Il Superuovo

Il curioso caso della medusa Button: dal profondo blu arriva il segreto per l’eterna giovinezza

Il curioso caso della medusa Button: dal profondo blu arriva il segreto per l’eterna giovinezza

Siamo abituati a pensare che certe cose si possano vedere solo nei film. Ebbene non è questo il caso, oggi scopriamo la medusa in grado di riavvolgere il tempo.

Turritopsis dohrnii

È difficile non aver mai sentito parlare de Il curioso caso di Benjamin Button, trasposizione cinematografica del famoso racconto di Francis Scott Fitzgerald. Per Benjamin il tempo non scorre normalmente, nasce già vecchio e nel corso della sua vita ringiovanisce fino a spirare in fasce. Sebbene questa storia possa sembrare fantastica, la medusa Turritopsis dohrnii è in grado di fare qualcosa di molto simile, invertire il suo ciclo vitale e tornare “bambina”, il che la rende potenzialmente e biologicamente immortale.

Un successo cinematografico

“Il curioso caso di Benjamin Button”, film del 2008 diretto da David Fincher fu un successo clamoroso, 13 nominations agli Oscar di cui tre vinti e un cast stellare, tra cui Brad Pitt, Cate Blanchett e Mahershala Ali. Tratto da un racconto breve del 1922 di Francis Scott Fitzgerald, il film racconta la vita incredibile di Benjamin Button, che, neonato, viene lasciato sulle scale di una casa di riposo. Benjamin non è un bambino come gli altri: sembra un novantenne. infatti, man mano che cresce, ringiovanisce. Un giorno conosce Daisy, la nipotina di una delle ospiti della casa. Lei, nel bene e nel male, sarà la donna più importante della sua vita. Dopo aver avuto una bambina, Caroline, Benjamin decide di andarsene per permetterle di avere un vero padre. Molti anni dopo, Daisy viene informata dai servizi sociali del ritrovamento di un bambino di 12 anni di nome Benjamin affetto da demenza senile. Lei accudirà Benjamin fino al giorno in cui morirà, con le sembianze di un neonato, a 84 anni.

Scena tratta da Il curioso caso di Benjamin Button

Turritopsis dohrnii, la medusa immortale

Proprio come Benjamin, la T. dohrnii, quando è in punto di morte, è in grado di invertire il suo ciclo vitale e passare dallo stato di medusa matura a polipo, confusi? Facciamo un po’ di chiarezza. T. dohrnii è un idrozoo, classe a cui appartengono tutte le meduse. È difficile vederne una, date le sue modeste dimensioni di circa 4mm, ma con un po’ di attenzione si possono avvistare anche nel nostro Mediterraneo. Il ciclo vitale degli idrozoi è diverso da quello degli altri animali, infatti posso esistere in due forme, come meduse o come polipi (da non confondere con i polpi). I polipi hanno un piede che li ancora ad un substrato, ad esempio uno scoglio, crescendo si riproducono per gemmazione: la parte tentacolare superiore si stacca e forma un’ephyra, che crescendo diventerà una medusa. Le meduse adulte producono gameti maschili e femminili che, incrociandosi, formano un uovo fecondato e poi una planula, che si attaccherà ad uno scoglio e formerà un nuovo polipo. La particolarità di T. dohrnii è che, invece di morire dopo aver prodotto i gameti, torna ad essere un’ephyra, i tentacoli si riassorbono e da essa si sviluppa una nuova colonia di polipi.

Ciclo vitale delle meduse

Le potenzialità di questo meccanismo biologico

Di certo è un’abilità sorprendente e unica nel regno animale, la vera sfida è capire come funziona. Molteplici fattori di stress sembrano essere la causa scatenante di un processo di transdifferenziazione cellulare. In generale, le cellule di un organismo in fase embrionale possono esprimere tutti i geni del loro DNA, per questo sono dette totipotenti, ma quando l’organismo cresce, le cellule si differenziano in base al tessuto che vanno a costituire e molti geni vengono spenti perché non sono più utili, diventano unipotenti e possono dividersi solo in cellule uguali a loro. Il processo è solitamente irreversibile, ma nel caso della T. dohrnii, le cellule sono in grado di tornare ad uno stato di totipotenza e differenziarsi ex novo. Ad oggi, i meccanismi molecolari di questo processo sono ancora fonte di studio, pare che siano sovraespresse sequenze per il mantenimento dei telomeri (parti terminali dei cromosomi che determinano l’invecchiamento cellulare) e per la riparazione del DNA, mentre siano sottoespresse sequenze di divisione cellulare mitodica e di differenziamento cellulare. Le potenzialità di questo processo sono altissime, soprattutto grazie alle nuove scoperte di editing genomico, con le quali siamo in grado di trasferire intere porzioni genomiche da una cellula ad un’altra permettendo l’acquisizione di nuovi caratteri utili alla riproduzione di organi, trattamento di masse neoplastiche (tumori solidi), cura di malattie neurologiche e, come ci insegna l’evoluzione scientifica, chissà a cos’altro.

Allora qual è il segreto per non invecchiare mai? Questo, è ancora un segreto.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: