Il Superuovo

Siamo prede della Moda che, come dice Leopardi, non è altro che sorella della Morte

Siamo prede della Moda che, come dice Leopardi, non è altro che sorella della Morte

Analizziamo l’ossessione per la moda e per i modelli, motori del consumismo, sotto l’ottica di denuncia leopardiana che ci fa riflettere sulla caducità della vita e delle sue tendenze.

Armani, collezione primavera-estate 2021

L’influenza dei modelli costituiti dai marchi, dalle star, dal divismo in generale e dal desiderio di omologazione sono stati smascherati dalla penna di Leopardi per la loro vanagloriosa attività.

“ALL THE WORLD IS A STAGE”

“Fenomeno sociale che consiste nell’affermarsi, in un determinato momento storico e in una data area geografica e culturale, di modelli estetici e comportamentali (nel gusto, nello stile, nelle forme espressive)”, così definisce il termine “moda” l’enciclopedia Treccani. Ciascuno di noi, presto o tardi, si deve confrontare con le tendenze esercitate tanto su piccola quanto su larga scala: che sia la cerchia degli amici più intimi, l’ambiente lavorativo o l’influenza, sempre più preponderante, del divismo, si è continuamente chiamati a soddisfare standard più o meno in linea con il gusto personale. E’ il caso degli influencer, delle star del cinema, delle modelle e delle sfilate di alta moda: si tratta di un fenomeno di consumo che provoca una affinità emotiva, un’autoidentificazione con il modello e la sua conseguente imitazione, capace di sfociare anche nella cosiddetta “proiezione” che porta chi ne è soggetto a vivere in rapporto simbiotico con la star. Di esempio ne sono figure del calibro di Marilyn Monroe, che vedeva però in forte frizione la vita pubblica solare e luminosa con l’accentuata depressione nella vita privata, Jane Fonda o Jhon Wayne, le cui carriere ebbero anche risvolti politici, esempio più recente può essere delineato nel caso di Chiara Ferragni. La star è in continuo equilibrio tra ordinarietà, poiché deve essere imitabile, e ostentazione di divismo. Diviene dunque impossibile cercare di evitare le tendenze e i modelli propugnati tanto dagli schermi quanto dalla realtà che ci circonda, gettandoci così su un palcoscenico di cui siamo solo spettatori.

Andy Warhol, Dittico di Marilyn, 1962

DA BOLDINI AD ARMANI PER LA DEFINIZIONE DELLE TENDENZE

Sin dagli albori della civiltà, la diffusione di determinati canoni estetici o comportamentali si conforma all’appartenenza a gruppi più o meno vasti, per i quali il modello costituisce tanto un elemento di coesione interna quanto un tratto distintivo rispetto ad altri gruppi; dove i gruppi possono appartenere a due classi sociali, ideologie o partiti differenti. Il termine “moda” oggi viene, nell’uso comune, spesso associato ad abbigliamento, trucco e parrucco, per il quale si sviluppa una maniacale ossessione volta o all’omologazione o alla differenziazione dalla massa. Per comprendere il potere della moda si pensi al seguito delle sfilate dei grandi marchi, seguitissime nonostante la discutibile indossabilità di alcuni capi ed i costi talvolta proibitivi degli stessi. Spicca in questi giorni la notizia della imminente riapertura delle passerelle in presenza da parte del marchio Giorgio Armani che, dal prossimo giugno, tornerà a sfilare con la nuova collezione primavera-estate 2021. Perfino i più noti artisti non sono stati immuni alla forza della moda, che si abbatte impetuosa su ciascun vivente. Tra i più grandi pittori italiani che hanno saputo fissare il concetto di “moda” sulle loro tele ricordiamo Giovanni Boldini che, grazie alla sua tecnica opulenta e luminosa, descrisse puntualmente la resa tattile dei tessuti, dei quali si è in grado di percepire la materia stessa: si accendono i suoi dipinti con il velluto dei divani, la seta cangiante degli abiti e la resa tattile e viva degli incarnati. Quello che è certo è che quando i marchi e le tendenze optano per una forma, una fantasia, un tessuto o si stabilisce il colore Pantone dell’anno, diviene una vera e propria impresa non seguire questi dettami che saranno continuamente propugnati da riviste, grandi schermi e vetrine di negozi.

Giovanni Boldini, Ritratto di Gladys Deacon, 1908

LA MODA E’ SORELLA DELLA MORTE

Ad aprirci gli occhi è quella personalità geniale di Leopardi che non riesce a non fotografare puntualmente la società e a delinearne comportamenti universali. Nel “Dialogo della Moda e della Morte”, incluso nelle “Operette Morali” e composto nel 1824, L’autore sottolinea l’analogia tra le due dialoganti che si accordano per collaborare ed agire fianco a fianco; esse sono infatti sorelle, figlie della Caducità ed entrambe decidono del destino degli uomini: la Morte uccidendo e la Moda imponendo tendenze. E’ la moda stessa a farsi vanto di tutte quelle “torture” che ella va imponendo agli uomini: “sforacchiare orecchi, labbra e nasi; abbruciacchiare le carni degli uomini con istampe roventi che io fo che essi v’improntino per bellezza; sformare le teste dei bambini con fasciature e altri ingegni, storpiare la gente colle calzature snelle; chiuderle il fiato e fare che gli occhi le scoppino dalla strettura dei bustini; e cento altre cose di questo andare. Anzi generalmente parlando, io persuado e costringo tutti gli uomini gentili a sopportare ogni giorno mille fatiche e mille disagi, e spesso dolori e strazi, e qualcuno a morire gloriosamente, per l’amore che mi portano.” Per questi motivi il poeta critica il consumismo e la mondanità della sua epoca, che non fanno altro che riflettersi in quella odierna, ed asserisce, tramite la figura della Moda, che tali tendenze, ordini e costumi, portano la vita ad essere più morta che viva.

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