Sogno o son desto? Tra arte e psicoanalisi, indaghiamo sui sogni e sui loro significati

Freud dice che i sogni rappresentano i nostri desideri, Jung afferma che sono simboli ed archetipi che rappresentano noi stessi ed i Surrealisti…pensano!

Dalì durante una sessione di autografi, 1963.

Quante volte capita di fare sogni meravigliosi? Quante incubi o semplicemente sogni assurdi?  Se siete dal carattere psicoanalitico, magari cercherete di trovare un significato alle immagini protagoniste del vostro sonno. Tuttavia, se siete più artistici e romantici, sarete più portati a rappresentare il vostro sogno così com’è, mettendo da parte la ragione e rimanendo affascinati dalla vostra stessa psiche, esattamente come i Surrealisti.

“Io dipingo voi! Con una lacrima sola! E dentro quella un’altra faccia, di Cristo!”

Forse non tutti sanno che il Surrealismo è nato grazie al Dada, dividendosi da esso solo intorno al 1924 per opera di Breton ed il suo manifesto “Le Surréalisme et la Peinture“. Il Dada, però, ha come scopo quello di rovesciare la moralità e le convenzioni della società per abbattere tutte le restrizioni e cercare di andare contro l’idea stessa di arte (si ricordi Duchamp e la sua “Fontana” firmata Mutt). Il Surrealismo non vuole, invece, intraprendere una vera e propria lotta artistica contro la moralità e l’arte convenzionale. Seppur molto distante dalla rappresentazione di una morale, lo scopo dei Surrealisti è senza dubbio quello di rappresentare la parte più veritiera della realtà: l’uomo. E fa ciò attraverso la rappresentazione della sua mente libera dalla morale, dalla logica, dalla ragione, nel suo stato più puro. Come lo stesso Breton afferma, le vie per rappresentare il funzionamento reale del pensiero sono innumerevoli. E’ sbagliato, infatti, reputare il Surrealismo come sola pittura: Man Ray utilizzò come mezzo principale la fotografia, Bunuel il cinema e Dalì si cimentò anche nella scultura.

“La Decalcomania”, Magritte, 1966.

La rappresentazione del surreale: oggetti vecchi o nuovi?

Quando si pensa al surreale, probabilmente la nostra mente crea immagini di oggetti mai esistiti, dalle forme più strane ed i colori più stravaganti. Forse, però, sorprenderà sapere che il Surrealismo si propone di fare esattamente l’opposto. Infatti, ciò che attrae maggiormente l’occhio sull’arte Surrealista è l’utilizzo di oggetti comuni, accostati in maniera così insolita che il loro stesso significato viene decontestualizzato. Volete un esempio pratico? Mert Oppenheim nel 1936 utilizzando la tecnica dell’assemblage (una delle tecniche più utilizzate dai pittori e dagli scultori Surrealisti) crea “La tazza impellicciata“, che rappresenta, appunto, una tazza con tanto di cucchiaio e piatto…completamente ricoperti da pelliccia! Al già citato Man Ray, che si cimenta nelle più diverse forme dell’arte, appartiene “Regalo“, un’opera su cui lavorò per sei anni che rappresenta un ferro da stiro con una colonna di chiodi alla base. Ma la rappresentazione della mente umana slegata dal pensiero razionale non vede come mezzo solo la rappresentazione del sogno. L’altra faccia della medaglia sono i temutissimi incubi, che i Surrealisti sentono di dover rappresentare tanto quanto i sogni, perché essi rappresentano, probabilmente, la parte più oscura della mente pura dell’uomo. E così, nel 1925, Max Ernst rappresenta “Animale“, che di animale ha tutto e forse anche niente. Pelo che rende la sua faccia spaventosa e corpo scheletrico, gambe in procinto di muoversi come per attaccare, il tutto in bianco e nero, che rende tutto più tetro e cupo. Se questo non vi basta, provate a vedere “Un chien andalou“, cortometraggio del 1929, scritto, prodotto e diretto da Bunuel e Dalì. Le scene del corto sembrano apparentemente slegate l’una dall’altra. Alcune di esse sono fantasiose, altre quasi da incubo, altre ancora semplicemente inquietanti e fuori degli schemi, che Bunuel e Dalì stessi hanno ammesso di aver sognato.

“La tazza impellicciata” di Oppenheim.

