“L’Atlante delle città invisibili”: il percorso innovativo del Gruppo Fai Giovani di Matera

Un viaggio indietro nel tempo tra stradine di campagna e costruzioni neorealiste.

In occasione delle Giornate di Primavera, il gruppo FAI Giovani della Delegazione di Matera propone un programma inedito che ripercorre la storia di borghi utopici ormai dimenticati.

Luoghi di transito della Storia

Come ogni anno il FAI (Fondo Ambiente Italiano) ci permette di scoprire alcune gemme preziose dell’immenso patrimonio culturale e ambientale italiano. L’aggettivo “immenso” non è certo un caso: sono innumerevoli, infatti, i beni artistici e architettonici che, proprio grazie al lavoro dei volontari FAI, tornano a vivere. È il caso dei borghi nascosti che il gruppo FAI Giovani di Matera ha deciso di inserire ne “L’Atlante delle città invisibili”. Città nate per far fronte allo sfollamento dei Sassi o alle esigenze della Riforma Agraria. Borghi di recente costruzione, ma dal futuro incerto, forse nullo. Luoghi di transito o, come direbbe Augé, “non-lieux”. Luoghi che hanno decisamente segnato una fase di passaggio tra il mondo che era e quello che oggi è. E se per Augé i non-lieux sono aeroporti e stazioni, per l’Agro di Matera i non-luoghi sono La Martella e Santa Maria d’Irsi. Tra una visita guidata e l’altra, vediamo un po’ insieme di cosa si tratta!

La Martella

Realizzata tra il 1952 e il 1954, La Martella nasce dalle menti illuminate di Adriano Olivetti, Ludovico Quaroni e Federico Gorio. Questo piccolo borgo avveniristico sembrava essere una soluzione perfetta allo sfollamento dei Sassi e al ricollocamento di centinaia di materani che avevano lasciato quello che oggi è il quartiere senza dubbio più visitato della città. Il progetto iniziale prevedeva non solo la costruzione di 250 alloggi, ma anche la nascita di punti di ritrovo della comunità: bar, chiese e teatri. È proprio un teatro, infatti, quello che si erge al centro del borgo. Un “teatro di comunità”: concetto avvalorato dalla totale assenza di sedie e dal relativo impegno della gente del borgo di portarne alcune da casa. Un gesto semplice, a tratti scomodo che andava, però, a sottolineare l’importanza di mettere del proprio per far sì che il borgo continuasse a vivere.

Santa Maria d’Irsi

L’Atlante si espande grazie alla nascita di nuovi borghi. Uno tra questi è il borgo di Santa Maria d’Irsi, in località Matinelle sulle pendici del Monte Irsi. Una piccola realtà autosufficiente che nasce proprio all’indomani della seconda guerra mondiale come perfetta via di mezzo tra campagna e paese. La sua costruzione non può non essere collegata a fattori di matrice politico-economica e, in particolar modo, alla necessità di molti contadini di condurre una vita dignitosa che permettesse loro di mettere in secondo piano i soprusi dei padroni. Oggi non è certamente possibile ascoltare i lamenti dei contadini e le grida dei padroni. Non è possibile sentire il profumo del pane o i vagiti di un bimbo appena nato. Tutto questo non c’è più: è svanito, come del resto tutti gli esiti positivi e tanto auspicati della Riforma Agraria. Ciò che rimane sono solo aneddoti, racconti, storie che sono giunte fino a noi grazie al passa parola e soprattutto grazie all’attività di ricerca dei volontari FAI. Una ricerca che va ben oltre la semplice descrizione di un sito. Una ricerca che mette in luce l’amore di questi ragazzi per la loro terra. Perché solo se capiamo cosa ha portato un territorio ad essere quello che è, potremo concretamente aiutarlo a diventare ciò che sarà.

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