italo Calvino con “La nuvola di smog” o a Primo Levi con alcuni dei racconti di “Storie naturali” che già negli anni’50 si spendevano a favore della sostenibilità; oltre ai romanzieri, anche i poeti possono trattare la questione ecologica da molteplici punti di vista, tra questi ad esempio, troviamo Caproni.

Vita e opere di Caproni

Giorgio Caproni nasce a Livorno nel 1912 e trascorre gran parte della giovinezza a Genova. Si iscrive a una scuola tecnica e, contemporaneamente, studia musica. Proprio grazie alla pratica del violino e della composizione musicale, Caproni si avvicina alla poesia e pubblica nel 1936 la sua prima raccolta “Come un’allegoria“. Nello stesso anno, muore la compagna Olga Franzoni e poco dopo sposa un’altra donna, Rosa Rettagliata. Nel frattempo, prende parte alla Resistenza e, finita la guerra, si stabilisce a Roma, dove lavora come insegnante. Nel 1956 pubblica la sua più importante raccolta di liriche, un vero e proprio canzoniere in fieri, con il titolo di “Passaggio d’Enea“; pubblica poi “Il seme del piangere” dedicato alla madre, “Congedo del viaggiatore cerimonioso e altre prosopopee“. Ma è negli anni ’70 che inizia il suo vero successo con la pubblicazione de “Il muro della terra“: tale raccolta inaugura, infatti, la stagione metafisica che raggiunge l’acme con “Il franco cacciatore“, “Il conte di Kevenhüller” e, infine, “Res amissa“, uscita postuma nel 1991.

Versicoli quasi ecologici

É nell’ultima raccolta “Res amissa” (1991) che Caproni affronta anche la questione ambientale. Le poesie di quest’ultimo periodo si incentrano sulla ricerca di un qualcosa che manca, tant’è che il titolo latino alla lettera va tradotto come “cosa smarrita”. L’estenuante caccia, questa volta, è rivolta al bene perduto.

Una delle poesie più note della raccolta, complice anche il fatto che nel 2017 è stata proposta come testo per la prova di maturità, è “Versicoli quasi ecologici“.

Qui Caproni riflette su quanto sia stato minato l’equilibrio uomo-natura: innanzitutto, parte con una declamazione del panismo, intendendo che facciamo tutti parte di un’unica realtà interconnessa e interdipendente; prosegue con una denuncia della stoltezza umana avara di progresso (parla infatti, di “Paese guasto”), che agisce a discapito della “salute” del pianeta; e conclude con un implicito invito alla sostenibilità, asserendo -in maniera cinica e disincantata- che non esiste una soluzione se non l’estinzione dell’uomo.

Come/potrebbe tornare a essere bella,/scomparso l’uomo, la terra.

Ciné Environment House | Screening of Our Planet | From Deserts to Grasslands – Geneva Environment Network

La storia di casa nostra

Anche attraverso i film e i documentari è possibile sensibilizzare una grande fetta di persone, soprattutto i giovani. Ad esempio, su Netflix ci sono diverse docu-serie sull’ambiente: quello che conta il maggior numero di view è “Il nostro pianeta“.

Prodotto in collaborazione con il WWF e distribuito nel 2019, “Our planet” è il primo documentario naturalistico distribuito da Netflix; esso illustra le bellezze del nostro pianeta, gli habitat di moltissimi animali, rivolgendo particolare attenzione a quelli in via di estinzione, e -soprattutto- analizza i danni causati dal cambiamento climatico.

Nel trailer, viene definito come il documentario che racconta “la storia di casa nostra”, la storia di un pianeta in trasformazione, il cui futuro dipende da noi.

Come Caproni in “Versicoli quasi ecologici”, anche “Il nostro pianeta” insiste sull’appartenenza di tutte le specie a uno stesso mondo e rimanda all’azione dell’uomo che dovrebbe aiutarlo a prosperare. E tutto ciò che Caproni aveva elencato nella poesia, come il mare, la libellula, il vento, il canto del lamantino, il galagone, il pino… É ammirabile in questo splendido documentario.

L’eterna ricerca di Caproni diviene qui una missione di speranza perché -davvero- l’uomo regge in mano le redini della sua casa. Quindi, forse, la soluzione non è la terra priva di “uomini-parassiti” a cui allude Caproni negli ultimi versi della poesia, perché c’è ancora una speranza, ma dobbiamo agire ora per concretizzarla.

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