La pittura di Kandiskij e gli effetti della cromoterapia sulla psiche

Nella pittura di Kandiskij l’armonia dei colori è fondata solo su un principio: l’efficace contatto con l’anima.
Se nelle figurazioni greche e nelle miniature altomedievali, l’astratto  aveva il solo fine estetico della decorazione. Nell’astrattismo del Novecento invece l’artista rivela i propri contenuti, nella libera composizione di linee, forme, colori, senza imitare il mondo concreto in cui vive.Kandisky e l’astrattismo                                                                                                                              L’astrattismo nasce intorno al 1910 con il pittore russo Kandinskij, il quale aveva già fondato il movimento espressionistico «Der Blaue Reiter». Da questo momento gli artisti si sentono totalmente svincolati dalle norme fino ad allora imposte al fare artistico e liberano la loro fantasia. L’arte non vuole rappresentare la realtà, ma suscitare emozioni interiori, utilizzando solo la capacità dei colori di trasmettere delle sensazioni.
Difatti Kandinskij è dotato di una straordinaria sensibilità per il colore, ed è soprattutto attraverso quest’ultimo che si avvicina all’arte astratta: l’opera d’arte può vivere di semplici accordi di macchie colorate, non ha bisogno di riferimenti naturalistici e di conseguenza l’oggetto perde importanza e infine si dissolve. Il colore provoca forti emozioni in quanto è rivelazione di un mondo interiore, “altro”, ricco di allusioni al mistero dell’esistenza. Quello che conta non è l’effetto sensoriale che esso produce, ma la risonanza spirituale: “Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima.” La scelta di un colore, come quella di una forma dunque non può essere casuale, ma deve seguire la legge della “necessità interiore” che, consente di stabilire un contatto efficace con l’anima umana. Il colore è una vibrazione che tocca le corde e come uno strumento musicale genera una melodia che arriva dritta al cuore di chi ascolta. Per Kandinskij la musica è una sorta di ossessione: i colori vengono da lui avvertiti come un “coro” da fissare sulla tela. Il giallo “folle di energia ma incapace di profondità”, diviene paragonabile al suono di una tromba o di una fanfara, il blu profondo e nostalgico, evoca l’idea del cielo e a seconda dell’intensità viene accostato al violoncello, al contrabbasso o, nella dimensione più scura e solenne, all’organo. Il verde, è il colore della quiete, che però può sfociare in noia o indifferenza e viene paragonato al suono del violino. Infine il bianco equivale al “non-suono” e quindi al silenzio e alla pausa musicale, mentre il nero rappresenta il silenzio definitivo, un “nulla senza possibilità” e quindi dal punto di vista musicale corrisponde alla “pausa finale” di una composizione. Kandiskij è un pittore e scrittore, ma non solo: cercando anche di innovare il mondo teatrale, applicando ad esso il suo sconvolgente astrattismo, vuole dar vita ad un’opera multimediale, in cui i personaggi sul palcoscenico diventano un tutt’uno con le luci e i colori, con la musica e le sue emozioni, fino a diventare astratti anch’essi. Spaccare la realtà in mille pezzi sino a fonderla col sogno, questo fa l’arte di Kandinskij. L’interpretazione gestaltica e l’interpretazione esistenziale                                                        L’arte astratta, l’abbiamo già detto, nasce come volontà di espressione e di comunicazione, ma lo fa con un linguaggio di cui difficilmente si conoscono le regole. In quanto necessaria una soluzione, il suo problema interpretativo è stato poi affidato alla psicologia gestalitica ed esistenzialistica. La prima studia l’interazione tra l’uomo e le forme. Ossia, come la percezione delle forme diviene esperienza psicologica. Il modo in cui si struttura questa esperienza segue delle leggi universali. Ad esempio, il cerchio tende ad esprimere sempre la medesima sensazione, indipendentemente da cosa abbia forma circolare e così avviene per il rapporto tra forme e colori. In sostanza l’atto percettivo, affidandosi a nozioni già possedute tende a interpretare le cose che vede indipendentemente da cosa esse rappresentino.
Pertanto l’immagine astratta trasmette informazioni percettive che stimolano una reazione di tipo psicologico. A questo punto una pecca da sottolineare è quella per cui, se la psicologia gestaltica da un lato può spiegare il meccanismo per cui un’opera astratta può apparire bella o brutta, dall’altro difficilmente può spiegare quale opera apparirà bella e quale brutta. In sostanza, non può fornire elementi di valutazione critica. Altro metodo di decifrazione dell’arte astratta è quello di rintracciare l’esperienza esistenziale da cui è nata la specifica opera. L’artista, come qualsiasi altra persona di questo mondo, vive la medesima realtà di tutti. Riceve le medesime sollecitazioni, le interpreta con la sua specifica sensibilità, e, in più rispetto agli altri, le sa tradurre in forma. Il dipinto è la traccia dell’interazione tra realtà, sollecitazione, sensibilità e creatività, che può essere comune a tutti, ma che solo l’artista, proprio perché è tale, sa esprimere e oggettivare. L’opera rimane come testimonianza dell’essere al mondo in un particolare momento, in una particolare situazione, in un particolare contesto. Ed assume pertanto, valore di documento storico-culturale proprio perché è il frutto di quella particolare storia e di quella particolare cultura. La cromoterapia                                                                                                                                          Se nei secoli passati c’erano artisti come Michelangelo o Raffaello a dipingere messaggi subliminali su tela tramite l’uso dei colori. Oggi, la ricerca scientifica dimostra che c’è un evidente risposta emozionale e psicologica alla scala cromatica. Il rosso per esempio, richiama i sentimenti di vitalità e passione; l’arancione è ottimismo e senso di espansione sociale; il verde rilassa e distende; il giallo evoca la creatività e la gioia. Oggi la cromoterapia utilizza colori specifici per rispondere a esigenze specifiche. Può essere definito come l’uso terapeutico del colore per bilanciare l’energia. Possiamo percepire l’energia che la luce infrarossa genera sotto forma di calore, e poiché i colori si trovano sullo stesso spettro luminoso dell’infrarosso. Ogni colore ha una diversa frequenza e lunghezza d’onda, dunque produce una diversa forma di energia, influenza la mente e il corpo in modo diverso. I ricercatori hanno scoperto che l’uso della terapia della luce può essere efficace nel trattamento del cancro, del SAD, dei disturbi alimentari, dell’insonnia e dell’alcool e della tossicodipendenza. La luce ha infatti un effetto stimolante sul fisico e distensivo sul sitema nervoso: in sua assenza si va incontro a depressione, nervosismo e stanchezza a causa della carenza di melatonina. Il colore guarisce perché stimola le ghiandole endocrine, tonifica gli organi e influenza l’umore dell’uomo. Del resto, in tempi passati, le persone venivano immerse in bagni di luce colorata ottenuta filtrando la luce attraverso vari pannelli di vetro colorato. Questa articolata “arte di guarigione” veniva già applicata nell’antichità da sacerdoti e medici di Egitto, Grecia, India e Cina.                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Elvisa Pinto

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