“Effetto spettatore”: quando, nelle situazioni di emergenza, tutti vedono ma nessuno agisce

La psicologia ci spiega la teoria dell’effetto spettatore.

Il più delle volte le persone, anziché aiutare la persona che ha bisogno di soccorso, preferiscono non agire. Piuttosto si osserva, filma con i cellulari e aspetta che gli altri “spettatori” facciano qualcosa. Vediamo insieme cos’è l’effetto spettatore.

L’EFFETTO SPETTATORE

No purtroppo non stiamo parlando di quanto sia psicologicamente positivo vedere un film al cinema o di quanto sia divertente essere spettatori di un programma televisivo. Ma quindi cos’è l’effetto spettatore? L’effetto spettatore (bystander effect), definito anche con effetto testimone o apatia dello spettatore, è un fenomeno che è stato studiato dalla psicologia sociale. Consiste nel fatto che gli individui, in alcuni casi, non offrono nessun aiuto ad una persona che ha bisogno di soccorso quando sono presenti anche altre persone. Maggiore è il numero degli spettatori, minore è la probabilità che qualcuno avrà l’iniziativa ad agire e prestare aiuto. Come è nata la teoria dell’effetto dello spettatore? La teoria nacque dopo il caso di omicidio di Kitty Genovese, una vicenda che tratterò in uno dei seguenti paragrafi. Per adesso ti  basta sapere che ci furono molte persone ad assistere a quell’omicidio ma nessuno intervenne. Questo caso portò, nel 1964, gli psicologi Latanè e Darley a capire il perché nessuno provò ad aiutare quella persona in difficoltà.

L’ESPERIMENTO

Per elaborare una teoria c’è bisogno di esperimenti. E’ quello che fecero i due psicologi (nominati nel precedente paragrafo). I due studiosi decisero di non prendere in considerazione le singole persone, bensì il gruppo. Quello che volevano dimostrare è che la presenza di diverse persone permette di sottostimare l’emergenza in una vicenda. Infatti la responsabilità di chiamare forze dell’ordine o di intervenire personalmente, si diluisce fra i vari “spettatori” presenti. Per verificare la teoria, eseguirono una ricerca su un gruppo di studenti universitari. Quest’ultimi pensavano  di dover partecipare ad una chiacchierata sulla vita universitaria con un altro interlocutore. Durante la conversazione un ragazzo doveva inscenare una crisi epilettica e chiedere aiuto agli altri. L’esperimento venne ripetuto con gruppi di varie dimensioni, da due ai sei partecipanti. Come pensi abbiano reagito gli studenti? Quando il ragazzo, con crisi epilettica, aveva una sola persona come interlocutore, quest’ultima reagiva per salvare la vittima nell’ 85% dei casi. Quando la vicenda avveniva con un gruppo, solo il 31% intervenne chiamando i soccorsi. Quindi più gente assiste a un’emergenza e meno probabilità ha la vittima di essere aiutata.

PERCHE’ ACCADE QUESTO?

Perché le persone hanno più difficoltà ad aiutare il prossimo quando sono in gruppo? Come scrissero gli psicologi Darley e Latanè:

La presenza di altri spettatori riduce i sentimenti individuali di responsabilità personale e fa decrescere la velocità della reazione.

La principale causa quindi riguarda l’assunzione di responsabilità. Quando una sola persona deve soccorrere la vittima, sente maggiormente il peso mentre quando ci sono più persone è come se le responsabilità si dividessero e quindi meno probabilità che si agisca per aiutare. Inoltre un altro fattore è “l’ignoranza pluralistica”. Che vuol dire? Tutte gli “spettatori” pensano che gli altri siano più preparati e adatti ad aiutare la vittima e quindi preferiscono dirsi “ci penserà qualcun altro”. Si aggiunge anche la paura della valutazione altrui. Cioè chi assiste alla vicenda ha il timore di reagire in maniera esagerata e quindi si inibisce. Scorri per leggere avvenimenti reali dove l’effetto dello spettatore h contagiato tutti.

IL CASO DI KITTY GENOVESE

IL 13 marzo del 1964, Kitty Genovese che era una ragazza statunitense di 28 anni, stava tornando a casa da lavoro. Nel tragitto venne pugnalata a morte da uno stupratore e omicida seriale. Secondo alcuni giornali, la violenza durò in tutto almeno mezz’ora. Tutto il tempo durante il quale Kitty chiese aiuto urlando. L’assassino all’inizio fuggì perché aveva attirato l’attenzione di un vicino ma poco dopo tornò e la uccise definitivamente. I notiziari dissero che ben 38 persone avevano osservato quella scena ma nessuno intervenne. Tante persone e anche un tempo abbastanza lungo per poter fare qualcosa e magari quella persona sarebbe potuta salvarsi. Purtroppo così non è stato. Ti sembra un avvenimento così lontano e pensi che al giorno d’oggi non succeda più?

IL CASO RECENTE DI ALIKA

Pochissimi giorni fa nel centro di Civitanova Marche è avvenuto un omicidio. Alika Ogorchukwu, uomo nigeriano, è la vittima brutalmente uccisa per strada da Filippo Ferlazzo. Un’aggressione per futili motivi. I giornali dicono che Alika abbia chiesto loro dei soldi in cambio di un pacchetto di fazzoletti e che abbia preso per un braccio la donna (compagna dell’omicida), che si era poi divincolata. La coppia successivamente si allontanò e la donna entrò in un negozio di abbigliamento. Ma Ferlazzo tornò indietro e  colpì in modo violento Alika, fino ad ucciderlo. Una scena avvenuta in pieno centro nel pomeriggio sotto gli occhi di molte persone o meglio spettatori. Nessuno ha fatto nulla, solo video dell’omicidio. Adesso starai dicendo che è l’effetto spettatore che ci fa comportare cosi? Vero, ma non può essere usata come giustificazione di un’indifferenza totale. L’articolo serve per informare te e gli altri di questo effetto per prendere consapevolezza ed evitare l’indifferenza in queste situazioni. Aiuta chi si trova in pericolo!

 

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