Un’analisi di due diversi punti di vista, quello di Achille Lauro e quello di Quasimodo, su cosa sia la solitudine.

Una canzone e una poesia a confronto: “Solo noi” di Achille Lauro e “Ed è subito sera” di Salvatore Quasimodo. Entrambi questi componimenti si interrogano sulla condizione esistenziale dell’uomo, su quale sia il suo posto nel mondo e, specialmente, quale sia il posto dell’uomo rispetto agli altri uomini. Se per il poeta siamo tutti soli a questo mondo, per il cantante, invece, soli non lo siamo mai.
Il poeta Salvatore Quasimodo
Scrittore, poeta, giornalista e traduttore, Salvatore Quasimodo è stato uno dei grandi poeti italiani del Novecento. Nel 1959 vince il Premio Nobel per la Letteratura, ma la sua carriera poetica inizia già negli anni ’20-’30: il suo esordio avviene proprio nel 1930, anno in cui pubblica la prima raccolta poetica “Acqua e Terre”. Nella prima fase della sua produzione Quasimodo è legato alla poetica dell’Ermetismo, sia per le forme linguistiche sia per i contenuti. Successivamente, si avvicina anche ad altre correnti, come quella del Neorealismo. La sua poetica ha certo subito un’evoluzione, ma resta costante in lui l’idea che la poesia abbia una funzione sociale importante e che, di conseguenza, tale funzione ricada anche sul poeta, che deve farsi attento osservatore della realtà.
“Ed è subito sera”
La poesia appare per la prima volta nella prima raccolta di Quasimodo, “Acqua e terre“, e successivamente, in una veste leggermente diversa, tornerà in una nuova raccolta poetica dall’omonimo titolo, “Ed è subito sera“.
E’ un componimento di tre soli versi, semplice apparentemente, perché semplici sono le parole utilizzate dal poeta: raggio di sole, terra, solo, sera. In tre soli versi Quasimodo condensa un’idea molto forte e chiara: l’uomo, in senso generico, è solo nel mondo e incapace di comunicare con gli altri. In tutta la nostra breve vita non c’è che un istante di felicità, che diventa allo stesso tempo un’arma contro di noi perché ci trafigge, quindi anch’essa diventa dolore.
Per Quasimodo la condizione di solitudine è non solo sua ma di tutti gli uomini, è generale, appartiene all’uomo e viene rappresentata, nella poesia, quasi come una verità che non ammette discussioni.
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.(S. Quasimodo, Tutte le poesie, Mondadori)
Achille Lauro e “Solo noi”
Il 13 febbraio scorso Achille Lauro annuncia su Instagram la nuova canzone “Solo noi”. A chi sta parlando? A tutti, indifferentemente. Con la sua canzone Lauro vuole trasmettere un messaggio chiaro: non siamo soli. Ovunque noi siamo, chiunque noi siamo, qualsiasi sia il nostro passato, presente o futuro e in qualsiasi situazione ci troviamo, non siamo soli.
Il messaggio di Lauro è, insieme, uguale e diverso da quello di Quasimodo. Entrambi si rivolgono ad un soggetto collettivo, un “tu” che è anche un “io” ma è anche un “noi”. La condizione esistenziale che si fa protagonista della poesia e della canzone è la condizione di tutti.
Ma l’idea di Quasimodo è diversa da quella di Achille Lauro. Il poeta, come si è detto precedentemente, concepisce l’uomo come essere solo tra uomini soli, e che in solitudine vive la propria vita, fatta di dolore e gioia. Achille Lauro canta parole forti ed eleganti che vogliono essere un invito a ricordare che non siamo mai soli.