Freud: i sogni come collegamento con l’inconscio

Vi ricordate quando Cenerentola cantava “I sogni son desideri…“? Bene, Freud non può che essere più d’accordo! Secondo Freud, il sogno è una proiezione di tutti i desideri e le pulsioni che sono presenti nel nostro inconscio, lasciate libere quando dormiamo dalla parte conscia della nostra mente. O meglio, Freud afferma che le nostre pulsioni si trovano in una parte della nostra mente chiamata Es, dominata dai nostri istinti incontrollati e da tutto ciò che potrebbe essere dannoso per noi o per gli altri. A limitare il controllo dell’Es sul nostro comportamento sono l’Io ed il Super-Io, che trattengono i nostri desideri incontrollati “bloccati” nell’Es. Tuttavia, questo non succede sempre. Durante il sonno profondo, appunto, la nostra mente diventa lo scenario in cui tutti i nostri desideri, paure, pulsioni ed istinti trovano una loro realizzazione allucinatoria. Il nostro sonno non è turbato da questi contenuti grazie alla Censura, che non rende esplicite le immagini, ma “camuffa” i messaggi latenti dell’inconscio trasformandoli in immagini manifeste tollerabili dalla coscienza. Il sogno, di conseguenza, diventa una forma di appagamento temporaneo dei nostri desideri e istinti latenti intollerabili per la nostra coscienza. Per Freud, i sogni sono, quindi, libero accesso al nostro inconscio grazie ad una lettura del messaggio manifesto (le immagini oniriche) e ad una lettura del messaggio latente (il reale significato del sogno, cioè le nostre pulsioni ed i nostri desideri dannosi). Le associazioni libere, durante la seduta psicoanalitica, aiutano lo psicoanalista ed il paziente stesso ad interpretare correttamente i sogni, grazie all’associazione- appunto- dei pensieri del paziente in relazione alle immagini ed alle sensazioni relative al sogno.

 

Un simpatico disegni di Freud in un sogno Surrealista.

Jung: quando i sogni rappresentano l’inconscio collettivo

Carl Gustav Jung è un ex allievo di Freud che decide di scostarsi molto dalle teorie psicanalitiche del suo maestro. Secondo Jung, infatti, i sogni non sono la rappresentazione delle nostre pulsioni, infatti “l’inconscio dice ciò che vuole dire“. Portando l’esempio di una sua paziente che aveva sognato il medico di famiglia (il dottor Jones), Jung afferma che, secondo Freud, questo doveva nascondere desideri sessuali inopportuni nei confronti dello stesso dottor Jung. Smentendo questa ipotesi, Jung afferma “la verità inoppugnabile è che l’ inconscio ha parlato del dottor Jones e non ha detto una parola del dottor Jung“. Jung, inoltre, affermò che vi è una differenza tra le interpretazioni soggettive e oggettive. Nel primo caso, deve avvenire quando nel sogno sono presenti elementi ricondotti al soggetto stesso, ovvero quando la personalità dello stesso soggetto si mostra attraverso elementi del sogno. Nel caso dell’interpretazione oggettiva, invece, il protagonista del sogno è casuale e non è riconducibile ad aspetti della personalità del soggetto sognante. Le due interpretazioni non si escludono l’un l’altra, perché il sogno, come afferma lo stesso Jung, è composto sia da immagini relative alla personalità del soggetto che da immagini con un soggetto esterno. Per una totale interpretazione del sogno, bisogna utilizzare entrambe le interpretazioni, che rispecchiano, in realtà due parti diverse dell’inconscio: l’inconscio personale e l’inconscio collettivo. L’inconscio personale è proprio ed unico per ogni essere umano, l’inconscio collettivo è condiviso da tutti gli uomini e deriva da antenati comuni. Inoltre, secondo Jung, i sogni sono autonomi ed indipendenti dal soggetto. Un esempio viene fornito da un’esperienza personale dello psicanalista, che afferma di aver vissuto un periodo molto emozionante e ricco di emozioni, ma non ha mai sognato niente che si ricollegasse all’Africa o a quel determinato periodo della sua vita. Secondo Jung, se decidesse la nostra stessa psiche cosa sognare, questo non potrebbe essere possibile.

“O que a água me deu”, 1939, è un’opera di Frida Kahlo nel suo periodo Surrealista. La Kahlo ha sempre affermato di non rappresentare veramente il surreale, ma la sua realtà, da dopo il tragico incidente durante l’adolescenza fino alla morte.

Il surrealismo è la magica sorpresa di trovare un leone in quell’armadio in cui si voleva prendere una camicia” –Frida Kahlo.

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