Sicuro che il dialetto sia a rischio di estinzione? Scopriamo perché non è (proprio) così

Per lungo tempo si è parlato di imminente tramonto dei dialetti, ma -in realtà- questi ultimi stanno attraversando una fase di rinascita grazie ai social, alla musica e al cinema.

"Una lingua per trasmettere il nostro essere". Le Pro Loco celebrano le  Giornata nazionale del dialetto - il Dolomiti

Fin dagli anni ’80, si discuteva della “morte imminente dei dialetti” a causa dell’industrializzazione, della scolarizzazione, delle politiche anti-dialettali, della diffusione dei mass media a cui va aggiunto anche una sorta di “snobismo” sociale per cui il dialetto è visto come oggetto di censura e di pregiudizio (tanto da arrivare a parlare di “dialettofobia”)… Siamo nel momento in cui l’italiano è diventato -non più solo sulla carta, bensì de facto– lingua nazionale; inevitabilmente, i dialetti regrediscono, ma come vedremo non muoiono.

Lingua e dialetti

Da un punto di vista prettamente linguistico non vi è differenza valutativa tra lingua italiana e dialetti italo-romanzi: i dialetti sono, infatti, lingue sorelle dell’italiano e come quest’ultimo derivano direttamente dal latino (dialetti primari). Hanno una propria grammatica, un proprio lessico, un proprio uso letterario e una propria storia; e di fatti è il processo storico (-culturale) che ha concorso alla “trasformazione” di un dialetto, quello fiorentino, a lingua vera e propria, divenuta poi la lingua nazionale. Esso, il fiorentino, fu promosso a lingua comune per ragioni sociali e storiche.

Certamente, persistono delle differenze tra l’italiano e le sue lingue sorelle: innanzitutto, mentre l’italiano è parlato sull’intero territorio nazionale, i dialetti sono relegati in zone molto più limitate; e, ancora, se l’italiano è parlato -oggi- da quasi tutta la popolazione (oltre il 95%), soltanto il 9% adopera esclusivamente o prevalentemente il dialetto in famiglia e con gli amici, l’1,8% con estranei (ISTAT, 2012). Ben diversa era la situazione prima del raggiungimento dell’Unità nazionale o ancora all’indomani delle guerre mondiali.

Il dialetto potrebbe, quindi, essere definito come una lingua parlata da un ristretto numero di persone, in una regione geografica limitata e non adoperata in contesti ufficiali.

LINGUE E LINGUAGGI

La rivitalizzazione dei dialetti

Stando sempre ai dati ISTAT dell’ultimo decennio, l’uso dell’italiano è cresciuto in maniera esponenziale, mentre è diminuito fortemente l’uso esclusivo del dialetto. I dialetti, però, non sono scomparsi (dunque, non è corretto parlare di “morte” o “tramonto”), bensì sono regrediti in alcuni spazi oppure vengono utilizzati contestualmente con altre lingue (code-switching); e anzi si può parlare di risorgenze dialettali. Oltre alla letteratura, il dialetto è presente nella musica, nel cinema, nei media digitali e nelle insegne delle attività commerciali.

Il dialetto si sta (ri)prendendo altri spazi e sta vivendo un momento di rivitalizzazione, di ricarica, assumendo -grazie soprattutto al suo ruolo identitario e alla sua forza espressiva- un’importanza rinnovata, ecco che si parla di una “nuova dialettalità” poiché il dialetto è presente in nuove situazioni comunicative e non mostra “segnali evidenti di imminente estinzione” (Cerruti, 2011).

Del resto, la dialettofonia è strettamente connessa con le nostre radici (non solo prettamente linguistiche) e anche l’italiano che il parlante medio adopera quotidianamente non è esente da influenze dialettali: è il cosiddetto italiano regionale che rappresenta la vera realtà parlata dell’italiano, una sorta di compromesso linguistico, nato dal contatto dall’italiano e i dialetti (formatosi, quindi, dopo la nascita della lingua comune).

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Il dialetto nelle serie tv

Il dialetto è presente anche nel cinema, nelle fiction televisive e assume un valore comunicativo, espressivo-artistico e folkloristico; è utilizzato per dare una maggiore patina realistica alla rappresentazione di un determinato scenario, per promuovere la lingua e le culture locali, per caratterizzare in maniera autentica un personaggio o un’interazione dialogica.

In molte serie tv emergono saltuariamente tratti o espressioni dialettali, in altre -invece- l’utilizzo del dialetto è intrecciato con quello dell’italiano (il cui uso resta, a ogni modo, prevalente): come ne “I Cesaroni“, ambientata a Roma, i cui personaggi parlano in un mix di italiano standard e romanesco;  “La porta rossa” dove troviamo dialoghi in dialetto triestino;  “Benvenuti a tavola – Nord vs Sud”: “We Are Who We Are” diretta da Luca Guadagnino e in cui vi sono espressioni in dialetto chioggiotto; “Le indagini di Lolita Lobosco” ambientata a Bari (in merito alla quale si è molto discusso il tema della lingua e della cadenza “forzata” degli attori); “Il commissario Montalbano” tratta dai romanzi gialli di Andrea Camilleri.

Ci sono, poi, serie tv in cui si parla quasi interamente o prevalentemente in dialetto: come “Gomorra- La serie” e “Mare fuori” ambientate a Napoli e i cui dialoghi sono essenzialmente in dialetto napoletano, tanto che sono stati introdotti i sottotitoli per rendere il contenuto maggiormente accessibile.

E ancora l’originalissima serie animata “Strappare lungo i bordi” in cui è il romanesco a farla da padrone.

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