In musica come in letteratura, le parole sono importanti, le loro iniziali, talvolta, ancora di più.

Sigle, acronimi e acrostici possono rappresentare dei validi strumenti volti a incuriosire il lettore-ascoltatore, degli artifici che sintetizzano misteriosamente il contenuto di quella poesia o di quella canzone: è il caso dei titoli di alcuni brani del famoso cantautore romano Gazzelle e dei tre sonetti proemiali del poemetto “L’Amorosa Visione” di Giovanni Boccaccio, in cui rispettivamente individuiamo sigle e acrostici.
Facciamo chiarezza sui termini
Una sigla è formata dall’unione delle iniziali di più parole che costituiscono un’unità plurilessematica; si tratta, dunque, di una sequenza delle lettere iniziali di una serie di parole (ad esempio SMS Short Message Service) ed è utilizzabile anche come parola autonoma (ad esempio “ti ho inviato un SMS”).
La parola che risulta dalla pronuncia di una sigla è detta acronimo (es. FIAT Fabbrica Italiana Automobili Torino letto così come è scritto: “fiat”). Anche se molto spesso sigla e acronimo sono utilizzati come sinonimi, in realtà il termine “sigla” ha un significato più ristretto perché non sempre una sigla può essere un acronimo, non sempre cioè può essere letta come parola (es. SMS viene letto “esse emme esse” per mezzo della cosiddetta dizione spelling e non “sms” che è appunto difficile da pronunciare, anche perché privo di vocali). Non è raro, però, ritrovare definizioni ambigue di entrambi i termini sia sui dizionari sia sui manuali di linguistica e/o grammatica.
Inoltre, il termine “acronimo” indicherebbe le sigle vere e proprie oltre che -per estensione- i nomi formati da sillabe delle parole abbreviate (ad esempio, POLFER, Polizia Ferroviaria, costituita da “pol”, iniziale di “polizia”+”fer”, iniziale di “ferroviaria”, e non ipoteticamente PF che sarebbe, invece, una sigla).
L’acrostico, invece, è dato da una sigla -in genere una parola di senso compiuto- formata dalle iniziali delle singole parole che la compongono; e per estensione indica un componimento poetico in cui le lettere iniziali dei singoli versi lette in ordine, verticalmente, dall’alto verso il basso, formano una parola o una frase.
Indaghiamo l’uso di sigle e acrostici in musica e letteratura.

Combinazioni criptiche
I titoli di alcune canzoni di Gazzelle sono costituti da sigle: Nmrpm (2017, nell’album “Superbattito”), Smpp e OMG (2018, “Punk”), GBTR (2021, nell’album “OK”), LPPBDS (2023, “Dentro”), almeno una per album. Titoli ridotti ad ammassi di lettere, quasi esclusivamente consonanti, apparentemente privi di senso, impronunciabili. Dal carattere enigmatico, incuriosiscono l’ascoltatore che è portano a ricercare nelle parole del testo un qualche indizio che possa permettergli di svelare l’arcano.
A parte il noto OMG (= Oh my God), le altre sigle sono davvero astruse e soltanto un attento ascolto può farci capire a cosa alluda l’autore, cosa egli abbia voluto sintetizzare in quella manciata di lettere, giocando argutamente con i suoni.
Le sigle sono tipiche della cifra stilistica di alcuni tra i più struggenti brani di Gazzelle:
- Nmrpm sta per “Non Mi Ricordi Più il Mare”: questa frase apre la canzone omonima in cui dominano intensi sentimenti di nostalgia;
- Smpp sciolto in “Stavi Male Pure Prima”: commovente brano che sonda la solitudine e il disagio interiore;
- GBTR sta per “Going Back to Routine”: altra sigla inglese, ripetuta nel ritornello;
- LPPBDS “La Primavera Più Brutta Di Sempre”: espressione che ricorre sette volte nel brevissimo brano dai toni decisamente melanconici.

Un meraviglioso espediente letterario
L’Amorosa Visione (1342-1343) scritto da Boccaccio è un poema allegorico in versi costruito sul modello dantesco, che racconta una “visione”, un sogno che vede protagonista il poeta smarrito, condotto in un castello da una donna gentile.
Tre sonetti precedono il testo del poema vero e proprio, suddiviso in cinquanta cantiche in terzine; essi formano un acrostico che si snoda, poi, progressivamente lungo l’intero poema poiché a essi corrispondono le prime lettere del primo verso di ogni terzina. In altre parole, le lettere iniziali del capoverso di ogni terzina lette in sequenza costituiscono i testi dei sonetti.
Il primo verso del sonetto è “Mirabil cosa forse la presente”, e queste sono le prime sette terzine (in grassetto è posta la prima lettera di ogni terzina). Lette in verticale tutte queste iniziali restituiscono i testi dei sonetti. In questo specifico esempio la prima parola: ossia “mirabil”).
Muove nuovo disio la nostra mente,
Donna gentile, a volervi narrare
Quel che Cupido grazïosamente
In visïon li piacque di mostrare
All’alma mia per voi, bella, ferita
Con quel piacer che ne’ vostri occhi appare.
Recando adunque la mente smarrita
Per la vostra virtù pensieri al core,
Che già temea della sua poca vita,
Accese lui di sì fervente ardore,
Che uscita di sè la fantasia
Subito entrò in non usato errore.
Ben ritenne però il pensier di pria
Con fermo freno, e oltre a ciò ritenne
Quel che più caro di nuovo sentia.
In ciò vegghiando, in le membra mi venne
Non usato sopor tanto soave,
Ch’alcun di loro in sè non si sostenne.Lì mi posai, e ciascun occhio grave
Al sonno diedi, per lo qual gli aguati
Conobbi chiusi sotto dolce chiave.
Si tratta di un ingegnoso artificio letterario che mira a divertire e stupire il lettore, una sorta di gioco di lettere che dà modo di leggere l’opera in maniera alternativa, verticalmente, appunto, e non solo orizzontalmente.