Solo chiacchere e distintivo? Vediamo come lo scoutismo può essere una valida educazione alternativa

115 anni fa nasceva lo scoutismo. Capiamo come questo tipo di educazione parallela influenzi lo sviluppo dei ragazzi.

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L’1 agosto 1907 da un’idea del generale inglese Sir Robert Baden-Powell nasceva lo scoutismo, movimento che si riassume nel metodo educativo “imparare facendo”. Questo fornisce ai ragazzi che ne fanno parte non soltanto conoscenze, ma anche strumenti per vivere bene con se stessi ed in società.

Un’educazione incompleta

Abitualmente, riferendosi all’educazione si intende un percorso formativo basato sulle istituzioni tradizionali (una su tutte la scuola) che dovrebbero portare il soggeto a sviluppare capacità utili per la vita futura.

Tutti sono ormai d’accordo che il percorso educativo dovrebbe comprendere lo sviluppo di quelle che in inglese sono le “quattro h”, ossia testa (head), cuore (hearth), salute (health) e manualità (handicraft). Detto questo, chiunque sia mai entrato in una scuola italiana (e non solo) potrà capire come questa spesso si fermi soltanto al primo fattore, la testa, tralasciando gli altri elementi e comunque non risultando efficace nemmeno su questo.

Lo scoutismo rappresenta una buona alternativa a tutto questo. Le idee principali del fondatore erano infatti quattro:

  • rafforzare carattere e personalità;
  • migliorare capacità e resistenza;
  • sviluppare abilità manuali e, al tempo stesso, fiducia nelle proprie abilità;
  • sviluppo spirituale.

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Un boost per lo sviluppo individuale?

Si pensa che lo scoutismo possa influenzare positivamente soprattutto tre aspetti dell’individualità dell’individuo: il rendimento scolastico, l’autostima e le social skills (ossia le abilità sociali). Uno studio spagnolo del 2020 ha verificato esattamente questo.

Il concetto di rendimento scolastico è chiaro: si tratta semplicemente dei risultati, delle valutazioni ricevute in ambiente scolastico, e, anche se spesso non corrisppondono alle abilità intellettuali dei ragazzi, ci danno perlomeno un’idea dell’abiltà nell’acquisizione di conoscenze.

L’autostima è l’immagine di se stesso che il soggetto crea nel periodo infantile, ma che poi si modifica nel tempo. Sull’autostima l’adolescente baserà la sua personalità, quindi avere un buon livello di questa risulterà in una buona salute psicologica futura.

Le social skills sono quei comportamenti, appresi più o meno involontariamente, che permettono al soggetto di costruire o mantenere buone relazioni interpersonali, ma, oltre a questo, danno al soggetto la possibilità di realizzare se stesso nel mondo.

Nello studio si evince come i ragazzi-scout avessero un rendimento scolastico migliore di coloro che invece non erano parte del movimento. Ciò può essere spiegato tramite lo sviluppo della disciplina, della sicurezza nelle proprie abilità e della motivazione all’apprendimento tipico dello scoutismo.

Per quanto riguarda l’autostima, non sono invece state trovate evidenze abbastanza rivelevanti da affermare un più alto livello di questo fattore negli scout.

Le social skills nel gruppo “scout” e “non scout” non differiscono significativamente se non nella risoluzione dei conflitti, più sviluppata negli scout, probabilmente grazie all’idea del lavoro di squadra per arrivare ad un obiettivo a tutti comune.

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“Sentire” la società

Un altro studio del 2020 dimostra come la pratica dello scoutismo contribuisca non soltanto ad una sviluppo di varie qualità e capacità individuali, ma renda più probabile in comportamento pro-sociale da parte dei membri del movimento.

Un comportamento pro-sociale è un modo di agire dell’individuo volto al beneficio degli altri e, in generale, della società, come aiutare, cooperare, confortare, condividere e donare.

Per questo studio vennero presi dei ragazzi non-scout e per tre giorni svolsero attività caratteristiche del movimento. I ragazzi, che compilarono prima e dopo l’esperimento un questionario volto ad evidenziare la tendenza a dimostrare un comportamento, finita la ricerca risultarono molto più propensi a comportamenti rivolti al bene della società e delle altre persone.

Detto ciò, possiamo affermare che, sicuramente fare parte di un gruppo scout porterà ai nostri ragazzi moltissimi benefici, e proprio per questo non dovrebbe essere confinato ad attività extrascolastica, ma, anzi, la scuola potrebbe integrarlo al suo interno o, quantomeno, cercare di “rubare” qualche elemento, attività e principio dello scoutismo per farlo suo.

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