“SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO”: IL NOSTRO VIAGGIO NEGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI NELLA LENTE DI BELACCHI

A quasi un anno dalla proposta di legge avanzata dalle associazioni ambientaliste per contrastare gli allevamenti intesivi nulla di concreto è stato fatto dalla Camera. Altri, si chiedono se il problema esista.

ISPRA rivelano che gli allevamenti intensivi sono causa del 75% di tutte le emissioni di ammoniaca in Italia, la seconda fonte di formazione di polveri sottili nel nostro Paese, che ogni anno in Italia causano circa 50.000 morti premature in Italia, in particolare in Pianura Padana, territorio non a caso con una massiccia presenza di allevamenti intensivi. Ma cosa sono questi allevamenti?

DENTRO LA GABBIA

Un lavoro a quattro mani quello tra Benedetta Piazzesi e Stefano Belacchi che ci porta in un mondo – quello della zootecnica – abbastanza vicino a noi, ma che allo stesso tempo sentiamo lontano. Nonostante le politiche green attuate negli anni e l’aumento della consapevolezza sul tema attraverso larghe campagne di sensibilizzazione, ancora oggi il tema viene largamente arginato, un incontro mancato a cui nessuno, se non Belacchi con la sua fotocamera e Piazzesi con la sua penna, si sono presentati. Gli animali, che vediamo in queste immagini che passano dalla paesaggistica fino alla ritrattistica, sono tutti morti, eppure non ci sentiamo colpevoli. I corpi che si sfregano l’un l’altro, il sangue e la carne, fattori che portano Belacchi a considerare queste foto come ‘pornografiche’, poichè ritorna il tema dell’oscenità e della vergogna. Il nostro senso ‘borghese’, come riportano le pagine del libro, ci porta a sentire l’odore dello scandalo mentre osserviamo attentamente le fotografie proposte, dove il dito umano modifica i colori e taglia i bordi, senza tuttavia influire sulla realtà dei fatti. Il mondo degli allevamenti intensivi ora è fatto di mezzi hi-tech, talmente sofisticati che l’animale da reddito sembra quasi morire dignitosamente. Ma il dolore, la sofferenza come la morte, atto finale di questa tragedia euripidea, traspare ugualmente.

COMMENTI A CALDO

“Sulla vicenda degli allevamenti non entro nel dibattito, se è giusto, quanti capi, perché lo ha già fatto l’Europa. Ha lavorato su questo, ha normato. I nostri allevamenti sono i più sostenibili del pianeta, non c’è altro continente nel quale il benessere animale venga tenuto in così alta considerazione”. Così il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, al Meeting di Rimini. La voce più autorevole sul tema esprime la sua opinione tacendo i suoi detrattori, i suoi haters. Gli ambientalisti insorgono, altri immaginano gli allevamenti intensivi come allegre fattorie dove gli animali cantano e ballano. Il ministro ha quindi rivolto un invito alla Stampa, “in particolare alla TV di Stato che essendo sostenuta dai soldi dei cittadini italiani con le loro tasse dovrebbe sempre commisurare il giusto livello di informazione e di trasparenza”, ha concluso. Quindi sarebbe tutto finto?

LA PROPOSTA DI LEGGE

Una proposta di legge contro gli allevamenti intensivi è l’unica prova di una sofferenza a cui, secondo gli ambientalisti, bisognerebbe porre fine. Presentata in una conferenza stampa alla Camera dalle associazioni Greenpeace Italia, Isde – Medici per l’ambiente, Lipu, Terra! e Wwf Italia, tutte unite per un unico obiettivo. Le associazioni hanno illustrato a parlamentari e giornalisti il testo della proposta di legge dal titolo “Oltre gli allevamenti intensivi. Per una transizione agro-ecologica della zootecnia”, che intende favorire le piccole aziende agricole zootecniche. L’obiettivo, spiegano le associazioni proponenti, è promuovere la transizione ecologica del settore zootecnico, riconoscendo il giusto prezzo ai piccoli produttori e garantendo ai consumatori l’accesso a cibi sani e di qualità, secondo i valori positivi del “Made in Italy”. Il cambiamento, sottolineano, non può che partire da un freno all’ulteriore espansione dei maxi-allevamenti intensivi, specie nelle zone che già subiscono le conseguenze ambientali e sanitarie di un eccessivo carico zootecnico.

 

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