Siamo sempre tristi per la riapertura delle scuole: è solo questione di abitudine?

Dire addio al sole delle vacanze estive per tornare in ufficio o a scuola è una bella seccatura: l’uomo non è nient’altro che un’animale abitudinario.

È intorno al 12 settembre 2019 che riapriranno le scuole italiane e, già da giorni, studenti e lavoratori si preparano a salutare l’estate e la sua piacevole routine di vacanze e bel tempo. Acquisti frenetici per ripartire al meglio con la stagione ci stressano a dismisura. 

Inizia un nuovo anno: come prepararsi al meglio

Per affrontare l’inizio delle lezioni bisogna prepararsi nel modo giusto e ritornare tra i banchi comprando il materiale migliore e l’occorrente scolastico anche già qualche settimana prima. Tra astucci, penne e diari, la fine delle vacanze si stente con un leggero e fastidioso anticipo. Sono finiti i giorni delle esperienze spericolate e notti insonni, ormai i compiti estivi devono essere ultimati. Anche ricomporsi in una routine lavorativa importante, non necessita di certo di sforzi minori. Ritirare i vestiti in lavanderia – compresi anche cappotti e piumoni – e ritrovarsi presto dietro la scrivania o con miliardi di compiti da svolgere. Sappiamo di dover ricominciare, chi prima, chi poi, con i nostri impegni eppure non ci riteniamo mai effettivamente pronti.

Cosa sono le abitudini e come si creano

Le abitudini sono risposte diventate automatiche ad uno stimolo e si sviluppano con la ripetizione del comportamento. Ogni persona mette in atto ogni giorno milioni di comportamenti abitudinari per risparmiare sulle risorse cognitive impiegate. In un’azione abitudinaria ci sono, secondo gli studi condotti da Mandar, Yasuo, Christopher, Viveka e Ann nel 1999, tre componenti principali: il segnale, che corrisponde a una sensazione interna o esterna come luogo, ora o stato emotivo che attiva la risposta; la routine, il comportamento vero e proprio eseguito in modo fisico, mentale o emozionale; la gratificazione, una reazione biochimica che consegue il comportamento e lo rinforza in modo esterno o interno rispetto all’organismo. Dopo circa 66 giorni si crea un’associazione mentale tra un’azione e la situazione circostanziale per cui la ripetizione rafforza e stabilisce questo collegamento nella memoria. La potenza di questa traccia mnestica spiega come sia così arduo modificare un comportamento abitudinario, anche laddove ci sia intenzionalità nel farlo.

Liberarci di abitudini nocive: è possibile?

Alcune azioni quotidiane necessitano di essere ripetute più e più volte per essere portate a termine e costruire una nuova abitudine, soprattutto nell’ambito del benessere personale. Un esempio può essere perdere o mantenere un certo peso, che può risultare molto più semplice se il nostro obiettivo rientra in un meccanismo abitudinario. Prima di tutto la persona, per creare un’abitudine deve giungere alla decisione di agire e poi tradurre l’intenzione in scelta comportamentale. In questo passaggio importante è, sicuramente, la motivazione costante, la salienza, la priorità, la conseguenza gratificante. Per interrompere un’abitudine è possibile agire sul segnale, controllando il contesto ed evitando la situazione che innesca la risposta automatica, mettendo in atto, così, comportamenti alternativi. Utile sarebbe anche agire sull’aspetto gratificante e, dove possibile, eliminare il rinforzo. Piccoli trucchi quotidiani aiutano nelle nostre “dipendenze” se legate a mera abitudine. L’abitudine di masticare tabacco, se legata alla gratificazione del sapore, può essere facilmente sostituita con caramelle aromatiche.

L’abitudine estiva è dura a morire

Riusciamo ad abituarci così bene alle vacanze estive e ai ritmi che l’estate ci propone che l’arrivo di settembre colpisce come una secchiata di acqua gelida. La prospettiva di tornare su tavoli a studiare e lavorare non ci piace per nulla e ci lascia una leggera malinconia. La gratificazione delle ferie è così alta e piacevole che il vederci costretti ad abbandonarla per qualcosa che siamo costretti a fare non rientra tra le più alte prospettive. Il rientro al lavoro viene visto, in chiave del condizionamento operante, come una punizione negativa, una punizione, cioè, che porta via qualcosa di piacevole. Ancora una volta è la motivazione a venirci in soccorso, perché sappiamo che il nostro sforzo sarà ricompensato da uno stipendio o da nuove conoscenze.

Il rientro nella triste routine scolastica, che oggi ci sembra così pesante ben presto si rivelerà essere solo un altro ricordo perché una nuova estate è già alle porte.

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