Il Superuovo

Femminicidio, l’incubo che lega donne di diverse epoche: un’analisi letteraria del fenomeno

Femminicidio, l’incubo che lega donne di diverse epoche: un’analisi letteraria del fenomeno

Come la storia di Lucrezia risulti attuale nel ventunesimo secolo. Si può parlare di sviluppo nella prevenzione alla violenza sulle donne e ai femminicidi se la vicenda di Lucrezia ricorda le notizie di donne uccise nel ventunesimo secolo?

L’”inesistenza” del femminicidio

Se si prova a scrivere la parola “femminicidio” su un file Word o in un messaggio di Wathsapp, questa verrebbe o segnalata come errore oppure la tastiera automatica fornirebbe soluzione diverse, ad esempio “femminilità”, “femminili” o “femminismo”, come se “femminicidio” fosse una parola non contemplata nel nostro vocabolario.
Tale vocabolo, infatti, fino a poco tempo fa veniva utilizzato da pochi, quasi esclusivamente nel campo dell’attivismo contro la violenza sulle donne.
Questo perché riconoscere che c’è un problema e dargli una definizione ben precisa, porta alla consapevolezza e alla responsabilità di dover risalire alla radice del fenomeno e trovare di conseguenza una soluzione.
Il fatto stesso che a tale fenomeno non si attribuisse un nome proprio, inglobandolo nel termine generale di omicidio, lo rendeva quasi inesistente, portando le donne a non sentirsi protette e tutelate nella società in cui vivono, ma spesso, anzi, sentendosi invece colpevoli per ciò che accade loro.
Questo anche a causa di una società che attribuisce la colpa alla donna, forse ubriaca, forse troppo civettuola, forse con una gonna troppo corta…
La verità è che l’essere umano non può ancora dirsi evoluto se una donna ad oggi, nel ventunesimo secolo, è vittima della stessa cultura del possesso di cui lo è stata Lucrezia, matrona romana aristocratica, figura importante per la storia di Roma e per la nascita della Repubblica.

Il suicidio di Lucrezia

La storia di Lucrezia, raccontata nel primo libro degli Ab urbe condita di Livio, è legata alla cacciata dell’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo.
In realtà la vicenda inizia come un gioco, una gara. Il marito di Lucrezia, Collatino, e i compagni di accampamento, nell’euforia del vino, si sfidano una sera l’un l’altro, mettendo in gioco la bellezza e la fedeltà delle proprie mogli. Ma la gara non si limita a una mera sfida ludica tra amici, in quanto decidono di tornare a Roma per controllare le proprie mogli e vedere chi tra quelle si sarebbe rivelata la più onesta.
Ecco che quindi mentre tutte le donne erano state colte a far festa, una soltanto fece eccezione, ovvero Lucrezia, colta nelle sue faccende domestiche e quindi vincitrice della sfida.
Ma nel gruppo dei compagni di Collatino c’era anche Sesto Tarquinio, erede dell’ultimo re di Roma, che si invaghì di Lucrezia al punto tale da tornare da lei solo.
Preso dalla smania di doverla possedere, pone Lucrezia davanti a un bivio: o si concedeva a lui o le avrebbe messo nel letto il cadavere di un servo nudo, simbolo del grado più basso di adulterio.
Così Lucrezia si vide costretta a cedere il proprio corpo a Sesto Tarquinio pur di non disonorare il marito, per poi dopo convocare Collatino e il padre, raccontare l’accaduto e infine togliersi la vita.

Non è solo possesso: l’evoluzione nel tempo dei motivi alla base dell’uccisione di una donna

Possiamo vedere quindi come la vicenda di Lucrezia non sia poi, purtroppo, tanto diversa da quella di molte donne al giorno d’oggi. Nonostante il termine “stupro” (da stuprum, latino) abbia perso nel tempo e con l’evoluzione della lingua il suo significato originario, Lucrezia concesse il proprio corpo per non recare disonore al marito, allo stesso modo in cui le donne di oggi sono costrette a concedersi per paura, per intimidazione o anche solo per guadagnarsi o mantenersi un lavoro, non avendo altra scelta. Viviamo in un modo in cui le donne ancora vengono viste come oggetto da possedere, subordinate all’uomo. Lucrezia ha deciso per sé, quasi un suicidio all’eroe Shakespeariano, le donne di oggi invece sono vittime di una gelosia immotivata, di una smania di possesso, che le porta ad essere uccise dai propri partner, ex o parenti.
Solo nel 2021, ad oggi, vi è una media di due donne alla settimana, per non parlare delle donne  vittime di altre forme di violenza, non da meno, come il Revenge Porn, la violenza psicologica, il catcalling. Lucrezia ha deciso di togliersi la vita per ciò che aveva subito, ha deciso di privarsi del bene più grande che possediamo, invece tutte queste donne la scelta non l’hanno avuta e non si tratta di sfortuna o di trovare la persona sbagliata, ma della paura che tutte condividiamo ancora prima di conoscere una persona.

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